Novembre 2004

 

Oltre il rito annuale delle manifestazioni studentesche

 

E’ prevista oggi anche a Trento una manifestazione studentesca con concentramento davanti al liceo Da Vinci, promossa dall'Uds, Charta 91, Coordinamento Collettivi per le solite ragioni: dire no alla riforma Moratti e alla presunta “privatizzazione” del sistema. Torna quindi ancora una volta la protesta degli alunni delle superiori, diventata ormai quasi un rito collettivo, ineluttabile come l’arrivo dell’inverno. L’abbandono delle classi in questo e altri giorni è non solo tranquillamente accettato da dirigenti e docenti, ma previsto di fatto nel calendario scolastico.

Fino ai primi anni Settanta partecipare a giornate di contestazione per gli studenti era un atto trasgressivo e chi non stava a scuola lo sapeva. Oggi è invece anticonformista mettere in discussione l’adesione a questa manifestazioni: l’anomalia per studenti, genitori, insegnanti e dirigenti è scegliere di andare in aula o proporre alternative alla solita astensione dall’attività scolastica. Mai come quest’anno, poi, le motivazioni degli scioperi appaiono pretestuose e prive di fondamento. Se l’inverno scorso la visita del ministro dell’istruzione a Trento poteva offrire l’occasione di un dibattito serio sull’introduzione nella nostra provincia della riforma della scuola –  ma l’opportunità è stata vanificata dalla “rabbia preventiva” dei manifestanti schierati contro la Moratti davanti all’Arcivescovile – quest’anno il cambiamento è già stato accettato ed è iniziato in diversi istituti, senza che il nostro sistema dell’istruzione abbia subito i devastanti effetti paventati. Chi alla scuola trentina tiene davvero ha compreso che non ha senso respingere in blocco un progetto di riforma come questo, al quale vanno invece rivolte critiche anche forti ma motivate, basate su argomentazioni credibili e non su luoghi comuni. Due esempi: dove sarebbero, in Trentino, i tagli del personale e dov’è finita la presunta cancellazione del tempo pieno?

Se non condivido la perdita di giorni di scuola è perché ritengo che, prima di protestare, gli studenti hanno il diritto-dovere di conoscere e capire quanto di problematico sta accadendo sia nel sistema dell’istruzione sia nella società civile. Perché anziché andare in piazza (o al bar o a casa) non sfruttare meglio le ore già mensilmente codificate per le assemblee di classe e di istituto, che oggi nella maggior parte dei casi si riducono a vuoti contenitori? Perché anziché fermarsi alla superficie di temi e problemi di attualità o comunque extracurricolari, non approfittare di questi spazi per farsene un’opinione obiettiva? Sono convinto che questo permetterebbe agli studenti non solo di valorizzare il tempo di cui già dispongono, ma anche di avviare un percorso formativo partecipato e consapevole, capace di stimolare un dibattito serio e sereno del quale oggi – non solo nella scuola – si avverte un enorme bisogno.

 

Cons. Mauro Delladio