Luglio 1996

GIRO DI VALZER DELL’ALTA DIRIGENZA PROVINCIALE

Il "giro di valzer" dell'alta dirigenza provinciale, messo in atto nei giorni scorsi dalla nuova Giunta, ha perlomeno avuto il pregio di rompere il senso di insostituibilità e quindi di inamovibilità che era andato rafforzandosi negli ultimi tempi ai vertici della burocrazia della massima istituzione trentina. Il crescente convincimento di non essere fungibili, fino a ritenersi quasi intoccabili, è maturato nei dirigenti generali soprattutto durante i sei mesi di crisi del governo provinciale, quando su di loro è ricaduta con la paralisi legislativa di Giunta e Consiglio

la responsabilità pressoché totale dell'amministrazione. Se dunque la cosiddetta "rotazione", per quanto incompleta e poco chiara nei criteri, ha avuto l'effetto di irritare più d'uno degli alti burocrati "spostati" dall'Esecutivo, è segno che ce n'era davvero bisogno. Ma è soprattutto la conferma che va radicalmente modificato l'equilibrio tra Assessori e managers provinciali, per non lasciare a questi ultimi i poteri di cui solo i politici possono legittimamente farsi carico. Di questa esigenza dovrà rendersi interprete la riforma della pubblica amministrazione, il cui disegno di legge, riveduto e corretto, la Giunta si è impegnata a ripresentare prossimamente in Commissione legislativa. L'esperienza recente insegna, infatti, che non basta la distinzione dei ruoli: occorre anche definire con certezza i tempi e le modalità del rapporto di subordinazione fiduciaria che deve vincolare gli alti dirigenti ai politici.

Nulla di tutto questo, tuttavia, si delinea all'orizzonte, visto che l'Assessore competente nonché Vicepresidente Carlo Alessandrini, ha recentemente annunciato, proprio in Commissione legislativa l'affossamento della decantata riforma della Pubblica Amministrazione, in luogo della quale la Giunta proporrà una "leggina" di recepimento della nuova normativa nazionale sul pubblico impiego. Alla faccia della politica delle grandi riforme che doveva essere collante dell'Esecutivo Abete centrosinistra.

Quanto invece ai contenuti delle competenze ripartite tra i nuovi Assessori e i dirigenti generali trasferiti o confermati al loro posto, stupisce molto l'assenza di quella relativa all'Europa o alla politiche comunitarie.

Mentre il Presidente della Giunta provinciale continua a sventolare la bandiera della sua Euregio virtuale; mentre ormai nessun Ente pubblico che si rispetti in Italia e all'estero è più sguarnito di forti strutture ad hoc per i rapporti con l'Unione Europea; mentre, soprattutto, l'accesso ai fondi comunitari ha conquistato un ruolo imprescindibile anche nei bilanci locali, la Provincia Autonoma di Trento insiste nel non volersi dotare al proprio interno di un centro unitario per la gestione e il coordinamento in questa fondamentale materia.

Qui regna ancora sovrana la logica della frammentazione delle iniziativa settoriali, senza alcun punto di riferimento e di raccordo organico.

Qui proliferano gli incarichi e gli interventi al di fuori di un progetto politico abilitato a governare, controllare, aggiornare in ordine all'evoluzione delle attività, delle misure e delle opportunità di finanziamento a livello comunitario.

Un po' se ne occupa il Dipartimento Enti Locali, un po' il Servizio per la programmazione, un po' la formazione professionale, un po' l'agricoltura, un po' l'ambiente e un po' l'industria, un po' il dott. Buffa e tra qualche giorno anche il dott. Castellan, nei loro uffici di Bruxelles, un po' il dott. Marcantoni con il suo nuovo Progetto speciale. Tutti un po'.

Risultato: molti, troppi rischi di sovrapposizioni, di risorse umane e di soldi sprecati, tante chiacchiere, nessuna vera regia politica e amministrativa, nessun interlocutore autorevole per i privati imprese, associazioni, cittadini all’interno dell'amministrazione provinciale.

Il Trentino di oggi ha diritto di partecipare e di contribuire pienamente come già avviene in altre regioni alla partita europea in termini di strumenti, possibilità di scambio e completezza di informazioni.

La Provincia Autonoma poteva e doveva soddisfare questo diritto.

L'occasione del rinnovamento della Giunta e dell'alta dirigenza provinciale, era propizia per lanciare un segnale forte a livello politico e programmatico in questa direzione, investendo della competenza europea un'apposita struttura nell'ambito dell'amministrazione.

Occasione perduta.

Cons. Mauro DELLADIO