Dicembre 2000

 

ASILI NIDO IN PROVINCIA DI TRENTO

 

Nella seduta pomeridiana del 21 dicembre ultimo scorso Forza Italia in Consiglio provinciale ha ottenuto un importante risultato: è stato approvato l’ordine del giorno dal titolo ”Asili nido, diritto dei bambini e delle madri”.

L’ordine del giorno, illustrato dal sottoscritto, nasce dall’esigenza di molte famiglie trentine, che vivono sia in città che nei paesi della periferia, di avere servizi appropriati per i figli in età da asilo nido.

Le lunghe liste d’attesa ed i costi elevati degli asili nido, così come la necessità di servizi più flessibili, idonei a rispondere alle esigenze delle famiglie di oggi, hanno dato il via alla ricerca di forme alternative di assistenza alla prima infanzia.

L’obiettivo primario di tale normativa è quello di favorire la qualità della vita dei minori attraverso forme organizzative che garantiscano l’espletamento di attività di cura, sostegno e ricreazione.

Molteplici sono le iniziative fino ad oggi registrate, in particolare nei comuni italiani ad alta densità abitativa, iniziative che, seppur diverse, sono caratterizzate da un elemento comune: il coinvolgimento diretto dei genitori nella loro gestione.

Le difficoltà di amministrazione familiare, rilevabili soprattutto alla presenza di famiglie numerose e monoparentali, non esistono soltanto nelle grandi città. La nostra provincia non è esente da tali problematiche e, anche se alcune iniziative sono già state promosse ed una grande opportunità, è data alle famiglie trentine, ad esempio, dalle cooperative di tagesmütter, molto deve essere ancora fatto.

All’interno di un corretto rapporto tra privato e pubblico il pubblico è tenuto ad impegnarsi a fornire risposte differenziate ad un problema dalle mille sfaccettature.

Il voto positivo del Consiglio impegna la Giunta provinciale di Trento a promuovere e sostenere l’adozione di iniziative innovative da parte di associazioni e di organizzazioni di privato sociale finalizzate all’espletamento delle attività di cura, sostegno e ricreazione del minore; ad attivarsi per sperimentare, sia attraverso un’organizzazione diretta che mediante convenzioni e finanziamenti idonei allo scopo, progetti-pilota di iniziative finalizzate allo sviluppo territoriale di servizi di nido nei luoghi di lavoro per i figli del personale dipendente e non. Tali progetti dovranno basarsi su una contrattazione con le organizzazioni sindacali e le imprese pubbliche e/o private e sul rispetto degli standard stabiliti per l’esercizio degli asili nido in strutture pubbliche. Seguendo l’esempio di altre regioni italiane, si potrebbe iniziare proprio dagli ospedali o dalle strutture della Regione o della Provincia autonoma in modo da sperimentare queste nuove forme di aiuto per i minori e i loro genitori e, soprattutto, per consentire alle madri di poter meglio accudire i propri figli, nel rispetto della propria posizione professionale. Tali strutture potrebbero, altresì, risultare utili per consentire un migliore e più efficace utilizzo di tutte le altre strutture di aiuto alla prima infanzia e delle forme alternative che stanno nascendo nella nostra provincia.

Nel passato la nostra autonomia era guardata con invidia dalle province e dalle regioni vicine: eravamo un riferimento per altri. Ora dobbiamo fare come i giapponesi: copiare le esperienze maturate altrove. Ad esempio in Lombardia sono state sperimentate forme di servizio di nido per favorire i dipendenti all’interno di un grande ospedale cittadino; il servizio è stato apprezzato dalle madri che hanno potuto, in questo modo, accudire meglio ai propri figli.

In termini generali occorre dire che bisogna dare un’adeguata risposta ai bisogni primari di educazione e di socializzazione della prima infanzia, cioè quel periodo che va da zero ai tre anni; bisogna sostenere le famiglie in particolar modo in quelle zone del Trentino sprovviste dal servizio o con servizi insufficienti e penso alle nostre valli periferiche: Fiemme, Fassa, a Primiero, penso alla Val di Sole e alla zona di Storo, dove non esistono strutture adeguate di questo tipo. Occorre riequilibrare la dislocazione del servizio sul territorio fra aree ad alta urbanizzazione e aree con strutture insufficienti o assenti; occorre ampliare il servizio offerto alle famiglie e differenziarlo in modo da poter far scegliere ai genitori il servizio migliore per le proprie aspettative e per le proprie esigenze.

Il nord Europa e l’Alto Adige hanno già attuato il servizio di tagesmütter: un servizio che comporta un costo minore per l’ente pubblico e per i genitori.

L’ordine del giorno approvato in Consiglio applica il principio di sussidiarietà. Noi conosciamo due tipi di principio di sussidiarietà: la sussidiarietà orizzontale dove chiediamo all’ente superiore di non deve fare quello che l’ente subordinato sa fare bene e la sussidiarietà orizzontale dove il pubblico non deve fare quello che può fare il privato ossia  bisogna esternalizzare tutto quello che può essere svolto da altri perchè l’ente pubblico non deve essere imprenditore! Il pubblico deve intervenire solo nei casi dove nessuno, privati, associazioni, organismi intermedi - vedi l’articolo tre della Costituzione - e la famiglia hanno interesse ad operare.

L’ordine del giorno approvato in Consiglio farà avviare progetti-pilota di asili nido nei luoghi di lavoro per figli di personale dipendente e non.

Con la sperimentazione suesposta si potranno soddisfare le domande inevase sulla città capoluogo e dare, tra l’altro, risposte puntuali anche alle istanze del sindacato più rappresentativo in Provincia di Trento degli infermieri, il “nursing up”, il quale chiede per i dipendenti dell’azienda sanitaria asili nido per ridurre le richieste di part-time e di aspettativa per maternità.

Cons. Mauro Delladio