Ottobre 2001
Le conseguenze sulla macchina pubblica e sul Trentino di quest’assenza progettuale
Dov’è finito il Programma di Sviluppo Provinciale?
Fra i molti impegni che attendono il “Dellai bis” c’è anche quello, finora gravemente disatteso, della presentazione e del varo di un nuovo Programma di Sviluppo Provinciale (PSP), vale a dire del documento nel quale dovrebbe essere condensata la progettualità complessiva di cui la pubblica amministrazione è chiamata a farsi carico nel medio periodo per la crescita equilibrata del Trentino, garantendo al tempo stesso con questo strumento l’attuazione e la puntuale verifica degli obiettivi perseguiti.
Il PSP costituisce quindi una sorta di “faro” che, pur senza riprodurre le ridicole ed illusorie pretese dei piani quinquennali o comunque pluriennali (di sovietica memoria), mostra quantomeno un minimo di lungimiranza, indica la strada maestra, le tappe, i tempi e la “fattibilità” dei programmi, permettendo così alla Giunta e all’intera struttura provinciale di non procedere a tentoni e di non esporre pericolosamente la pubblica amministrazione alle molteplici “spinte” e ai continui condizionamenti provenienti da una miriade di soggetti interessati a piegare la politica e le risorse della collettività ai propri fini individuali e particolaristici.
Il Programma di Sviluppo Provinciale è dunque un adempimento importante, che qualche anno fa era stato delegificato per semplificarne la predisposizione, trasformandolo in un testo di indirizzo, coordinamento e controllo in modo da snellire anche la realizzazione dei progetti in esso racchiusi.
Il significato di questo documento è anche quello di non subordinare tutta l’attività della struttura provinciale all’unico vincolo politico-programmatico del bilancio annuale e della “collegata” alla manovra finanziaria. Le stesse dichiarazioni programmatiche iniziali rese all’Aula dal presidente della Giunta provinciale appena designato, devono poi trovare corrispondenza “operativa” e continuità nel Programma di Sviluppo per non restare lettera morta ed influenzare effettivamente il funzionamento della struttura pubblica in tutte le sue articolazioni.
Più di una volta, nella prima metà dell’attuale legislatura, il presidente Dellai aveva preannunciato che il PSP era pronto e sarebbe quindi stato proposto a breve. Da tempo, tuttavia, non se ne sente più parlare e l’impressione è che, se davvero esiste, sia stato messo in un cassetto.
Ma cerchiamo di capire cosa viene a mancare in assenza del PSP?
Scompaiono almeno tre cose essenziali per l’efficienza, l’efficacia e la credibilità di un governo.
Innanzitutto non c’è più la capacità di fissare e – ancor più – di tener ferme le priorità sulle quali si intende puntare. Un Programma di Sviluppo Provinciale, infatti, serve per “mettere in fila” i progetti e adeguare scrupolosamente ad essi la propria agenda di lavoro, mentre oggi assistiamo al triste spettacolo di una Giunta che, quanto a leggi da approvare e ad iniziative da portare avanti, obbedisce ora all’una ora all’altra delle sue componenti politiche interne. Un esempio? Di fronte all’enorme massa di disegni di legge depositati in Consiglio provinciale anche dallo stesso esecutivo, che attendono da mesi e – in non pochi casi – da anni, di essere esaminati dalle commissioni competenti o approvati dall’Aula, non è affatto chiaro a quali sarà data la precedenza e perché. Ma è proprio di questa mancanza di trasparenza e di ancoraggio ad elementi certi, che la Giunta dovrà rispondere fra due anni all’elettorato. Evocare la litigiosità permanente e quindi la vischiosità ed incertezza che ormai da anni regnano all’interno del Consiglio provinciale e ne rallentano il lavoro, è un alibi che non convince più nessuno e che non giustifica l’assenza di un vero programma.
In secondo luogo il PSP assicura un rapporto efficiente, perché fondato su basi oggettive, quindi una collaborazione efficace, fra la sfera delle responsabilità politiche e la struttura organizzativa provinciale. La prima condizione perché il motore di una macchina si accenda, non si inceppi e porti a destinazione i passeggeri è che al volante vi sia qualcuno in grado di guidare e soprattutto con in testa la meta da raggiungere e la strada da percorrere per giungervi. Se così non è il motore gira a vuoto ed essendo in folle consuma inutilmente carburante, oppure spinge inevitabilmente la vettura contro qualche ostacolo o peggio ancora in un burrone. Credo che la metafora calzi a pennello per evidenziare da un lato la situazione di stallo della struttura dei dipartimenti, dei servizi e degli uffici, che si dedicano per lo più all’ordinaria amministrazione (la gestione delle leggi e delle deliberazioni già in essere) non ricevendo particolari sollecitazioni dal livello politico, nè potendosi fidare più di tanto delle dichiarazioni d’intenti rilasciate da assessori e presidente ma non suffragate da programmi e progetti precisi. D’altro canto di questo vuoto progettuale sono indotti ad approfittare i dirigenti e i funzionari più smaliziati, per portare avanti i propri obiettivi di potere senza che nessuno se ne accorga e riuscendo abilmente ad attribuirne la paternità e la responsabilità ai politici. Basti pensare a come certe leggi e regolamenti vengono interpretati o applicati più o meno rigidamente dalla struttura provinciale competente, a seconda della convenienza e della possibilità di esercitare un controllo su un determinato settore. Ma lo scollamento della struttura rispetto alla politica dovuto all’assenza del PSP emerge ancor più se si considera la totale mancanza di coordinamento e raccordo fra i molteplici settori che compongono la macchina provinciale. Ciascuno procede per conto proprio, con propri programmi ed iniziative in proporzione all’entità delle risorse di cui ogni comparto dispone. A vigilare sull’impiego più o meno opportuno delle risorse ad esempio nel settore della sanità non può essere infatti il dipartimento affari finanziari. Nel merito delle scelte può entrare infatti solo il livello politico, a condizione però che la Giunta disponga di idee chiare e quindi di un programma nel quale le esigenze e gli obiettivi di questo o quel comparto siano armonizzati, resi compatibili e in taluni casi interattivi con gli altri settori.
Infine – ma non si tratta certo dell’ultimo problema in ordine di importanza – il fatto di non disporre di un PSP aggiornato impedisce qualunque seria verifica e accertamento dei risultati raggiunti, o anche solo dello stato di avanzamento dei progetti. E’ in altri termini impossibile misurare e migliorare l’efficacia della macchina amministrativa se le iniziative non rispondono ad un unico metodo di lavoro codificato dal Programma di Sviluppo. Ciascuno, nei diversi settori della struttura provinciale, valuterà da sè ed esibirà il proprio lavoro ed i propri obiettivi come meglio crede a prescindere da un quadro di riferimento omogeneo ed oggettivo. Sarebbe a questo riguardo interessante sapere che fine hanno fatto e come funzionano il Servizio programmazione e gli uffici ad esso collegati (come l’Ufficio analisi delle politiche pubbliche), istituiti appositamente per analizzare programmi e progetti del PSP. Serve ancora tenere in piedi un apparato creato per produrre ed accompagnare ad attuazione il Programma di Sviluppo Provinciale in assenza di esso? Perché non impiegare altrove e più proficuamente le professionalità inserite in questi uffici?
Cons. Mauro Delladio