L’IRRITAZIONE DEGLI INSEGNANTI…

 

Le reazioni degli insegnanti dei licei di Trento alla mia presa di posizione rendono necessarie alcune precisazioni che non sono scuse né tantomeno correzioni di pensiero.

Innanzitutto i comportamenti “illegali” dei docenti ai quali mi riferisco non riguardano ovviamente la libertà di esprimere opinioni, bensì il preciso divieto di esercitare qualunque forma di propaganda politica e partitica in classe, che non pochi professori hanno ignorato nei giorni scorsi e non solo. E’ ora di dire forte e chiaro che un crescente numero di studenti e genitori subisce silenziosamente, anche per timore di ritorsioni, la trasformazione delle lezioni scolastiche in veri e propri comizi contro la Moratti, Berlusconi e il governo privi di qualunque invito all’approfondimento dei problemi, all’analisi e al giudizio critico sui fatti e sulle leggi. La mia non è una difesa cieca e ad oltranza della riforma della scuola, ma una sollecitazione a distinguere nettamente l’insegnamento volto a stimolare la conoscenza precisa dei provvedimenti e la critica motivata della nuova legge laddove non è condivisibile proponendo al tempo stesso adeguate modifiche, dalla “guerra preventiva” alla riforma solo perché a proporla è la Moratti. Basti pensare a quanto fosse più “accondiscendente” qualche anno fa la posizione degli stessi insegnanti che oggi si oppongono radicalmente alla riforma, verso il disegno di legge Berlinguer, peraltro non totalmente diverso da quello varato dal Ministro attuale.

Detto questo non ho mai fatto di ogni erba un fascio e sono convinto che a molti docenti, anzi sicuramente alla maggior parte di loro, non appartengono atteggiamenti di chiusura ideologica. E lo stesso vale per gli studenti dei quali solo un’esigua minoranza è favorevole e partecipa alle manifestazioni e ai cortei come quelli organizzati oggi e qualche giorno fa contro la Moratti. Il problema è che questa maggioranza non ha voce, non sa o non riesce a farsi sentire perché ancora una volta gli slogan e le urla prevalgono sull’attitudine allo studio, al ragionamento e al confronto serio e motivato di cui pure la scuola dovrebbe essere promotrice.

Ma come abbiamo visto davanti ai cancelli dell’Arcivescovile in occasione della visita del Ministro e un paio di notti fa nella sede dello stesso istituto a Rovereto, “chi semina vento raccoglie tempesta”.

 

Cons. Mauro Delladio