Giugno 1997
CAMBIA LA SCUOLA CHI VIVE LA SCUOLA
A conclusione della manifestazione tenutasi a Trento il 9 giugno dal titolo "Cambia la scuola chi vive la scuola" avente come argomento lautonomia, il pluralismo e la libertà di educazione in un sistema scolastico integrato, che ha visto una grande partecipazione di pubblico, rappresentanti i vari soggetti della scuola e numerosi politici desidero evidenziare alcune considerazioni.
Il problema della scuola trentina oggi -come evidenzia la mozione approvata da una larga maggioranza anche col mio voto in Consiglio provinciale il 5 maggio scorso- è quello di non subire passivamente la riforma già avviata a suon di circolari in sede romana, come pure quella oggi ai blocchi di partenza in Trentino.
Ma non subire passivamente non significa semplicemente contrastare e frenare: vuol dire valorizzare ogni proposta e ogni spinta orientate ad un cambiamento vero e coerente con le attese.
Per questo il mio primo impegno sarà perché la riforma tenga conto delle osservazioni e delle firme raccolte a migliaia anche nella nostra Provincia per richiamare a chi vuol ricalcare le orme del Ministro -mi riferisco allAssessore Passerini- un principio fondamentale e perciò irrinunciabile esplicitato nel testo della sottoscrizione intitolata "5 domande per la libertà nella scuola e nelleducazione".
Il principio è questo: "La libertà di educare è un diritto e una responsabilità naturale delle persone e delle famiglie, singole o associate; la scuola deve perciò riacquistare il carattere di servizio di pubblico interesse, capace di rispondere alla domanda di educazione e di istruzione in modo efficace e rispettoso della natura della persona. Ogni prevaricazione, occulta o manifesta, è un grave attentato al presente e al futuro del nostro popolo".
Tutte le scuole oggi, sia quelle gestite dallente pubblico sia quelle di altra natura, vogliono meno Stato e più libertà, cioè più responsabilità verso le persone degli alunni, verso le famiglie e la società nel suo insieme.
Tutte le scuole, statali e non, hanno bisogno di liberare le risorse umane, professionali, dirigenziali, progettuali che ancora esistono pur compresse al loro interno. Risorse che potrebbero soddisfare le attese di educazione e di qualità di chi ancora si rivolge alla scuola con fiducia.
Una fiducia che sono prima di tutto le famiglie a nutrire senza esserne ripagate proprio per la mancanza di questa libertà.
Non se ne può più di uno Stato che tutto pretende di dirigere e controllare, non per assicurare uno sviluppo alla scuola, ma per imbrogliare e spegnere sul nascere ogni slancio creativo, progettuale e didattico e ogni forma di partecipazione di alunni, insegnanti e genitori non pilotata dallalto.
E di questa libertà intesa come responsabilità e quindi come creatività che tutte le scuole, ma in particolare quelle gestite dallente pubblico avvertono lesigenza. Sono scuole stanche di sentir parlare di unautonomia generosamente assegnata loro da uno Stato che poi si preoccupa di disciplinarla fin nei minimi dettagli.
Come si può credere a uno Stato e a una Provincia che sbandierano lautonomia delle istituzioni, dei dirigenti e degli insegnanti salvo poi regolarne puntigliosamente, con apposite norme lapplicazione?
Il fatto è che non ci sarà mai vera autonomia delle scuole finché non si avrà il coraggio di rimuovere la grande palla al piede del sistema educativo e dellIstruzione in Italia, e cioè il Ministero della pubblica istruzione. Un Ministero che è un autentico mostro di burocrazia, della quale detiene un triste primato a livello mondiale. Un Ministero la cui sola ragion dessere è il mantenimento e disastrosa gestione diretta dellintero sistema con il suo sconfinato esercito di dipendenti.
Nulla cambierà finché resterà intatto questo assurdo modello di governo della scuola che il Ministero romano incarna e la Provincia autonoma di Trento tende purtroppo a riprodurre sempre più fedelmente e in ritardo (come nel caso della commissione sulla parità recentemente istituita dalla Giunta provinciale pur essendo pronto il disegno di legge sfornato dalla commissione DAmore).
Sappiamo tutti che difficilmente i cittadini risponderanno con il loro voto a molti dei quesiti referendari previsti domenica prossima.
Ma sono sicuro che i cittadini sottoscriverebbero in massa un referendum che proponesse finalmente di abolire il Ministero della Pubblica Istruzione.
Questo sì sarebbe linizio di una grande riforma della scuola italiana.
Questo sì aprirebbe la strada ad un vero federalismo in campo scolastico. Un federalismo che non si limiti a trasferire alle Regioni, alle Province e ai Comuni il monopolio statale sulleducazione e sulla formazione, ma riconsegni ai soggetti della scuola, insegnanti, genitori, dirigenti, associazioni sociali ed economiche il governo delle istituzioni nel quadro di regole precise fissate dallente pubblico al solo scopo di garantire lesistenza, laccessibilità e la qualità del servizio.
Il mio secondo impegno concreto sarà concorrere a una riforma della scuola trentina che apra finalmente la strada al pluralismo dellofferta educativa e formativa.
Un pluralismo che significa semplicemente questo: tutte le scuole che un apposito organismo di valutazione e di certificazione non gestito dallente pubblico dimostrerà idonee a garantire affidabilità e serietà, devono essere dotate di mezzi sufficienti e della dotazione finanziaria essenziale al loro funzionamento per rispondere alla domanda educativa delle persone, delle famiglie e della società.
La scuola in Trentino non ha bisogno di tante leggi. Ha invece la necessità e la concreta possibilità di un solo, semplice provvedimento che sancisca questo elementare principio di libertà.
Cons. Mauro DELLADIO