Giugno 2004

 

OGM: MARGHERITA DISINFORMATA E  … TRANSGENICA

 

Il fatto che la Rete Lilliput abbia immediatamente plaudito alla mozione, depositata nei giorni scorsi in Consiglio dal gruppo della Margherita al completo – primo firmatario Guido Ghirardini, e sottoscritta dal ladino Luigi Chiocchetti – con la quale si chiede alla Provincia di dichiarare il Trentino “territorio libero da organismi geneticamente modificati”, è sintomatico della funzionalità culturale e politica del partito di maggioranza al massimalismo movimentista e all’oltranzismo ideologico di certa sinistra. Come dire che, al di là delle parole, sul piano delle idee e delle proposte effettive il presunto riformismo moderato del centrosinistra scompare completamente.

A leggerne il contenuto, l’iniziativa sembra infatti dettata da motivazioni sagge e ponderate, quali la difesa della tipicità dei prodotti trentini, la volontà di offrire ai consumatori un’informazione trasparente e l’osservanza del “principio di precauzione”. In realtà la mozione funge da utilissimo “cavallo di troia” nella battaglia dichiarata no-global e verdi alle tecniche di manipolazione genetica dei prodotti alimentari che, se immesse sul mercato, a sentir loro “comprometterebbero irreparabilmente la tanto declamata tipicità locale”. Secondo, la Rete Lilliput, inoltre, l’introduzione degli Ogm avrebbe gravi conseguenze politiche, sociali ed economiche per i paesi poveri, ai quali le multinazionali impedirebbero, con l’ausilio di queste tecniche, ogni sovranità in campo alimentare.

Su questi punti è bene fare un po’ di chiarezza. Se infatti per la Margherita applicare anche in Trentino la “tolleranza zero” nei confronti degli Ogm, com’è accaduto in altre regioni d’Italia, può risultare appetibile dal punto di vista politico, va detto che questa lotta è priva di qualunque fondamento scientifico e, per questo, non è in alcun modo razionalmente condivisibile.

Innanzitutto, queste tecniche non mettono a rischio la salute delle persone. Tant’è vero che le norme dell’Unione europea proibiscono di mettere indiscriminatamente al bando i prodotti Ogm. Uno studio Ue durato 15 anni (1985-2000) ha evidenziato come le piante geneticamente modificate si comportino in modo identico a tutte le altre. Ed è dimostrato che i prodotti da esse derivati non comportano alcun pericolo per la sicurezza alimentare. Ecco perché chiedere alla Provincia di sbarrare la strada in Trentino ai fornitori delle mense che non escludano la presenza di Ogm nelle loro merci, con il pretesto di “proteggere” i consumatori da prodotti transgenici approvati e considerati sicuri dagli scienziati, risulterebbe soltanto inutile e dispendioso. A pagarne i costi non sarebbero il ministero o la grande distribuzione, ma i consumatori. Ma quel che è peggio, l’opposizione ideologica alle varietà transgeniche oggi in commercio, giudicate sane sulla base di un’ampia documentazione scientifica riconosciuta e accettata dalle competenti commissioni Ue, avrà come ulteriore conseguenza il soffocamento della ricerca in questo settore, compresa quella in corso presso l’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige.

Quanto alla tipicità, a giudizio delle maggiori società scientifiche italiane le coltivazioni transgeniche non minacciano affatto la nostra agricoltura ed in particolare i prodotti locali Dop (denominazione di origine protetta). Non esiste alcuna evidenza scientifica che permetta di contrapporre le biotecnologie ai prodotti tipici. Al contrario, sono emersi dati che documentano come sia possibile salvare le varietà tipiche a rischio di estinzione proprio attraverso l’uso delle biotecnologie. E in ogni caso prodotti tipici come il parmigiano o il prosciutto di Parma non sono certo acquistati dai consumatori perché esibiscono l’immagine fittizia di Ogm-free, ma semplicemente perché sono buoni.

Infine, è una “bufala” ideologica anche attribuire alle produzione transgeniche la responsabilità di assoggettare economicamente i Paesi poveri a quelli ricchi. Lo prova il fatto che gli stessi Paesi in via di sviluppo (come ha testimoniato in particolare una delegazione di scienziati e di rappresentanti dei piccoli agricoltori di Kenya, Nigeria, Madagascar, Sudafrica, India durante un tour di convegni in Europa all’inizio del 2003) hanno ripetutamente e chiaramente illustrato i benefici derivanti per loro dall’utilizzo delle biotecnologie. Le campagne promosse e sostenute dai no-global contro gli Ogm danneggiano quindi proprio i Paesi poveri interessati ad aumentare la propria capacità di produzione agricola con le sementi transgeniche importate dall’esterno. I vantaggi delle sementi Ogm sono legati soprattutto dalla resistenza ai parassiti dimostrata dai prodotti che si ottengono. S. Jaipal Reddy, portavoce della maggiore Federazione degli agricoltori della regione dell’Andhra Pradesh in India, ha spiegato quanto sia importante questa proprietà. «La coltivazione del cotone in India assorbe il 54% dei trattamenti antiparassitari e tra il 1998 e il 2000 326 agricoltori sono morti nell’utilizzo di queste sostanze chimiche. Con gli Ogm il danno ambientale si riduce mentre produttività e reddito crescono. Da questo punto di vista – ha concluso Reddy – gli ambientalisti che combattono gli Ogm non riflettono affatto l’interesse degli agricoltori e dei consumatori». Themsite J. Buthelezi, portavoce dei piccoli agricoltori della zona nord-est del Sudafrica, ha precisato che «mentre per le colture di cotone tradizionali servono 10-11 trattamenti antiparassitari, per quelle Ogm ne bastano appena due, con grande risparmio di denaro e salute. «Con questi risultati in appena un anno circa l’80% dei 5000 piccoli agricoltori della zona hanno deciso di utilizzare sementi di cotone Ogm».

La mozione presentata dalla Margherita in Trentino con l’approvazione della Rete Lilluput rivela, dunque, quanto la disinformazione in materia sia ancora molto forte e diffusa. Proprio per questo prima di “buttare” l’argomento in politica è allora il caso di promuovere iniziative di conoscenza e di approfondimento che abbiano solide basi scientifiche e non siano ispirate solo a pregiudizi ideologici.

Cons. Mauro Delladio