Marzo 2005

 

La polemica perdente delle due “assessora” provinciali Cogo e Berasi

Margheriva, il duo salva-Consiglio

 

A pensarci bene è la prima volta dall’inizio della tredicesima legislatura che il Consiglio provinciale esce senza le ossa rotte, anzi, abbastanza a testa alta, da una polemica apparentemente destinata ad infliggere l’ennesimo colpo all’immagine dell’organo legislativo. Merito, paradossalmente, proprio di chi aveva scatenato l’ambaradan: la vicepresidentessa della Giunta provinciale nonché assessora alla cultura Margherita Cogo, degnamente affiancata dalla collega assessora all’emigrazione, alla solidarietà internazionale, allo sport, alle pari opportunità (ma non più all’ambiente per cui era stata eletta) Oliva – detta Iva – Berasi. Già, perché le furenti accuse di maschilismo e mobbing  di cui l’Ufficio di presidenza del Consiglio si sarebbe macchiato ai danni della “difensora” civica Donata Borgonovo Re, scagliate dalle due politiche con la spocchiosa sicurezza di chi si sente dalla parte della ragione, si sono sorprendentemente trasformate in un boomerang. Ritenevano, la Margherita e l’Iva (per brevità “Margheriva”), che sparando ad alzo zero su Palazzo Trentini avrebbero avuto gioco facile. Che dico: facilissimo. Cosa c’è di meglio infatti, per calamitare l’attenzione dei giornali e svegliare l’interesse della localissima comunità provinciale insonnolita dall’irrompere della primavera, che denunciare, indignate, la violazione dei diritti universali di una donna, brutalmente calpestati da due consiglieri misogeni protetti e sostenuti – ecco lo scandalo – dall’Ufficio di presidenza di cui sono membri, Ufficio il cui ruolo dovrebbe per definizione rimanere sempre al di sopra delle parti e, quindi, anche dei generi? E infatti, puntualmente, la conferenza stampa della Margheriva centrava il bersaglio: le prime pagine dei quotidiani locali ne amplificano, senza risparmio d’inchiostro, strali e minacce. E il mondo sembrava crollare nuovamente addosso al “tenero Giacomo” (Bezzi). Proprio lui che – ironia della sorte – appena un anno fa si era giocato la faccia per difendere una donna. E insieme a lui la voce tonante della Margheriva scuote le vecchie mura dell’austero Palazzo di via Manci, in cui si era asserragliato l’Ufficio di presidenza per fronteggiare un’altra giornata grama.

Ma ecco il colpo di scena, la brusca sterzata degli eventi. La presunta vittima del mobbing (Borgonovo Re) si scrolla di dosso le due appiccicose madrine, dichiarando che con lei il problema della donna non c’entra nulla e confermando lealtà istituzionale al Consiglio. Consiglio il cui Ufficio di presidenza smentisce compatto le asserite pressioni sull’Università, mentre Dellai riconosce la gaffes della Cogo che, probabilmente in preda a delirio di onnipotenza, si era servita per iscritto del suo ruolo di numero due della Giunta per chiedere a Bezzi le prove dei presunti misfatti maschilisti di Palazzo Trentini. Bezzi reagisce lui pure dichiarandosi prima solidale con le donne e poi, per lettera, scrivendo a Dellai di non essere disposto a subire l’arroganza della sua “vicepresidentessa”. E infine, ciliegina sulla torta, la stessa Università di Trento nega invasioni di campo da parte dall’Ufficio di presidenza del Consiglio provinciale.

E nel volgere di poche ore il quasi gol della Margheriva si trasforma in autorete. E a nulla vale l’accanimento con cui le due tentano un disperato recupero con una seconda conferenza stampa. Il clima, ormai, è cambiato, anche i giornali se ne sono accorti e di fronte alle stizzite, altezzose e francamente antipatiche Cogo e Berasi, vien voglia un po’ a tutti, donne incluse, di schierarsi, almeno alla festa del papà, con Palazzo Trentini.

 

Cons. Mauro Delladio