Gennaio 2002
Intervista al presidente della seconda Commissione legislativa del Consiglio provinciale
Trentino povero nelle infrastrutture e nel governo
Più fatti e meno parole. E’ il motto di Mauro Delladio, iperattivo consigliere regionale e provinciale giunto alla sua seconda esperienza di legislatura, esponente dell’opposizione nella fila di Forza Italia ma a cui sta stretto l’abito di “uomo di partito”. Lui si sente meglio nei panni di problem solving, cioè di persona preoccupata di raccogliere i bisogni concreti della gente, che consuma le sue energie per ottenere una risposta dalle istituzioni. Lo dimostra il numero delle interrogazioni da lui prodotte in Consiglio provinciale, tutte accuratamente motivate e pari a più di un sesto di quelle complessivamente presentate in questa legislatura e cioè negli ultimi tre anni. Sbaglia, d’altra parte, chi considera Delladio un don Chisciotte privo di “peso” nelle scelte che contano. Un ruolo forte in Consiglio provinciale, infatti, lui ce l’ha, eccome. Dal ’99 è presidente della seconda Commissione legislativa, che esamina preliminarmente ogni norma relativa al sistema economico. Uno snodo decisivo, insomma, fra i sempre più incalzanti interessi delle aziende e le risposte che il parlamento provinciale stenta a dare.
Come la mettiamo, però, Delladio, con il fatto che di leggi, negli ultimi anni, il Consiglio ne ha sfornate decisamente pochine?
Vero. Ma, guarda caso, le poche leggi di spessore che l’assemblea ha approvato sono state proprio quelle licenziate dalla seconda Commissione sotto la mia presidenza, vale a dire la legge unica sull’economia, la riforma del commercio, la nuova disciplina dei pubblici esercizi. A ciò si aggiunga che ciascuno di questi provvedimenti ha poi comportato l’analisi e il varo, da parte della stessa Commissione, dei relativi regolamenti di attuazione, di cui tutti conoscono il ruolo determinante per l’applicazione delle norme. A breve, inoltre, l’aula esaminerà un’altra legge importante già vagliata della Commissione: la riforma dell’organizzazione turistica, meglio nota come riforma delle Apt, che gli operatori attendono da oltre un decennio. I ritmi di lavoro che ho imposto ai colleghi per affrontare ad esempio la legge unica sull’economia, con un’apposita sessione di sedute nel luglio del ’99, sono stati tali da indurre alle dimissioni (poi rientrate) il vicepresidente e da attirare sulla Commissione pesanti critiche di “collaborazionismo”. Il fatto è che stringere i tempi era imposto dalla consapevolezza del grande valore di questi provvedimenti per lo sviluppo del Trentino.
Nonostante il vostro attivismo, resta il fatto che altri disegni di legge, in alcuni casi anche molto attesi come quello sulla nuova classifica alberghiera o sull’artigianato, non sono ancora arrivati in aula.
Non è colpa nostra se la maggioranza non ha dato priorità a questi testi. Come presidente della seconda Commissione sono comunque molto soddisfatto di aver dato un grosso contributo all’adozione di riforme il cui alto significato per la collettività supera i particolarismi delle etichette politiche.
Fra le leggi “economiche” approvate in Consiglio c’è n’era però una di basso profilo, quella sull’agriturismo, che l’Unione ha chiesto invano di modificare.
E infatti mi sono battuto con forza per emendarla, ma pur riuscendo a sollevare il problema, purtroppo non l’ho spuntata. Ne è scaturito un provvedimento che non garantisce la genuinità di quest’attività e penalizza sia i veri agricoltori sia gli operatori turistici impegnati nello stesso settore ma con regole molto più restrittive.
A suo avviso di cos’ha bisogno oggi l’economia del Trentino?
Di un riposizionamento favorito da politiche provinciali che, applicando il principio della sussidiarietà orizzontale, stimolino la competitività delle nostre imprese in questa fase di globalizzazione dei mercati. Per questo l’ente pubblico dovrebbe restituire ai privati tutto ciò che compete alla loro capacità di iniziativa, senza più occupare spazi nell’economia. Inoltre, rilanciare lo sviluppo economico del Trentino comporta il potenziamento di tutte le infrastrutture, da quelle informatiche con la cablatura del territorio, a quelle su gomma come strade e autostrade – Valdastico inclusa – senza dimenticare ferrovie e aeroporto. La persistente mancanza di queste politiche ci rende sempre più subalterni alla vicina Provincia di Bolzano.
A proposito, che ne dice dell’attuale crisi della Regione?
La Regione è nata per garantire l’equilibrio tra gruppi etnici diversi. Oggi quell’equilibrio è completamente saltato per l’inettitudine della classe politica che in questi ultimi anni ha governato il Trentino. Questa debolezza ha esaltato il ruolo dell’SVP che oggi, oltre alla Regione, sarebbe pronta ad assumersi anche la guida della nostra provincia. Non a caso nelle ultime elezioni politiche Magnago ha candidato anche in Trentino. Occorre perciò ristabilire il pieno rispetto fra le parti restituendo all’ente Regione quell’insostituibile mission che le due Province non possono assumersi sia nei rapporti interni al nostro Paese sia in Europa. Ma la condizione perché questo avvenga è un radicale cambiamento degli uomini e dei partiti che oggi controllano il Trentino.
Antonio Girardi