Maggio 2004

Microcriminalità: a quando la formazione delle polizie municipali?

Da qualche giorno in non poche località del Trentino affiora l’esigenza di potenziare le misure di sicurezza per fronteggiare la cosiddetta “microcriminalità”. A Trento alcuni operatori economici del centro storico hanno preannunciato di voler ingaggiare guardie private che proteggano i pubblici esercizi, sempre più spesso esposti a furti, aggressioni, atti di vandalismo, ecc.. Ad Arco non tutti condividono la decisione presa dall’amministrazione comunale di privare i vigili urbani della pistola. A Rovereto si chiedono agenti di quartiere anche a tarda sera. In Valsugana sette sindaci hanno dato il via libera all’uso della pistola ai vigili in servizio notturno e in pattugliamento. L’elenco potrebbe continuare.

La questione sorge perché il fenomeno della microcriminalità è normalmente sottovalutato trattandosi di reati “minori” (anche se non per chi li subisce) rispetto a quelli pianificati dalle organizzazione malavitose. Tuttavia quando questi episodi si moltiplicano e soprattutto si ripetono con una certa frequenza, possono costituire un non trascurabile problema di ordine pubblico, per il senso di insicurezza e il disagio che si diffondono fra gli operatori e i cittadini, ma anche per il danno d’immagine subito dalle località dotate di appeal turistico.

Ed è inevitabile che questi reati, inducano prima o poi i privati – visti gli scarsi risultati finora raggiunti nel fronteggiare il fenomeno - a prendere l’iniziativa per colmare il vuoto, magari autotassandosi perché del personale specializzato permetta loro di “dormire sonni tranquilli”. Se (e solo se) la stampa dedica spazio alla notizia, come accade in questi giorni, scatta solitamente l’intervento delle forze di pubblica sicurezza e dei vertici politici provinciali e comunali che, non senza una certa irritazione per essere stati espropriati di una loro competenza stoppano l’iniziativa privata e promettono di occuparsi loro del problema. Qualcosa del genere era accaduto alcuni anni fa nella Piana Rotaliana. Si era mobilitato, allora, il presidente della Provincia in persona garantendo che di lì a pochi mesi i vigili urbani dei Comuni sarebbero stati appositamente formati in modo tale da potersi occupare non più solo di traffico ma di ordine pubblico, disponendo di un’arma ed integrando così, eventualmente anche di notte, il servizio di pattugliamento prestato dai Carabinieri. Dellai si impegnò a portare avanti un’apposita proposta di legge provinciale che, valorizzando in tal senso la polizia municipale, assicurasse ai Comuni le risorse per tutelare la sicurezza nei centri storici anche negli orari più a rischio.

C’è da chiedersi – e lo chiedo al Presidente – che fine abbiano fatto quell’impegno e quel paventato progetto di legge annunciato in pompa magna dall’assessore Grisenti e se, a fronte di quanto sta accadendo, non sia il caso di prendere finalmente sul serio il problema della microcriminalità - anche se il Trentino non è il Bronx - per dare maggiore sicurezza a tutti i cittadini abitanti in provincia di Trento.

Cons. Mauro Delladio