Giugno 2004
ISLAM E MULTICULTURALISMO
La richiesta di insegnare l’islam nelle scuole trentine formulata ufficialmente dall’Imam Braigheche in quinta commissione legislativa provinciale mi invita nuovamente ad intervenire.
Il libro “La Forza della Ragione” di Oriana Fallaci che ho avuto modo di leggere, permette di capire, anche dalle prime sdegnose reazioni registrate dalla stampa, come la scrittrice abbia nuovamente colpito nel segno. E con ancor più efficacia che ne “La Rabbia e l’Orgoglio”. Lo dimostrano le minacciose dichiarazioni rilasciate a suo tempo dall’Imam di Trento Aboulkheir Braigheche che con le sue parole (“di fronte a queste accuse ingiustificate e xenofobe non staremo certo a guardare”), appiccica subito l’infamante etichetta di “razzista” alla Fallaci, rea di non vedere nell’Islam una “religione universale” il cui contributo avrebbe favorito l’espansione di “valori universalmente riconosciuti” (quali?). Si sa che dare del razzista a qualcuno oggi significa affibbiargli un marchio socialmente infamante e non suona, quindi, molto diverso dall’invocarne la censura, la totale messa al bando se non qualcosa di peggio. Bell’esempio di tolleranza per la libertà di pensiero e di espressione! E ora si vuole la “sperimentazione” ad insegnare la cultura islamica a scuola.
Primo merito del volume della Fallaci è quindi quello di spingere le organizzazioni islamiche esistenti nel Paese a mostrare il loro vero volto. Che non è quello di una religione come un’altra, ma di un sistema unitario e totalizzante di pensiero e di vita, di una concezione della società e della storia secondo la quale è inammissibile la mancanza di sottomissione assoluta ad essa. Dichiarazioni come quelle di Breigheche ricordano l’anatema, la scomunica e la condanna senza appello scagliati anni fa dal mondo islamico contro un altro scrittore, Salman Rushdi, che, secondo ben più autorevoli Imam, avendo offeso con i suoi libri Allah meritava – e merita – di essere giustiziato. Una sentenza che, si badi bene, non è stata emessa da alcune frange islamiche fanatiche, ma espressa da chi rappresenta ai massimi livelli questa religione. Non a caso un versetto del Corano dice: “La ricompensa di coloro che corrompendo la terra si oppongono ad Allah e al suo Profeta sarà di venir massacrati o crocifissi o amputati delle mani e dei piedi, ossia di venir banditi con infamia da questo mondo”.
Che l’intolleranza nei confronti dei “miscredenti” (cristiani e non musulmani in genere) appartenga all’essenza dell’Islam, lo ha capito anche Tony Blair. Un noto laburista a lui particolarmente vicino come Trevor Phillips, ha infatti indicato nel multiculturalismo un’idea sbagliata e da sostituire, d’ora in poi, con un’attiva politica di integrazione degli immigrati. Su questo argomento in Italia e in Trentino c’è un’enorme confusione. Diversamente da quel che si pensa, infatti, il multiculturalismo non coincide affatto con la società multietnica. Quest’ultima è un dato di fatto con cui occorre confrontarsi, mentre il multiculturalismo è un progetto perseguito dall’Islam più organizzato anche nella nostra provincia. Quando dico “Islam più organizzato” mi riferisco alla rete dell’Ucoii (l’Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia) il cui responsabile culturale e vicepresidente nazionale è proprio l’Imam di Trento Breigheche.
Un progetto, quello del multiculturalismo, apparentemente condivisibile ma in realtà molto pericoloso. Mentre infatti si vorrebbe accreditarlo all’insegna di valori come il rispetto e la tolleranza prescritti dall’articolo 19 della nostra Costituzione (“Tutti hanno diritto di professare il proprio credo religioso”), esso si fonda sul relativismo culturale, secondo il quale qualunque tradizione, comprese quelle che, ad esempio, negano i principi fondamentali della nostra civiltà, possono e devono trovare rispetto e protezione legale al pari della nostra. In altri termini, in nome del rispetto, della libertà e della pacifica convivenza, il multiculturalismo mira paradossalmente ad estendere il diritto di cittadinanza nella nostra società anche a quelle organizzazioni islamiche il cui obiettivo ultimo è quello di “superare” il sistema che garantisce rispetto, tolleranza e pacifica convivenza. Parlo di “obiettivo ultimo” perché Breigheche è ovviamente il primo ad affermare la condivisione di questi valori, come pure di quelli della pace e della non violenza – è anche membro del Forum per la Pace - sostenendo, anzi, che essi discenderebbero proprio dal Corano. Ma si tratta di un’accettazione temporanea, strumentale e provvisoria, giustificata dall’attesa che la presenza degli immigrati islamici raggiunga una legittimazione (soprattutto attraverso l’estensione anche a loro del diritto di votare e di essere votati) ed una consistenza quantitativa - gli studenti islamici in Trentino sono ora circa il 5% - tali da rendere possibile alle organizzazioni da cui sono maggiormente rappresentati, non considerare più validi i principi del nostro ordinamento.
«Abbandonare il progetto multiculturale – osserva Angelo Panebianco sul Corriere della Sera – non significa certo che si debba imporre agli immigrati di rinunciare a tutte le loro usanze. Si tratta piuttosto di negare protezione legale, e indulgenza culturale, a quelle usanze, e solo a quelle, che risultino incompatibili con i nostri principi liberali. O, che è lo stesso, si tratta di operare perché gli immigrati adattino costumi e credenze in modo tale da renderli coerenti con i princìpi e le regole della nostra convivenza civile. E' stata la minaccia islamista a spingere Blair a un cambiamento di politica. Anche in Italia, su questo, bisogna cominciare ad essere chiari. Ci sono qui da noi musulmani che vogliono integrarsi, che vivono in modo moderno, e compatibile con la vita in Occidente, il loro credo religioso. Essi vanno aiutati in tutti i modi ad inserirsi. C'è però in Italia anche un Islam fondamentalista (purtroppo, si tratta dell'Islam più organizzato) che non accetta il nostro modo di vita. E' l'Islam che non vuole l'integrazione ma il riconoscimento della propria diversità culturale. E' il caso che anche noi si dica in modo netto, come ha cominciato a fare Blair, che non se ne parla proprio».
Sottoscrivo totalmente sia la posizione che l’esortazione finale di Panebianco e rinnovo in tal senso l’invito a tutti a riflettere su questi temi, anche a quei cattolici – soprattutto religiosi - che per paura o per altri motivi non intervengono nel dibattito dimenticando l’obbligo di “difendere” le radici ed i valori di fondo della nostra religione.
E questi ragionamenti li faccio - tengo a sottolinearlo – proprio in nome di quell’integrazione dei musulmani in Trentino, che deve diventare il principale obiettivo politico nei confronti degli immigrati di religione islamica presenti nel nostro territorio.
Cons. Mauro Delladio