Maggio
2002
Un’idea
vincente: l’assessorato alla sburocratizzazione
Desidero
intervenire ancora una volta nel dibattito sul futuro del Trentino con alcune
considerazioni relative alla competizione elettorale che ci attende nel 2003,
verso la quale già oggi la politica e la legislatura provinciale sono già
decisamente proiettate.
A
questo riguardo ritengo particolarmente opportuno riflettere fin d’ora e molto
attentamente, perché nel novembre dell’anno prossimo, quando saremo chiamati
alle urne, dovremo necessariamente confrontarci con regole nuove – imposte dal
vecchio Parlamento – che ci costringeranno a scegliere un leader, a tener
conto del “premio di maggioranza” e quindi di una logica politica
radicalmente diversa.
Occorrerà
soprattutto essere consapevoli che la coalizione perdente otterrà appena 12
consiglieri su 35 e, quindi, non avrà più quel peso di cui oggi dispone. In
pratica, l’opposizione non conterà nulla e si vedrà obbligata ad utilizzare
l’unica arma che resterà a sua disposizione: quella dell’ostruzionismo,
probabilmente indotto ad intensificarsi proprio in ragione del nuovo
sistema elettorale .
D’altra
parte, chi vincerà si troverà a gestire un potere nettamente superiore a
quello oggi affidato alla Giunta provinciale e sarà quindi posto nelle
condizioni di governare stabilmente per un intero quinquennio.
E’
prevedibile che, alzando in tal modo la posta in gioco, il confronto fra i
diversi schieramenti politici in prossimità del voto si infiammerà molto più
di quanto accadeva in passato. Candidarsi, infatti, avrà senso solo per puntare
alla vittoria, perché l’alternativa sarebbe, nel migliore dei casi, una
pressoché totale marginalità.
Il
successo – si dice – dipenderà essenzialmente dal leader che ciascuna
coalizione lancerà. Non a caso alcuni nomi sono già stati annunciati e, forse,
bruciati. Proprio per questo non intendo avventurarmi anch’io su questo
terreno e mi asterrò dal toto-candidato presidente che il centrodestra proporrà,
convinto come sono che la persona scelta dovrà scaturire dal confronto fra le
diverse anime, non soggette alla sinistra, esistenti in Trentino.
Non
c’è dubbio che un leader conosciuto, stimato e in grado di presentarsi bene
anche sotto il profilo dell’immagine, potrà raccogliere quegli alcuni punti
in più necessari per consentire alla nostra coalizione di spuntarla.
L’opinione
del pubblico e l’apparire, oggi,
rivestono certamente enorme rilevanza. Tuttavia, io ritengo e continuerò a
considerare più urgente e del tutto prioritario, rispetto all’individuazione
del leader, preoccuparsi dell’idea e
delle idee sulle quali impostare l’ormai imminente campagna elettorale.
Così
come la forza di un messaggio sta nel pensiero
da comunicare, analogamente la persona e la squadra che rappresenteranno il
nostro schieramento – chiunque saranno – dovranno correre sulle gambe di
idee e di un programma solidi, credibili e perciò stesso vincenti.
Solo
avendo in testa un disegno chiaro di cambiamento, un quadro preciso degli
obiettivi da perseguire partendo dai temi
che stanno effettivamente a cuore ai trentini,
avrà senso impegnarsi fino in fondo e spendere tutte le nostre energie
sapendo di avere i requisiti per riuscire.
I
nostri principi sono noti e coincidono con il patrimonio ideale della tradizione
liberale e democratica che ha reso possibile, contro ogni totalitarismo, il
progresso e lo sviluppo europeo, del nostro Paese e delle nostre comunità: la
centralità della persona e delle formazioni sociali intermedie a cominciare
dalla famiglia; la libertà di scuola e di educazione; il pluralismo
sostanziale; la sussidiarietà non solo verticale ma soprattutto orizzontale
applicata in ogni ambito; la valorizzazione dell’iniziativa privata nella
sfera economica, sociale e dei servizi, in funzione della quale deve essere
finalmente posto tutto l’apparato pubblico; il lavoro e l’attenzione ai
soggetti deboli; il confronto sereno con chi professa altre fedi e culture,
perché saldamente ancorato alla consapevolezza della nostra identità. Attorno
a questi punti fermi, palesemente incompatibili con le convinzioni e le
posizioni politiche dimostrate dalla sinistra e dai suoi satelliti di centro
nella loro esperienza di governo in Trentino, credo possa già coagularsi un
vasto schieramento.
Ma
il problema vero è un altro: si tratta infatti di capire che tendere
sinceramente e quotidianamente a questi ideali, desta inevitabilmente in noi
un’attenzione diversa alla realtà e ai suoi problemi, dalla quale si è
indotti ad identificare alcuni contenuti concreti molto puntuali, dai quali
derivano precise linee di impegno sul piano politico.
Non
a caso questi che a mio avviso dovranno essere i cavalli di battaglia con cui
potremo dare sostanza alla nostra campagna elettorale, sono ignorati o messi in
coda ai programmi della sinistra in Trentino: mi riferisco alla cronica
insufficienza di infrastrutture viabilistiche e ferroviarie interne ed esterne,
che impediscono una normale mobilità moltiplicando traffico ed inquinamento;
penso alla strutturale mancanza di parcheggi sia nei capoluoghi che nelle
località turistiche; alla questione di giorno in giorno più inquietante della
criminalità, della sicurezza e dell’ordine pubblico; agli annosi nodi dei
servizi di un sistema sanitario coperto di miliardi e tuttavia impermeabile ai
veri bisogni dei cittadini. Da questo punto di vista, un elemento
particolarmente controverso, che nella nostra provincia contribuisce ad
ostacolare, frenare e frustrare le speranze e i tentativi di un vero
rinnovamento del sistema, è l’eccesso di burocrazia,
causato negli ultimi decenni dall’irresponsabile proliferazioni sul nostro
territorio di enti pubblici, parapubblici, collegati e funzionali divenuti via
via sempre più autoreferenziali e quindi sfuggiti al controllo politico. Per
eccesso di burocrazia intendo
inoltre l’intrico di leggi, di riferimenti normativi, servizi, uffici,
dipartimenti spesso inutili con i quali avere tuttavia rapporti essendo
costretti a seguire le più svariate procedure e ad avviare un infinito numero
pratiche per ottenere magari una banale licenza edilizia, un piccolo permesso,
un documento. In una parola: l’eccesso di burocrazia trasforma quello che
dovrebbe essere il diritto di un cittadino in un favore, in un regalo
graziosamente elargito dall’ente pubblico, non di rado anche con una
sgradevole supponenza e un fastidioso tono di superiorità e disprezzo verso il
“privato”.
Tutto
ciò è intollerabile, anche se costituisce una sorta di “nemico invisibile”
con cui in qualche modo ci siamo abituati a convivere, trovandoci
sistematicamente irretiti da ogni lato in questa fittissima matassa di
istituzioni, amministrazioni, leggi, regolamenti, adempimenti. Non mi risulta
l’esistenza di statistiche che misurino l’entità di questo fenomeno ed il
suo impatto in termini di costi aggiuntivi scaricati sulla società civile.
Tuttavia
non possiamo più rimanere indifferenti e continuare a subire. Vorrei quindi
lanciare una proposta: la creazione di un assessorato alla sburocratizzazione,
non, ovviamente, da aggiungere a quelli esistenti, ma in sostituzione di altri
assessorati rivelatisi totalmente inutili come quelli alle riforme
istituzionali, alle politiche comunitarie, all’ambiente (di cui già si occupa
– e molto – l’assessore all’urbanistica).
Ricordo
che nel 1994 era stato istituito il Comitato per la semplificazione normativa,
del quale ero membro, ai sensi della mozione n. 42 approvata in Consiglio
provinciale. Questo gruppo di lavoro aveva prodotto proposte e suggerimenti
importanti indirizzati alla Giunta e alle forze politiche, tra le quali alcune
modifiche allo Statuto di Autonomia e al Regolamento interno al Consiglio
provinciale. Fra tutti i suggerimenti operativi scaturiti dal Comitato, solo la
proposta di modifica al Regolamento interno al Consiglio provinciale trovò
accoglimento nell’Aula consiliare, e precisamente il 13 marzo 1997, con
l’art. 130 che prevede la procedura d’urgenza e tempi rapidi nella
discussione dei testi unici.
A
dimostrazione del fatto che è possibile operare affinché i testi dei disegni
di legge siano improntati alla chiarezza, è l’inserimento, su mia proposta,
degli articoli già in vigore in virtù della legge 34/1977 in tema di
artigianato, nel nuovo disegno di legge dedicato a questo settore e recentemente
approvato in Commissione. Si tratta del primo testo unico di questa legislatura!
Una bella soddisfazione, ma anche il segno tangibile che nulla è stato
realizzato in materia di sburocratizzazione.
È
dunque arrivato il momento di impegnarsi formalmente del problema, con la forza
che solo un apposito assessorato può avere, per dare risposte certe, chiare e
concrete ai cittadini, alle associazioni e alle imprese in tema di
semplificazione legislativa e documentale all’interno delle istituzioni e
degli uffici siano essi provinciali, comunali o afferenti ad altri enti
pubblici. Un assessorato del genere, che dovrà essere dotato di ampi poteri di
intervento, non dovrà esercitare una semplice azione di tutela degli interessi
dei cittadini e di denuncia delle inefficienze dell’apparato pubblico, perché
per questo già esiste il Difensore civico. Esso sarà invece chiamato a
rendersi interprete delle istanze emergenti dai singoli e dalle organizzazioni
per ridurre, sfoltire e tagliare drasticamente tutto ciò che grava sulla società
e sulla libertà come un sedimento creato dalla stratificazione di interventi
successivi. E’ chiaro che per riuscire in quest’impresa occorre tempo unito
ad un grande e puntiglioso impegno. Ma dall’esito di questo sforzo dipenderà
l’alleggerimento del nostro sistema da quella cappa di vincoli, lacci e
lacciuoli senza i quali tutti potremo sicuramente vivere, lavorare e
“respirare” meglio.