Marzo 2005
Occorre distinguere fra servizio prestato e modalità di reclutamento degli insegnanti. Punteggi dei docenti: violati i diritti dei lavoratori.
Ho seguito la querelle in merito alla discriminazione degli insegnanti supplenti che prestano servizio nelle scuole parificate non statali (e non “private” , come si scrive per gettare discredito su questi istituti). Questi docenti sono destinati a ricevere 9 punti all’anno contro i 12 assegnati ai colleghi delle scuole statali, da una delibera approvata la settimana scorsa dalla Giunta provinciale. Gli esponenti politici del centro-sinistra e della maggioranza provinciale giustificano la decisione di penalizzare gli insegnanti degli istituti parificati con la possibilità data ai gestori di queste scuole di assumere i docenti attingendo i nominativi al di fuori delle graduatorie. Si tratta di una motivazione fuori luogo e davvero paradossale per uno schieramento che sostiene a parole di difendere i diritti dei lavoratori. Non si può infatti “premiare” o “punire” un docente a causa delle modalità con cui è ingaggiato: il punteggio riguarda esclusivamente il lavoro prestato per un certo periodo di tempo, non la natura giuridica dell’istituto presso il quale il servizio viene effettuato. Confondendo piani distinti – quello dell’attività esercitata a scuola e quello delle norme seguite dal dirigente – non si rende giustizia al diritto dei lavoratori. Tanto più che, potenzialmente, tutti i docenti abilitati possono essere chiamati dalle scuole non statali parificate.
L’altra problematica connessa all’argomento è quella dell’autonomia scolastica. Anche i dirigenti delle “statali” avrebbero infatti bisogno e diritto di assumere gli insegnanti da loro ritenuti più adeguati alle specifiche esigenze della scuola senza essere rigidamente assoggettati all’unico criterio della graduatoria, da cui l’autonomia degli istituti è gravemente frustrata.
Osservo infine che la discriminazione del punteggio è inaccettabile perché essa si aggiunge all’attuale disparità di trattamento economico patita dagli insegnanti negli istituti parificati (non certo per cattiva volontà di questi ultimi), la cui retribuzione è nettamente inferiore rispetto a quella dei colleghi delle altre scuole.
Invito quindi la Giunta provinciale a considerare attentamente la possibilità di rivedere la delibera approvata ai danni di questi docenti, per evitare gravi ripercussioni sia di legittimità sia sull’equilibrio del sistema scolastico del Trentino si cui gli istituti parificati – come ha sempre sostenuto il presidente Dellai – sono parte integrante e irrinunciabile.
Cons. Mauro Delladio