Maggio 2006
Immigrati: prima la cittadinanza, poi il voto
E’ di questi giorni la notizia che in alcune Circoscrizioni della città di Trento è stata approvata la proposta di estendere il voto amministrativo agli immigrati. Si tratta di iniziative che preannunciano l’appovazione dello stesso principio anche da parte del Consiglio comunale del capoluogo.
Per quanto mi riguarda sono convinto che il diritto al voto amministrativo debba essere subordinato all'acquisizione della cittadinanza, la quale dipende a sua volta dall’integrazione di una persona nel contesto sociale: un’integrazione che deve essere fondata sul totale rispetto della cultura e sulla piena osservanza delle regole proprie della comunità nella quale si è stati accolti e si è trovata ospitalità. Non basta cioè rivendicare il diritto degli immigrati ad essere rispettati: occorre anche il doveroso rispetto delle leggi vigenti nella nostra comunità e quindi assoluta reciprocità.
Nel percorso verso una completa cittadinanza degli immigrati, l’integrazione costituisce il punto di partenza e non di arrivo. E deve avvenire realmente all'interno del tessuto sociale.
Non è affatto vero, quindi, che attribuendo il diritto al voto agli immigrati si migliora e favorisce la loro integrazione.
Il diritto al voto è un diritto che si ottiene avendo acquisito un preciso status: la cittadinanza.
In un recente parere il Consiglio di Stato ha ribadito che il diritto di elettorato per gli immigrati regolari non comunitari, non può prescindere da un riconoscimento giuridico sancito nell’ambito dell'ordinamento nazionale: serve cioè una modifica della Costituzione e della legge che disciplina questa materia in Italia. Modifica che compete esclusivamente al Parlamento.
E’ sulla base di questo inderogabile principio che il Consiglio dei ministri ha annullato, nei mesi scorsi, i provvedimenti adottati da alcuni Consigli comunali italiani, adducendo motivi di “illegittimità e a tutela dell’unità dell’ordinamento”.
Se queste considerazioni valgono per le elezioni amministrative, a maggior ragione esse devono essere applicate nel caso delle elezioni di assemblee con potestà legislativa (Provincie autonome, Regioni, Parlamento). Per queste ragioni esprimo la mia più ferma contrarietà alla concessione del diritto di voto agli immigrati, che non terrebbe conto di quanto prevedono la Costituzione e le leggi del nostro Paese.
Mauro Delladio, consigliere provinciale (www.delladio.com)