Maggio 2004
Riforma della ricerca: due questioni di fondo
Mi pare che due questioni di fondo non siano emerse dal dibattito sulla riforma del sistema della ricerca e dell’innovazione, il cui disegno di legge è stato approvato venerdì scorso dalla Giunta provinciale nonostante l’astensione e le pesanti riserve dei membri diessini, la protesta dei sindacati e le obiezioni degli istituti interessati.
La prima questione attiene all’assenza, a monte del provvedimento proposto dall’assessore Salvatori, di un’approfondita e documentata analisi relativa all’effettiva situazione, allo stato di salute, ai punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema di ricerca e innovazione. Credo che per giustificare un intervento incisivo e rilevante qual è una riforma strutturale dei centri provinciali preposti a questo settore strategico per la cultura e l’economia, dall’Itc a quello di S. Michele all’Adige, occorrano dati precisi dai quali si possa ricavare la necessità e l’urgenza di questa iniziativa. Nessun dato al riguardo è stato però fornito e, trattandosi del primo progetto di riforma della legislatura, il segnale dato dalla Giunta non è quindi molto rassicurante dal punto di vista della serietà e della credibilità dell’operazione. Non lo dico solo dal punto di vista politico ma anche dei cittadini che hanno diritto di sapere e capire il perché di questa mossa. La seconda questione è una domanda sulla forma giuridica della fondazione che con la nuova legge si vorrebbe attribuire a questi istituti di ricerca trentini, attualmente enti funzionali della Provincia. Anche qui il problema è semplicemente di comprensione. Se è vero infatti che le fondazioni vivrebbero ancora, come già accade, grazie ai finanziamenti della Provincia nonostante la nuova natura privatistica di questi istituti, perché non lasciarne inalterato lo status di enti funzionali mettendo piuttosto mano agli obiettivi, all’organizzazione e ai meccanismi per garantire una maggiore efficienza ed efficacia in rapporto alla missione ad essi assegnata e alle aspettative della comunità trentina?
Non sarebbe, anzi, più agevole per l’amministrazione provinciale poter disporre con flessibilità di questi centri di ricerca e innovazione mantenendo la forma degli enti funzionali? E infine, chi ci assicura che queste fondazioni non finiscano per rivelarsi presto nuovi carrozzoni parapubblici con l’aggravante di pesare ancor più sulle casse della Provincia rispetto agli attuali enti funzionali senza alcun evidente beneficio in termini di risultati?
Cons. Mauro Delladio