Maggio 1998

"AUTONOMIA, FEDERALISMO POSSIBILE
E SUSSIDIARIETA’"

La Regione Trentino Alto-Adige, con le Province autonome di Trento e Bolzano, ha specialità e caratteristiche particolari ed è ubicata a ridosso di un confine nazionale protesa a Nord nel cuore dell’Europa. Una Regione speciale con tutela internazionale (Accordo Degasperi Gruber) che vive con ansia e timore i processi di revisione costituzionale in atto.

Non si può parlare di autonomia e federalismo in Italia ed in Europa senza fare riferimento alle riforme in itinere a livello parlamentare.

Le riforme istituzionali ed elettorali all’esame del Parlamento si possono associare al fascio di bastoncini colorati del gioco da tavolo cinese dello shanghai.

Ogni riforma istituzionale o elettorale modifica quel reticolo di interazioni che sono base di equilibri precostituiti: come nel gioco, muovi un’astina e trasmetti il movimento alle altre.

Serve prudenza ma allo stesso tempo serve anche coraggio nelle proposte e nel sostenere riforme necessarie per il bene di tutto il Paese.

Federalismo e sussidiarietà sono complementari: sono i bastoncini più ambiti del gioco.

Si dovrà capire quale federalismo sia applicabile all’Italia. La parola federalismo è troppo spesso intesa come medicina di tutti i mali e rimedio eterno. Serve invece un progetto di federalismo concretizzabile, solidale, fiscale, competitivo, verificabile e perfettibile nel tempo. Un federalismo che serva a realizzare economie di scala e contenimento delle spese. Un federalismo che responsabilizzi i cittadini sul proprio sviluppo favorendo un equilibrio fra prelievo fiscale e spesa.

La riforma istituzionale di tipo presidenzialista dovrebbe prevedere anche il livellamento verso l’alto di tutte le regioni a statuto ordinario, da parificare a quelle con statuto speciale, come il Trentino Alto Adige e inserendole nel nuovo Senato delle regioni.

Allo stato centrale dovrebbero rimanere la bandiera (Esteri), la moneta (Politica Monetaria), la spada (Difesa), la toga (Giustizia). Tutto il resto alle regioni.

Ogni regione deve potersi dotare di proprie regole elettorali e aver diritto di riformare i propri statuti adeguandoli alle esigenze locali.

E’ maturo il tempo per il trasferimento alle regioni ordinarie di una vasta serie di competenze esclusive. Federalismo è quindi uguaglianza e rispetto delle diversità, è innalzare l’autonomia e l’autogoverno fino a far diventare speciali le regioni ordinarie.

Bene ha fatto il Consiglio regionale del Veneto a licenziare un disegno di legge in cui si contempla la possibilità per i cittadini veneti, con un referendum consultivo, di pronunciarsi su un’ipotesi di regione a statuto speciale.

E’ stato un grave sopruso il fatto che Roma non abbia vistato la legge della regione Veneto.

Questa legge evidentemente rappresentava un cuneo dirompente inserito nel tronco stanco del centralismo statale che non vuole perdere competenze e potere.

Non a caso per l’Unione Europea sono le regioni le entità che meglio gestiscono le politiche comunitarie.

Il concetto europeo di autonomia regionale consiste nel diritto degli enti territoriali dotati di organi democraticamente eletti, posti fra lo Stato e i Comuni e che godono di prerogative di autogoverno di gestire, sotto la propria responsabilità e nell’interesse della popolazione, gran parte degli affari di pubblico interesse, particolarmente allo scopo di favorire uno sviluppo regionale durevole.

Esiste in Europa un Comitato delle Regioni che ha potere esclusivamente consultivo. Si dovrà quindi dare più potere a questo Comitato, un potere deliberante se vogliamo costruire un’Europa della regioni o dei Cantoni.

I vari passaggi a tappe forzate, tra cui l’introduzione dell’Euro, faranno in modo che il Trentino Alto Adige non sarà più regione di confine bensì cuore dell’Europa e attore nello sviluppo.

L’auspicata costituzione federale europea arriverà se prima sapremo costruire stati federali. Per costruirla serve un trasferimento verso il basso delle scelte.

Pensiamo ai vari fondi erogati dall’Unione Europea e gestiti dalle Regioni: Fondi Strutturali, Leader, ecc. e il più delle volte, purtroppo, non utilizzati.

Maastricht riconosce il principio di sussidiarietà, concetto base del magistero sociale della Chiesa: quello che può fare una comunità piccola non può esserle tolto e attribuito ad una comunità di ordine superiore, più grande e complessa.

Tutto ciò che viene svolto dalla piccola comunità è fatto in maniera migliore e per il principio di sussidiarietà l’ente superiore deve aiutare quello inferiore ad esercitare fino in fondo le responsabilità di quest’ultimo per favorirne l’autosostentamento e realizzare il massimo autogoverno possibile. Per attuare il principio di sussidiarietà occorre dunque un federalismo solidale, che preveda un fondo perequativo a favore delle zone economicamente più deboli.

Non basta tuttavia attuare il principio di sussidiarietà in senso verticale, cioè tra enti pubblici superiori ed enti pubblici inferiori; occorre che il principio di sussidiarietà sia applicato anche in senso orizzontale, per restituire alla società, alle formazioni organizzate dei cittadini per rispondere alle loro esigenze, la libertà di agire, di intraprendere, di promuovere iniziative in ogni campo della vita civile. Urge il ritiro delle troppe responsabilità pubbliche dal mercato e dalle iniziative di interesse collettivo che possono essere svolte dai privati e dai vari corpi sociali intermedi (associazioni, fondazioni, non-profit etc.).

Sussidiarietà orizzontale significa riconoscere il primato dell’iniziativa e dell’autonomia della società rispetto a quella della stato. Lo stato deve intervenire solo quando i cittadini da soli non ce la fanno a soddisfare le loro necessità.

Per questo è inaccettabile la versione solo "verticale" del principio di sussidiarietà recentemente approvata alla Camera tra gli articoli della riforma della Costituzione. Resta ora da vedere se anche il Senato farà propria questa interpretazione riduttiva della sussidiarietà, che penalizza la libera iniziativa sociale attribuendo la "funzione pubblica" alla Stato, alle Regioni, alle Province e ai Comuni, oppure riuscirà stavolta a prevalere l’emendamento proposto dall’Onorevole Guarino del PPI, emendamento bocciato dal suo stesso partito "pseudo-cattolico", in cui è sancita la sussidiarietà "orizzontale", chiesta in questi giorni con centinaia di migliaia di firme, da un vastissimo cartello di associazioni in tutta Italia. In gioco è infatti la tutela di una libertà fondamentale.

Quello che invece non si deve fare dal punto di vista del federalismo e della sussidiarietà è l’Euregio Tirolo.

Il 19 maggio scorso, a Merano, si è celebrata la riunione congiunta delle tre Diete: Tirolo, Alto Adige e Trentino. Presente in qualità di osservatore il Voralberg.

Si è riproposto l’Euroregione o Euregio Tirolo che vede unite le tre realtà territoriali a cavallo dello stesso confine nazionale.

L’Euregio Tirolo non può nascere come entità politico-istituzionale perché non è contemplato dalle leggi esistenti.

E’ giusto invece fare spazio alle collaborazioni transfrontaliere che sono maturate e che verranno attivate a seguito della convenzione di Madrid del 1980 e dell’accordo quadro di Vienna del 1993 firmato da Italia ed Austria. L’Euregio Tirolo, per ora, è solamente un laboratorio di dialettica. Potrà concretizzarsi solo ed esclusivamente con regole nuove e se le comunità locali interessate lo vorranno.

Se vogliamo veramente difendere e promuovere la nostra autonomia dovremo utilizzare fino in fondo le Istituzioni che già esistono e non rinunciarvi o inventarne di nuove.

Cons. Reg. Mauro DELLADIO