Ottobre 2004

Scuola: un’alternativa al rito delle manifestazioni

Quando l’anomalia diventa regola. L’annotazione sorge spontanea leggendo in questi giorni delle mobilitazioni studentesche con relativi scioperi, raduni di piazza e cortei annunciati in Trentino, come e più che nel resto d’Italia, anche per l’anno scolastico 2004-2005. Queste manifestazioni, originariamente concepite come forme di protesta, sono ormai diventate un rito collettivo politically correct, ineluttabile come l’arrivo dell’autunno o al pari delle festività di Tutti i Santi e della Repubblica. La sospensione delle lezioni è non solo tranquillamente accettata (meglio sarebbe dire subita con silenziosa rassegnazione dai più), ma addirittura sistematicamente prevista e messa in conto dai dirigenti e inserita di fatto – per arrivare all’ufficialità il passo è breve – nel calendario scolastico.

Fino ai primi anni Settanta partecipare a qualche giornata di contestazione nelle scuole, per gli studenti era un atto trasgressivo e chi non stava in classe sapeva di assumere un comportamento estraneo alla norma. Oggi è invece anticonformista e “antisistema” mettere anche soltanto in discussione questa che è diventata un’abitudine consolidata: è innegabilmente coraggioso per studenti, genitori, insegnanti e dirigenti scegliere e affermare di non aderire o proporre possibili alternative alla solita astensione dall’attività scolastica. Mai come quest’anno, poi, le motivazioni degli scioperi appaiono palesemente pretestuose e prive di fondamento. Se l’inverno scorso la visita del Ministro dell’Istruzione a Trento, poteva offrire l’occasione di un dibattito serio e dai toni anche accesi in merito all’introduzione nella nostra provincia della riforma della scuola –  ma l’opportunità è stata largamente vanificata dalle aggressioni e dalla bocciatura preventiva di qualunque cambiamento ad opera dei manifestanti “indignati” davanti all’Arcivescovile – quest’anno il processo di rinnovamento è già iniziato in gran parte degli istituti, senza che il nostro sistema dell’istruzione e della formazione abbia subito i devastanti effetti agitati da chi aizzava gli studenti ad assalire la Moratti. Chi alla scuola trentina tiene davvero ha infatti compreso perfettamente che non ha senso respingere in blocco un progetto di riforma come questo, al quale vanno invece rivolte critiche anche forti ma motivate, basate su argomentazioni credibili e non su menzogne urlate e per questo sfumate nel volgere di poco tempo (dove sarebbero i presunti privilegi alle “private” e la tanto paventata cancellazione del tempo pieno?).

Denunciando la grave perdita di giorni di scuola e il carattere fortemente diseducativo che ulteriori iniziative di protesta di questo tipo inevitabilmente porterebbero con sé, non intendo affatto negare il diritto degli studenti di conoscere, capire e discutere quanto di problematico sta accadendo sia nel sistema dell’istruzione sia nella società civile. Ma perché allora, anziché disertare le aule e la scuola – è il mio sommesso suggerimento ad alunni, genitori, docenti e dirigenti – non sfruttare meglio le ore già mensilmente codificate nell’ordinamento per le assemblee di classe e di istituto, che nella maggior parte dei casi si riducono a vuoti contenitori? Perché non “aprire” questi spazi a esperti veri e super partes concordati fra studenti e dirigenti per non fermarsi alla superficie e agli slogan ad esempio in merito alla riforma della scuola in Italia e in Trentino, alla difficile congiuntura economica, al rapporto con l’Islam, alla riforma in senso federale dello Stato, alla fecondazione assistita? Perché non investire le energie di studenti, insegnanti e – perché no – anche genitori nella raccolta di documenti e nella ricerca di importanti articoli di fondo di quotidiani e periodici di varia estrazione su questi e altri argomenti? Sono convinto che si permetterebbe così agli studenti non solo di valorizzare il tempo di cui già dispongono, ma si favorirebbe l’avvio di un percorso formativo partecipato e consapevole della coscienza civile, capace di stimolare un confronto e un dibattito approfondito e sereno del quale oggi – non solo nella scuola ma innanzitutto in quest’ambito – si avverte un enorme bisogno.

Cons. Mauro Delladio