Luglio 1996
ASSESTAMENTO BILANCIO 1996
1. La prima considerazione - quasi banale - concerne l'assoluta assenza di progettualità che caratterizza questa manovra di assestamento.
Una manovra che - come riconosce apertamente la stessa relazione accompagnatoria firmata dal Presidente Andreotti - non esprime nulla di nuovo rispetto al bilancio di previsione per il 1996 e alla stupefacente debolezza programmatica e di idee della Giunta precedente.
La povertà progettuale palesata, anzi, aggravata, in sede di assestamento dell'esercizio finanziario in corso, è dunque la stessa che ha determinato l'inesorabile tracollo dell'Andreotti Uno.
Siamo quindi in presenza di una manovra integrativa che ha già in sé l'embrione del fallimento anticipato anche del secondo Esecutivo provinciale di questa undicesima legislatura.
Alla faccia della stabilità e della governabilità invocate a gran voce da tutti i cittadini, dai Comuni, dai rappresentanti dei lavoratori, dalle imprese!
Del resto, c'era da aspettarselo da una coalizione Abete-Ulivo formatasi in zona Cesarini solo per l'irresistibile voglia di potere che ha spinto una parte del centrosinistra, pilotata dal PDS, a scaricare alcuni fedelissimi alleati per occupare le principali poltrone della Giunta.
Quanto a disfarsi dei colleghi di partito al governo, comunque, anche l'Abete si è dimostrato maestro.
Ecco perchè senza Popolari, Solidarietà, Arena, De Stefani, Panizza, Casagranda e Romano, è sbagliato parlare di coalizione Abete-Ulivo.
Occorre piuttosto riferirsi a un variopinto, ma non certo allegro carrozzone, formato da bruciacchiati rami d'Abete e poche fronde contorte d'Ulivo, con in più Vecli, di incerta collocazione politica, disposto a salire su qualunque albero pur di trovare posto a una certa altezza dal suolo.
Tuttavia l'assessore ai trasporti ha mostrato di schierarsi preferibilmente a sinistra, a fianco del collega Leveghi, col suo ostruzionismo sul progetto ferroviario alta capacità Verona-Brennero, sostenuto invece dal Presidente Andreotti all'ultima Conferenza internazionale della Tecnofin.
Emerge perciò chiara, al di là delle apparenze, l'egemonia del centrosinistra, e non certo quella dell'Abete, all'interno dell'attuale coalizione, ma affiorano soprattutto le profonde contraddizioni politiche che impediranno giocoforza alla Giunta di attuare scelte e riforme rilevanti.
La proposta di assestamento, di impronta ancora una volta palesemente ragionieristica, palesa quest'impotenza politica, programmatica e progettuale che fa a pugni con la presunta discontinuità imposta dal PDS.
2. Solo fino a un certo punto, tuttavia, la manovra può essere definita "tecnica", anche se risulta evidente che a redigerla non è stata la Giunta, ma le strutture preposte all'interno della Provincia.
Impegnato com'era dal parziale, confuso e alla fine scarsamente incisivo rimpasto dei dirigenti generali e dei relativi incarichi, l'Esecutivo ha finito per appaltare letteralmente l'elaborazione di questo assestamento al Dipartimento Affari finanziari, oggi forzosamente caricato anche delle responsabilità della Programmazione.
Per inciso, anche tale "scioglimento" del Dipartimento Programmazione nel Dipartimento Affari Finanziari la dice lunga sull'ulteriore appiattimento della funzione progettuale connesso all'avvento di questa Giunta, nonostante il recente varo della legge sulla programmazione.
Per fare spazio al Dipartimento Cultura tra le strutture della Presidenza, non si è infatti trovato di meglio che depotenziare una funzione strategicamente vitale come quella della Programmazione.
Il risultato è l'ancoraggio della presente manovra aggiuntiva da 300 miliardi ai contenuti e ai metodi del passato.
Del bilancio approvato - anche quello in extremis - nel dicembre scorso, questa proposta conserva infatti
a) la stessa arbitrarietà di indirizzi e obiettivi,
b) l'identica, spaventosa mancanza di trasparenza,
c) la medesima, inquietante assenza di procedure di controllo.
Un documento contabile che non presenti questi tre requisiti fondamentali - ripeto: i presupposti e le puntuali ragioni degli obiettivi perseguiti, la piena intelleggibilità degli aggregati di spesa e, infine, collaudati e credibili meccanismi di verifica in ordine all'efficienza e all'efficacia degli interventi finanziari prefigurati -, ebbene un simile documento contabile può solo essere bocciato, come del resto è già accaduto in Prima Commissione Legislativa, col voto contrario degli stessi Consiglieri della maggioranza.
Ma procediamo con ordine.
Partiamo dall'arbitrarietà degli indirizzi e degli obiettivi della politica finanziaria provinciale.
Non occorre scavare molto fra le righe di questa manovra per accorgersi che essa obbedisce alla pura filosofia del giorno per giorno e all'ordinaria amministrazione, e non certo a una volontà di governare le risorse della nostra comunità verso traguardi di sviluppo ben definiti.
Si parla tanto di rilancio dell'autonomia, ma qui di autonomo c'è solo l'utilizzo delle nostre dotazioni finanziarie rispetto a una direzione di rotta politicamente consapevole.
L'inesistenza di questo nesso tra utilizzo delle risorse e finalizzazione delle stesse ad uno scenario di riferimento da cui si possa evincere un senso di marcia, non è certo imputabile ai funzionari autori di questo assestamento e dei bilanci pregressi, i quali hanno fatto semplicemente quanto era loro richiesto.
Delle scelte prive di adeguata giustificazione, di cui la manovra è ricca, deve rispondere solo ed esclusivamente questa Giunta.
Per capirci, può essere utile il richiamo al D.P.E.F - Documento di Programmazione Economica e Finanziaria - di cui tanto abbiamo sentito parlare nelle ultime settimane in rapporto alla discussa manovrina (si fa per dire) recentemente somministrata agli italiani dal Governo Prodi.
Senza entrare nel merito della finanziaria nazionale, non si comprende perchè anche la Provincia Autonoma di Trento non possa, non voglia o non sappia dotarsi di questo strumento statistico-economico di analisi, di valutazione e di conseguente progettazione degli interventi.
Un D.P.E.F. provinciale aggiornato in occasione di ogni manovra di bilancio, colmerebbe infatti l'incredibile vuoto di dati e cognizioni precise sulla situazione congiunturale del momento e sull'evoluzione del quadro economico provinciale nell'ambito di quello italiano e più generali tendenze in atto.
Senza questa fotografia dei problemi, dei bisogni e delle attese, non si comprende su quali basi possa risultare credibile una qualsiasi iniziativa finanziaria dell'ente pubblico nei confronti del sistema produttivo e dell'economia trentina in generale.
Non basta accennare appena, come fa Andreotti nella relazione introduttiva, all'intonazione riflessiva dell'economia, senza che questa affermazione sia suffragata da alcuna indagine, e soprattutto senza determinare alcun riflesso preciso e conseguente sull'utilizzo delle risorse.
Dal momento che i vertici politici della Provincia non sanno e sembrano quasi non voler conoscere l'andamento e i problemi veri dell'economia e dello sviluppo del Trentino, dotandosi di appositi strumenti in questo senso, non ci si può stupire più di tanto se poi le manovre finanziarie ripetono sempre gli stessi indirizzi generici e perpetuano gli stessi metodi, abbondantemente avulsi dalla realtà e quindi incapaci di aggredire i nodi più scottanti sul tappeto.
Si riparla ad esempio, per l'ennesima volta, di politiche di contesto - vale a dire di razionalizzazione ed efficienza dell'apparato pubblico, di erogazione di servizi (di ricerca, formazione e informazione), di creazione di infrastrutture di collegamento in luogo dei vecchi contributi alle imprese - per mascherare in realtà l'indeterminatezza degli obiettivi, perchè non si riesce a dire su cosa si vuole e occorre decisamente puntare.
In queste condizioni è inevitabile, non meno che durante la Prima Repubblica, la dispersione delle risorse in mille rivoli.
Col risultato che tutto, o quasi, rimane uguale a prima.
Anzi, peggiora.
Ieri, infatti, la dispersione delle risorse era finalizzata a soddisfare le categorie economiche con le agevolazioni monetarie dirette alle imprese.
Oggi queste si sono ridotte, ma le risorse dell'autonomia sono invece cresciute, e tuttavia non si riesce a vederne la destinazione, non essendovi una chiara scelta di campo, quale potrebbe essere un forte investimento sulla ricerca, sulla viabilità, o sul terziario avanzato.
Almeno ieri si sapeva che la Provincia sosteneva finanziariamente e direttamente i settori economici e produttivi.
Oggi questo sistema non è più tollerato, ma non è stato ancora sostituito da una reale alternativa.
Questo è il punto.
Le tanto declamate politiche di contesto stanno trasformandosi in un "buco nero" nel quale spariscono, o meglio, si polverizzano attraverso un'estrema frantumazione di obiettivi, le risorse dell'autonomia.
Il sistema delle imprese che dovrebbe indirettamente trarne beneficio, oggi si chiede dove stiano gli effetti positivi delle nuove politiche finanziarie provinciali.
I progetti strategici del programma di sviluppo provinciale, sono stati fatti propri dalla nuova Giunta solo per assegnare incarichi ai dirigenti trombati dalla recente operazione-trasferimenti;
Non esiste controllo di gestione e quindi neppure trasparenza e governo della spesa in settori cruciali per il bilancio quali la sanità (più di 800 miliardi), la scuola, i trasporti.
(...)
Cons. Mauro DELLADIO