Agosto 2004
Turismo in montagna gravemente penalizzato dalla Rai nazionale.
Resoconto estivo: il tigìuno promuove il mare
Per il maggiore telegiornale della Rai l’eventualità che gli italiani trascorrano le vacanze anche in montagna semplicemente non esiste. O meglio, esiste solo nelle previsioni del tempo, che mostrano sempre nubi sulle regioni alpine come la nostra. A documentare la “distrazione” è la scandalosa razione quotidiana di interviste da spiaggia che la Rai nazionale ha propinato nei mesi estivi, sistematicamente e con abbondanza di riprese, ai telespettatori durante il più seguito tigì delle venti. I bagnanti e gli operatori turistici interpellati sui più triti argomenti sottoposti loro dagli inviati che battono – vestiti di tutto punto, microfoni alla mano e telecamere al seguito – le assolate sabbie dell’estate 2004, sono per lo più quelli della riviera romagnola. Il messaggio sotteso è chiaro: vacanza è uguale mare, anzi, Rimini e dintorni. L’unica variante è costituita dalle plaghe laziali più frequentate dai romani. E chissà in che modo queste località saranno riconoscenti ai giornalisti e ai dirigenti Rai per la formidabile pubblicità “gratuita” di cui godono in tal modo.
Di contro, alla possibilità che qualcuno scelga invece di trascorrere le proprie ferie anche nei centri di montagna di cui il nostro Paese è ricco, soprattutto grazie alle Alpi, gli zelanti speaker del tigìuno hanno riservato qualche fugace cenno verbale, mai peraltro accompagnato da immagini foss’anche d’archivio, senza le quali l’informazione dal piccolo schermo ha notoriamente un’efficacia pari a zero.
E – si badi bene – non è che alla Rai manchino sedi nelle regioni e nelle province alpine come Trento e Bolzano, perfettamente in grado di mettere televisivamente in luce la realtà del turismo estivo di montagna. Non è chiaro se la carenza di servizi in tal senso sia più imputabile al tradizionale centralismo romano o alla scarsa pressione esercitata su di esso dalle redazioni locali per documentare il fenomeno delle vacanze in questo lembo d’Italia. Propendo a credere che si tratti di un concorso di colpa.
Non riesco comunque a trattenere il disappunto dovuto all’evidente danno d’immagine arrecato alla nostra economia turistica “in quota” che, specialmente l’estate, da qualche anno patisce non solo in Trentino le gravi conseguenze di un sensibile calo di presenze. Non è infatti difficile intuire la grave penalizzazione subita dalle vacanze in montagna da questa sfacciata campagna promozionale pro-mare praticata dal principale network nazionale.
Credo però che sarebbe agevole tradurre in cifre e percentuali l’entità della discriminazione subita in termini squisitamente informativi dalle aree turistiche delle regioni alpine. Basterebbe passare in rassegna e classificare i servizi mandati in onda negli ultimi due mesi dalla Rai nazionale. Perché allora – è questa la mia prima proposta – non incaricare di quest’indagine ad esempio uno dei due uffici stampa della Provincia (della Giunta o del Consiglio)? E perché – seconda proposta – non pensare ad un’azione comune fra i presidenti della Giunta e del Consiglio provinciale (che almeno su questo punto potrebbero trovarsi d’accordo) orientata sia a stringere un’alleanza con altre regioni di montagna, con le quali studiare e porre in essere efficaci contromisure, sia a protestare energicamente presso il governo e la Rai nazionale, affinché la comunicazione pubblica renda giustizia anche al turismo e alle vacanze estive nell’arco alpino?
Cons. Mauro Delladio