Autogestione e riforma Moratti
Mettere anche soltanto in dubbio la qualità e la produttività delle giornate di autogestione nelle scuole del Trentino, significa finire subito alla gogna con l’etichetta di antidemocratico e fascista. Politically correct è dichiarare che l’autogestione è sempre e comunque un “momento di crescita” durante il quale i ragazzi si disintossicano dalla cultura “nozionistica” ostinatamente offerta loro dalla scuola. Per la stessa logica essi non sarebbero invece in alcun modo intossicati dalla “lettura” data nelle autogestioni e nelle manifestazioni di protesta della cosiddetta riforma Moratti, preventivamente bocciata in blocco con furore giacobino prima ancora di essere conosciuta. Tant’è vero che causa del rigetto della nuova legge sarebbero ad esempio, secondo i dimostranti e gli organizzatori delle autogestioni, le politiche di privatizzazione destinate a indebolire la scuola “pubblica” assegnando indebiti vantaggi alle “private”. Peccato che di ciò nel testo della riforma non vi sia la benché minima traccia. Forse un po’ di “nozionismo” a questo riguardo non guasterebbe. La responsabilità di ciò è da ascrivere a troppi insegnanti quotidianamente impegnati a portare avanti nelle classi una sistematica campagna di disinformazione e di mistificazione nel merito della riforma, dettata da motivazioni politiche e dalla difesa di rendite di posizione. E’ allora il caso di dire chiaramente a studenti e famiglie che questi comportamenti dei professori sono illegali e si ha quindi il diritto-dovere di denunciarli, innanzitutto ai dirigenti e poi, se necessario, pubblicamente. Invito in particolare i genitori a vigilare perché di fronte a questi tentativi di strumentalizzazione scolastica siano più vicini ai loro figli e spieghino loro come stanno realmente le cose, aiutandoli ad avere un atteggiamento autenticamente critico e obbiettivo (anche sulla riforma Moratti) per proteggerli dalle “sirene” di questi pseudo-insegnanti che rischiano di condurli sugli “scogli” di una mentalità unilaterale ed esistenzialmente autodistruttiva.
Cons. Mauro Delladio