Settembre 2004
Musei regionali? No, la Regione al museo!
Ho letto con interesse la proposta lanciata oggi sul Corriere del Trentino da Isabella Bossi Fedrigotti di creare una mappa per promuovere unitariamente l’offerta museale esistente in regione. Premesso che dell’intelligenza di osservatori come la Bossi Fedrigotti, “esterni” e contemporaneamente “interni” al nostro territorio, Trentino e provincia di Bolzano hanno oggi estremo bisogno per sfuggire all’autoreferenzialità assicurando un rapporto dinamico fra la nostra autonomia e il resto del mondo, trovo pienamente condivisibile e tuttavia politicamente irrealizzabile l’idea della scrittrice e giornalista roveretana del Corsera. Per un motivo molto semplice: la Regione non c’è più. Svuotata di competenze, ne è stata cancellata la sostanza e ora scricchiola, perché priva di senso, anche l’impalcatura solo formalmente rimasta in piedi dell’assemblea-sommatoria dei due consigli provinciali, convocati al solo scopo di ratificare le decisioni prese dalla giunta bicefala Durnwalder-Dellai circa l’utilizzo a Trento e Bolzano delle risorse dell’ex casa comune ridotta, come scriveva qualche tempo fa il collega Walter Viola, a “cassa comune”.
Mi si potrà replicare che non c’è bisogno di una politica regionale per realizzare una brochure turisticamente appetibile dei musei presenti nelle due province. Il fatto è che una volta tagliati i vincoli istituzionali, tutto diventa terribilmente più difficile, anzi, impossibile. Basti pensare a quanto gli stessi musei trentini e altoatesini citati dalla Bossi Fedrigotti siano strettamente legati agli enti provinciali di riferimento, che ne garantiscono la sopravvivenza e il funzionamento. Lo stesso vale per le aziende turistiche, largamente sostenute dalle risorse pubbliche e la cui relativa privatizzazione sta spingendo gli operatori a privilegiare attività di promozione (erroneamente) giudicate più redditizie delle iniziative culturali come quelle proposte dai musei.
Inoltre, per un semplice depliant che reclamizzi le strutture espositive del territorio regionale e il calendario delle manifestazioni da esse programmate, non basterebbe certo un investimento condiviso dalle “Apt” interessate: occorrerebbe una vera e propria svolta strategica nella pianificazione turistica delle due Province. Il che presuppone, appunto, la ricerca di un’intesa politica in questo settore, purtroppo totalmente estranea ai progetti dell’attuale Regione-fantoccio. A questo livello, infatti, i contatti che intercorrono fra Trentino e Alto Adige sono ormai assimilabili a quelli registrabili fra Piemonte e Valle d’Aosta, o fra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
La mia è ovviamente un’analisi amara, e sarei ben lieto di essere smentito da un’improvvisa ma improbabile marcia indietro delle politiche provinciali su questo punto. Personalmente e insieme al mio partito mi sono battuto duramente contro la frettolosa liquidazione dell’ente regione, frutto del pactum sceleris fra centrosinistra trentino ed Svp, che – ecco il punto – non ha chiuso soltanto un’esperienza politico-istituzionale potenzialmente vitale per le nostre autonomie in Italia e in Europa, ma anche importanti possibilità di collaborazione da parte di soggetti pubblici e privati delle due province in molti comparti, incluso quello turistico e culturale. Resta ancora aperta, forse, un’unica ipotesi: quella di dedicare a quella che fu la Regione Trentino Alto Adige Südtirol un apposito museo.
Cons. Mauro Delladio