Giugno 2001
LADINI: NO ALLA LISTA UNICA
Chiuso il capitolo delle elezioni politiche e indirizzato un sincero augurio di buon lavoro ai nuovi Ministri e Sottosegretari, è ora il caso di tornare a riflettere sui temi e i problemi della nostra realtà locale.
Se a livello romano il Parlamento ha iniziato un percorso inedito e perciò stesso denso di incognite e speranze, in Trentino il Consiglio provinciale è ormai giunto al giro di boa di metà legislatura.
Per questo quasi inesorabilmente, all’indomani di un voto nazionale il cui esito ha un valore non certo indifferente per gli assetti politici del nostro territorio, il pensiero corre già, in prospettiva, alla necessaria progettazione degli impegni che ci attendono nella prossima consultazione di rilievo, verso la quale sono già proiettati tutti gli schieramenti: mi riferisco alle elezioni provinciali del novembre 2003.
Con lo sguardo rivolto dunque a quell’appuntamento, mi permetto di esprimere ancora alcune considerazioni in ordine a quelli che potranno essere gli effetti del voto in Trentino sulla rappresentanza ladina interna alla massima assemblea democratica della nostra provincia.
Occorre infatti tener presente un dato estremamente significativo: per la prima volta le elezioni – ora provinciali - chiameranno le forze politiche e i cittadini delle nostre comunità a confrontarsi con regole totalmente innovative rispetto al passato e in parte diverse anche da quelle applicate in campo nazionale.
In sostanza, al posto del sistema proporzionale che ha sempre condizionato le logiche e i meccanismi del voto per il Consiglio provinciale del Trentino, questa volta, in virtù delle recenti modifiche introdotte nel nostro Statuto dal “vecchio” Parlamento, i consensi obbediranno a regole di tipo maggioritario.
Nella nostra Provincia si dovrà procedere all’elezione diretta di un Premier che sarà sostenuto da una maggioranza politica ben identificata.
In questa cornice elettorale del tutto inconsueta per il Trentino, c’è inoltre da considerare un’altra novità: i cittadini residenti nei Comuni della Val di Fassa potranno esprimere con i loro voti un rappresentante ladino all’interno del Consiglio provinciale.
Questi sarà il candidato che avrà ricevuto il maggior numero di suffragi nella lista capace di raccogliere più consensi nell’ambito dello stesso comprensorio fassano.
Per questo gli esponenti politici, gli amministratori e gli organismi che controllano la maggior parte dei voti in Val di Fassa, hanno palesato fin d’ora la volontà di procedere verso la formazione di una specifica lista ladina, capace di porsi come autorevole espressione della comunità locale sotto il simbolo del pastore con il corno.
Appare a tutti evidente che, alla luce delle alleanze e degli accordi politici oggi in essere, la futura lista ladina non si collocherà in alcun modo al di fuori della coalizione di centrosinistra dalla quale è governata attualmente la provincia di Trento: quindi appoggerà Dellai, in prima o seconda battuta, motivando questa linea con la necessita di garantire una forte “continuità” con l’amministrazione uscente.
Per capire di quale continuità si tratti, è sufficiente considerare come già oggi essa si manifesta anche in val di Fassa. Continuità, alla prova dei fatti, per queste forze politiche non è nient’altro che il sistematico perseguimento e la piena condivisione di interessi particolari e inconfessabili, ai fini di una disinvolta spartizione e ramificazione dei poteri relativi soprattutto al sottogoverno e agli “strumenti” di gestione di quest’ultimo, sia a livello provinciale che territoriale. Qualche esempio? Basti pensare alle Società per azioni create ad hoc o ai famosi Patti territoriali, veri e propri paravento messi in piedi al solo scopo di creare pretesti e occasioni apparentemente legittime e nobili per poter distribuire lauti compensi mensili, vincolare politicamente gli amministratori locali e assegnare consulenze d’oro agli amici, con il brillante risultato di accumulare montagne di carte senza realizzare nulla.
Sulla scorta di queste premesse, tornando alla questione della rappresentanza ladina della Val di Fassa ritengo non solo opportuno ma assolutamente necessario che, come ho già avuto modo di sottolineare nel corso di alcuni vertici politici delle minoranze consiliari recentemente convocati, anche le forze afferenti al Centro destra, impegnate a costruire una valida alternativa all’attuale “sgoverno” della Provincia e del territorio, debbano organizzare subito una lista interpartitica ladina nettamente antagonista rispetto a quella di cui certamente si renderanno promotori Dellai & soci con sponsor l’U.A.L. (Union Autonomista Ladina).
Solo in tal modo, infatti, il Centro destra potrà realisticamente andare incontro all’aspettativa di un numero notevole di cittadini e imprenditori della Val di Fassa che, alle elezioni nazionali del maggio scorso, non hanno sostenuto con il loro voto la candidatura fassana fortemente voluta, invece, dalla leadership politica oggi dominante nella comunità ladina.
Per riuscire in quest’intento occorre tuttavia riflettere e programmare fin d’ora le iniziative da intraprendere, anticipando con molta previdenza le mosse degli avversari. Aspettare gli ultimi mesi sarebbe a mio avviso un grave errore. L’esperienza delle ultime tornate elettorali ci mostra che le elezioni oggi si vincono partendo da lontano, per riuscire ad individuare gli uomini e i programmi più adeguati e sottrarre terreno agli altri schieramenti.
Solo se affrontiamo il presente con questa lungimiranza, vale a dire con lo sguardo rivolto ad un futuro che – ragionando in termini elettorali – non è poi così lontano, possiamo ambire al successo.
I cittadini del Trentino e della Val di Fassa hanno diritto di trovare nel nuovo sistema maggioritario applicato alla nostra realtà locale, la possibilità di scegliere all’interno di liste diverse, e non di un’unica lista di sovietica memoria, quelli che dovranno essere i loro rappresentanti nella massima assemblea provinciale.
Ma perché questo pluralismo accada, è indispensabile iniziare immediatamente a gettare le premesse politiche perché la competizione elettorale, anche nel mondo ladino, veda in lizza una credibile lista di Centro destra, che offra al Trentino uomini e programmi non più invischiati, come oggi accade, nelle logiche della burocrazia e del potere, ma disposti ad affrontare e risolvere i problemi della gente.