"AUTONOMIA, FEDERALISMO
POSSIBILE
E SUSSIDIARIETA"
La Regione Trentino Alto-Adige, con le Province autonome di Trento e Bolzano, ha specialità e caratteristiche particolari ed è ubicata a ridosso di un confine nazionale protesa a Nord nel cuore dellEuropa. Una Regione speciale con tutela internazionale (Accordo Degasperi Gruber) che vive con ansia e timore i processi di revisione costituzionale in atto.
Non si può parlare di autonomia e federalismo in Italia ed in Europa senza fare riferimento alle riforme in itinere a livello parlamentare.
Le riforme istituzionali ed elettorali allesame del Parlamento si possono associare al fascio di bastoncini colorati del gioco da tavolo cinese dello shanghai.
Ogni riforma istituzionale o elettorale modifica quel reticolo di interazioni che sono base di equilibri precostituiti: come nel gioco, muovi unastina e trasmetti il movimento alle altre.
Serve prudenza ma allo stesso tempo serve anche coraggio nelle proposte e nel sostenere riforme necessarie per il bene di tutto il Paese.
Federalismo e sussidiarietà sono complementari: sono i bastoncini più ambiti del gioco.
Si dovrà capire quale federalismo sia applicabile allItalia. La parola federalismo è troppo spesso intesa come medicina di tutti i mali e rimedio eterno. Serve invece un progetto di federalismo concretizzabile, solidale, fiscale, competitivo, verificabile e perfettibile nel tempo. Un federalismo che serva a realizzare economie di scala e contenimento delle spese. Un federalismo che responsabilizzi i cittadini sul proprio sviluppo favorendo un equilibrio fra prelievo fiscale e spesa.
La riforma istituzionale di tipo presidenzialista dovrebbe prevedere anche il livellamento verso lalto di tutte le regioni a statuto ordinario, da parificare a quelle con statuto speciale, come il Trentino Alto Adige e inserendole nel nuovo Senato delle regioni.
Allo stato centrale dovrebbero rimanere la bandiera (Esteri), la moneta (Politica Monetaria), la spada (Difesa), la toga (Giustizia). Tutto il resto alle regioni.
Ogni regione deve potersi dotare di proprie regole elettorali e aver diritto di riformare i propri statuti adeguandoli alle esigenze locali.
E maturo il tempo per il trasferimento alle regioni ordinarie di una vasta serie di competenze esclusive. Federalismo è quindi uguaglianza e rispetto delle diversità, è innalzare lautonomia e lautogoverno fino a far diventare speciali le regioni ordinarie.
Bene ha fatto il Consiglio regionale del Veneto a licenziare un disegno di legge in cui si contempla la possibilità per i cittadini veneti, con un referendum consultivo, di pronunciarsi su unipotesi di regione a statuto speciale.
E stato un grave sopruso il fatto che Roma non abbia vistato la legge della regione Veneto.
Questa legge evidentemente rappresentava un cuneo dirompente inserito nel tronco stanco del centralismo statale che non vuole perdere competenze e potere.
Non a caso per lUnione Europea sono le regioni le entità che meglio gestiscono le politiche comunitarie.
Il concetto europeo di autonomia regionale consiste nel diritto degli enti territoriali dotati di organi democraticamente eletti, posti fra lo Stato e i Comuni e che godono di prerogative di autogoverno di gestire, sotto la propria responsabilità e nellinteresse della popolazione, gran parte degli affari di pubblico interesse, particolarmente allo scopo di favorire uno sviluppo regionale durevole.
Esiste in Europa un Comitato delle Regioni che ha potere esclusivamente consultivo. Si dovrà quindi dare più potere a questo Comitato, un potere deliberante se vogliamo costruire unEuropa della regioni o dei Cantoni.
I vari passaggi a tappe forzate, tra cui lintroduzione dellEuro, faranno in modo che il Trentino Alto Adige non sarà più regione di confine bensì cuore dellEuropa e attore nello sviluppo.
Lauspicata costituzione federale europea arriverà se prima sapremo costruire stati federali. Per costruirla serve un trasferimento verso il basso delle scelte.
Pensiamo ai vari fondi erogati dallUnione Europea e gestiti dalle Regioni: Fondi Strutturali, Leader, ecc. e il più delle volte, purtroppo, non utilizzati.
Maastricht riconosce il principio di sussidiarietà, concetto base del magistero sociale della Chiesa: quello che può fare una comunità piccola non può esserle tolto e attribuito ad una comunità di ordine superiore, più grande e complessa.
Tutto ciò che viene svolto dalla piccola comunità è fatto in maniera migliore e per il principio di sussidiarietà lente superiore deve aiutare quello inferiore ad esercitare fino in fondo le responsabilità di questultimo per favorirne lautosostentamento e realizzare il massimo autogoverno possibile. Per attuare il principio di sussidiarietà occorre dunque un federalismo solidale, che preveda un fondo perequativo a favore delle zone economicamente più deboli.
Non basta tuttavia attuare il principio di sussidiarietà in senso verticale, cioè tra enti pubblici superiori ed enti pubblici inferiori; occorre che il principio di sussidiarietà sia applicato anche in senso orizzontale, per restituire alla società, alle formazioni organizzate dei cittadini per rispondere alle loro esigenze, la libertà di agire, di intraprendere, di promuovere iniziative in ogni campo della vita civile. Urge il ritiro delle troppe responsabilità pubbliche dal mercato e dalle iniziative di interesse collettivo che possono essere svolte dai privati e dai vari corpi sociali intermedi (associazioni, fondazioni, non-profit etc.).
Sussidiarietà orizzontale significa riconoscere il primato delliniziativa e dellautonomia della società rispetto a quella della stato. Lo stato deve intervenire solo quando i cittadini da soli non ce la fanno a soddisfare le loro necessità.
Per questo è inaccettabile la versione solo "verticale" del principio di sussidiarietà recentemente approvata alla Camera tra gli articoli della riforma della Costituzione. Resta ora da vedere se anche il Senato farà propria questa interpretazione riduttiva della sussidiarietà, che penalizza la libera iniziativa sociale attribuendo la "funzione pubblica" alla Stato, alle Regioni, alle Province e ai Comuni, oppure riuscirà stavolta a prevalere lemendamento proposto dallOnorevole Guarino del PPI, emendamento bocciato dal suo stesso partito "pseudo-cattolico", in cui è sancita la sussidiarietà "orizzontale", chiesta in questi giorni con centinaia di migliaia di firme, da un vastissimo cartello di associazioni in tutta Italia. In gioco è infatti la tutela di una libertà fondamentale.
Quello che invece non si deve fare dal punto di vista del federalismo e della sussidiarietà è lEuregio Tirolo.
Il 19 maggio scorso, a Merano, si è celebrata la riunione congiunta delle tre Diete: Tirolo, Alto Adige e Trentino. Presente in qualità di osservatore il Voralberg.
Si è riproposto lEuroregione o Euregio Tirolo che vede unite le tre realtà territoriali a cavallo dello stesso confine nazionale.
LEuregio Tirolo non può nascere come entità politico-istituzionale perché non è contemplato dalle leggi esistenti.
E giusto invece fare spazio alle collaborazioni transfrontaliere che sono maturate e che verranno attivate a seguito della convenzione di Madrid del 1980 e dellaccordo quadro di Vienna del 1993 firmato da Italia ed Austria. LEuregio Tirolo, per ora, è solamente un laboratorio di dialettica. Potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente con regole nuove e se le comunità locali interessate lo vorranno.
Se vogliamo veramente difendere e promuovere la nostra autonomia dovremo utilizzare fino in fondo le Istituzioni che già esistono e non rinunciarvi o inventarne di nuove.
Cons. Reg. Mauro DELLADIO