Settembre 2002
11 settembre 2002: ricordare per non morire
Risulta da un recente sondaggio effettuato in Europa che la politica estera degli Stati Uniti sarebbe stata alla base degli attacchi aerei alle Torri Gemelle di New Jork e al Pentagono. Il sondaggio rivela che più del 50% di francesi, olandesi, inglesi, polacchi e anche italiani ritengono gli americani responsabili della catastrofe dell’11 settembre 2001, quasi a confermare il detto: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Vergogna!
Come è possibile dimenticare le oltre 2.800 vittime morte incenerite nel crollo delle Twin Towers? E cos’è rimasto nella nostra coscienza, nella nostra mente e nel nostro cuore dei giovani soldati americani morti a migliaia in Europa per liberarci dall’oppressore?
Non c’è quasi più traccia della consapevolezza che senza il piano Marshall finanziato dagli Stati Uniti non sarebbe stata possibile la ricostruzione economica, morale e civile del nostro Paese e del nostro popolo come pure di molte altre nazioni europee dopo la fine della seconda Guerra mondiale. Ed è ormai raro che qualcuno ricordi come all’origine del sia pur imperfetto sistema democratico in cui oggi viviamo, sta in primo luogo il sacrificio di un popolo, quello americano, nel quale sono da sempre profondamente incarnati e testimoniati i principi fondamentali della nostra civiltà quali la tolleranza, il rispetto della persona, dei diritti dell’uomo e della libertà dell’individuo. Tanto più che il vile attacco dell’11 settembre ha colpito non solo l’America ma il mondo intero, considerate le molteplici nazionalità delle vittime.
L’ingratitudine di chi non vuol ricordare tutto questo indica solo l’azzeramento della memoria, la perdita del nesso con una storia - la nostra - senza il quale una società non ha futuro perché ha smarrito il senso del passato e non è quindi più in grado di giudicare il presente. Gli uomini di cultura, la scuola ed i mass media, in tutto ciò, portano una grave responsabilità. Accusare gli Usa dell’attentato alle Torri Gemelle evidenzia infatti soltanto l’avvenuto cedimento al nichilismo, all’annientamento di sè e quindi la fine della propria libertà e identità.