Ricerca e innovazione: il paradosso trentino

Il Rapporto sulla situazione sociale ed economica del Trentino, presentato la settimana scorsa dal presidente della Giunta provinciale Dellai, individua nel deficit di innovazione uno dei maggiori punti di debolezza del nostro sistema. E anche il ciclo di incontri ospitati in questi giorni all’Itc sul binomio “Autonomia e competitività” ha messo in luce che la scarsa propensione a realizzare nuovi prodotti è all’origine dei limitati orizzonti di mercato di gran parte delle nostre imprese destinate, per questo, a rimanere non solo piccole ma soprattutto fragili e costrette ad inseguire affannosamente e spesso senza successo la rapida evoluzione tecnologica oggi in atto.

D’altra parte non c’è dubbio che – come lo stesso Dellai non manca mai di ricordare – le risorse di bilancio destinate dal governo provinciale al capitolo della ricerca siano molto ingenti ed abbiano conosciuto una forte crescita in questi ultimi anni. Non mancano inoltre sul nostro territorio centri altamente specializzati e generosamente finanziati dalla Provincia, come l’Istituto Trentino di Cultura e l’Irst, appositamente concepiti per promuovere l’innovazione soprattutto a vantaggio delle imprese.

E’ quindi paradossale che, pur disponendo di strumenti e capacità di investimento superiori a quelli posseduti per la ricerca e l’innovazione da molte aree del Paese più sviluppate della nostra, il nostro sistema soffra un grave ritardo proprio in questo campo.

Evidentemente qualcosa non funziona. La mia impressione è che il problema consista nell’assenza totale di un rigoroso controllo dei risultati. Chi si preoccupa di verificare se i soldi per la ricerca siano spesi veramente bene e in che misura promuovano e sostengano l’innovazione nelle imprese trentine? Quali ricadute sul nostro sistema economico hanno gli enti, gli istituti e i laboratori che la Provincia mantiene perché alimentino lo sviluppo tecnologico delle aziende? Ho l’impressione che questi interrogativi fondamentali rimarranno senza risposta finché anche in un settore strategico come questo la logica dell’efficienza, della professionalità e della managerialità sarà subordinata a quella della distribuzione delle “poltrone” e del denaro pubblico solo a chi appare politicamente schierato con l’attuale governo di centro-sinistra.

 

 Cons. Mauro Delladio