Islam: adottiamo il principio di reciprocità

 

E’ di qualche giorno fa la notizia che la Provincia ha assegnato un contributo di 46.850 euro alla comunità islamica del Trentino Alto Adige per sostenerne le attività annuali a favore degli immigrati extracomunitari dai paesi musulmani. I finanziamenti permetteranno in particolare di organizzare lezioni di lingua araba, di storia e cultura araba a figli di immigrati, incontri socio-culturali per gli immigrati e le loro famiglie perché si conoscano e possano socializzare, conferenze e dibattiti su temi di interesse socio-culturale e attualità per rimuovere i pregiudizi, far conoscere la cultura e i costumi della gente immigrata alla popolazione trentina, offrire occasioni di contatto fra gli immigrati e la comunità locale, iniziative culturali con il mondo scolastico e attività religiose a favore degli immigrati di fede islamica.

Due sono le mie osservazioni al riguardo. La prima: queste iniziative sono più orientate al consolidamento della lingua, della cultura e della religione di provenienza degli immigrati, vale a dire dell’identità e appartenenza all’Islam che a conoscere la nostra civiltà. In altri termini non sembra proprio che la Provincia utilizzi i nostri soldi per favorire l’auspicato processo di integrazione degli immigrati e della comunità musulmana in Trentino. Secondo: occorre essere consapevoli che la stragrande degli islamici arriva qui da noi con il preciso obiettivo di restare estranea ai valori essenziali della nostra civiltà. Essi vogliono rimanere “diversi” in attesa che siamo noi ad identificarci con loro. In tal senso il concetto di pace per l’Islam non ha nulla a che spartire con il nostro e assomiglia molto all’idea della tregua, disarmata sì ma alimentata dalla convinzione di raggiungere presto o tardi l’obiettivo della totale assimilazione dell’altro.

E’ allora il caso di rammentare alcuni elementi irrinunciabili per l’Islam ma incompatibili con la nostra civiltà, che riguardano in particolare il diritto di famiglia (che ammette ad esempio la poligamia), una mortificante concezione della donna (raccomando al riguardo la lettura dell’articolo di Adriano Sofri apparso su Panorama della settimana scorsa e accessibile anche in internet) e la perfetta immedesimazione fra religione e politica. Credo quindi che sia sbagliato e frutto, voglio sperare, di un grave equivoco finanziare la comunità islamica del Trentino conoscendone le oggettive intenzioni, vale a dire non solo la fedeltà a questi principi e l’impegno a perpetuarne l’osservanza a prescindere dai nostri valori, ma anche il disegno, celato e frenato adesso solo perché ancora i musulmani costituiscono qui una piccola minoranza, di convertirci prima o poi alla loro fede. Si continua invece ad accreditare – appunto con i contributi pubblici e un insegnamento edulcorato della religione nelle scuole (purtroppo anche cattoliche) e attraverso un’informazione troppo superficiale – la falsa immagine di un Islam strutturalmente tollerante e aperto al dialogo, quando quest’apertura è in realtà puramente strumentale e del tutto temporanea.

Ma non appena i componenti della comunità islamica si saranno moltiplicati anche nella nostra regione (non dovremo aspettare molti anni) questo problema emergerà inevitabilmente e forse sarà troppo tardi per affrontarlo con maggiore serietà. Nel frattempo suggerirei di adottare anche in Trentino, a titolo preventivo, il “principio di reciprocità”, consentendo ai musulmani di attuare sul nostro territorio, in particolare sul piano delle iniziative e delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei loro paesi è effettivamente consentito a chi ha un'altra fede.

 

Cons. Mauro Delladio