Dicembre 2000
CONTRO LA POLITICA DELLA RIDUZIONE DEL DANNO
E DI OGNI LIBERALIZZAZIONE DELLE DROGHE
Il Governo italiano di centro-sinistra, per voce dei suoi ministri Veronesi e Turco, ha proposto, nel corso della Conferenza Nazionale sulle Tossicodipendenze, un’inversione di rotta nella politica di lotta alla droga dichiarando finita l’era del cosiddetto “proibizionismo” ed inaugurando il tempo della tolleranza, della somministrazione controllata di eroina e della politica di “riduzione del danno”.
L’annuncio è giunto inaspettato poiché il Parlamento italiano, a grande maggioranza, aveva vincolato il Governo ad una politica di lotta alle tossicodipendenze ed allo spaccio delle stesse, senza cedimenti ad esperimenti che in altri Paesi europei hanno aperto la porta alla strada della liberalizzazione di tutte le droghe.
La volontà del Parlamento italiano, evidentemente, conta meno delle pressioni effettuate da centinaia di militanti di «centri sociali» i quali vivono nella più completa illegalità, tollerata dallo Stato, ma che ogni tanto vengono buoni per propagandare idee che solo in tali “centri” potrebbero trovare reale accoglienza.
Il Ministro della sanità, Umberto Veronesi, ha criticato l’antiproibizionismo affermando che l’ecstasy “non dà grande dipendenza” e che “di ecstasy non si muore se non è sbagliata la composizione”. Aggiunge poi il Ministro che “chiunque abbia una certa conoscenza del mondo giovanile (...) sa che le droghe leggere usate in genere e in occasioni particolari come la serata in discoteca sono vere e proprie sostanze di uso voluttuario. Le statistiche epidemiologiche affermano che la mortalità per droghe leggere è uguale a zero...”. Affermazioni agghiaccianti quelle del ministro Veronesi che si scontrano con i numerosi morti di giovani sulle strade nei sabato sera a causa di incidenti stradali provocati dall’effetto dell’ecstasy. Un discorso quello del Ministro che avrà fatto senz’altro molto piacere a quelle persone che vorrebbero promuovere l’uso terapeutico della canapa, la costituzione di injecting rooms in tutte le regioni e, in generale, le politiche di riduzione del danno, cioè la somministrazione controllata di metadone e eroina. Il dato certo è l’incremento costante dei tossicomani in carico ai servizi pubblici e privati dal ‘91 ad oggi; tra questi è in crescita il trend dei tossicomani in carico direttamente ai Sert (servizi territoriali con medico, psicologo e assistente sociale) dove prevalgono approcci al problema e droga centrati sul farmaco sostitutivo, il metadone. L’età media di chi frequenta i servizi del Sert è in costante aumento, pertanto i drogati invecchiano nei servizi.
Il 7 e 8 ottobre scorsi i centri sociali di tutta Italia hanno organizzato le “giornate nazionali del raccolto”, ma non si trattava né di grano né tanto meno di un altro prodotto agro-alimentare, bensì di cannabis. Per sostenere le giornate di raccolto di cannabis, così come chiamate, molti parlamentari, dai DS ai Verdi a Rifondazione Comunista, hanno firmato un appello per accelerare il processo di legalizzazione delle droghe leggere.
Il Ministro degli interni del Regno Unito ha commentato la proposta di legalizzare la cannabis come “pazzesca” perché la cannabis produce danni a breve e a lungo termine e perchè tutte le forme di cannabis alterano lo stato mentale. Il suo consumo è dannoso sia a livello immediato che a lungo termine ed è anche cancerogeno. Se si consultano le statistiche dei Paesi Bassi risulta che l’uso di cannabis tra gli adolescenti è cresciuto del 250% in seguito alle leggi che ne consentono il libero consumo e il numero di tossicodipendenti che fanno uso di droghe più pesanti è aumentato del 22%.
Interessante è far notare che il principale sostenitore della legalizzazione delle droghe, Paolo Cento, ha fondato a Roma il primo comitato elettorale Ulivo per Rutelli!
A seguito delle esternazioni dei vari Ministri ho ritenuto importante porre all’attenzione del Consiglio provinciale, in occasione della finanziaria di fine anno, la netta contrarietà delle nostre genti e delle nostre Istituzioni ad ogni politica che renda più facile l’uso di sostanze stupefacenti e che giunga, addirittura, a fare dello Stato e degli enti pubblici dei “pusher” (spacciatori) che cedono sostanze di morte ai giovani. La maggioranza di centrosinistra non ha condiviso tale filosofia e ha bocciato l’impiego di ingenti stanziamenti, da reperirsi nelle prossime manovre economiche, al fine di effettuare una capillare azione di educazione tra le giovani generazioni sugli effetti devastanti causati dall’uso delle droghe. Altresì ha bocciato la proposta di sostenere, anche economicamente, l’attività di tutti coloro che si battono da anni per il recupero dei tossicodipendenti mediante il mantenimento in vita di strutture di accoglienza e di recupero che sole sembrano essere la vera risposta alla disperazione che conduce alla droga ed alla conseguente perdita di ogni dignità e di ogni senso di responsabilità nei confronti propri, della propria famiglia e della società in generale. Anche le proposte di attivare convenzioni con le comunità che insegnino arti e mestieri ai tossicodipendenti al fine di rendere più agevole il loro lavoro e, soprattutto, il reinserimento sociale di coloro che riescono ad uscire dal tunnel della droga e di sostenere, con un incrementato impegno finanziario, l’attività delle associazioni familiari le quali sono in prima fila nella lotta alla droga e che sono un tassello fondamentale nella sconfitta del fenomeno sono state respinte.
La logica della politica nazionale si trova calata nel nostro Consiglio provinciale: tutti bravi a parlare di valori e di dignità della persona però nei fatti emerge il pensiero comunista e statalista.
Tutte le droghe liberalizzate favoriranno l’ingresso dei più giovani al mondo delle droghe pesanti anche perchè tutti i consumatori delle droghe pesanti hanno iniziato con droghe leggere. L’ordine del giorno, bocciato in Consiglio provinciale ha permesso di scoprire chi è a favore della vita e chi della morte.
Cons. Mauro Delladio