Dicembre 2005

 

Seconde case, perequazione e compensazione urbanistica. perchè no alla legge.

 

Le questioni attinenti il blocco delle seconde case, la perequazione e la compensazione urbanistica trovano, in termini generali ed in linea di principio, un atteggiamento di non preclusione, né di ostilità da parte del sottoscritto. Ciò nonostante, osservo subito, che il provvedimento licenziato in aula è l’esito di metodi e propone strumenti attuativi assolutamente inadeguati. Il dibattito è stato fiacco a livello di opinione pubblica ed è stato limitato quasi esclusivamente al problema delle seconde case. Abbiamo assistito ad un dibattito intorno ad un disegno di legge presentato in pieno periodo estivo (26 agosto 2005), frettolosamente e senza i necessari approfondimenti socioeconomici.

Penso si possa dire che questa legge, assieme ad altre iniziative (disegno di legge sulle consulenze, proposta comitato etico ecc. ) facciano parte di un’operazione di restyling per ricreare alla maggioranza una verginità ambientale e sociale perduta.

Non possiamo dimenticare, ma affrontare i problemi nati nel tempo e correggerli e le correzioni devono avere logica e intelligenza, non possono essere peggiori del male che si vuole curare. Gli strumenti esistono, penso ai vari piani regolatori dei comuni, che sono stati gestiti in toto dagli amministratori locali, con la supervisione della Provincia. Se nel tempo si sono concretizzate alcune iniziative speculative, ciò è stato permesso da alcuni sindaci pro tempore, che hanno gestito malamente questi potenti mezzi di pianificazione urbanistica. Non voglio esaltare le seconde case, sia ben chiaro, ma riconoscere all’edilizia, in tutte le sue forme, l’importanza che ha avuto nel tempo e gli importanti effetti generatori di ricchezza e di benessere diffuso. Quanti punti percentuali di PIL (prodotto interno lordo) mancheranno al bilancio provinciale dopo l’introduzione della legge? Quante aziende artigianali dovranno cercare lavoro altrove, fuori provincia, e quanti posti di lavoro si perderanno? Senza un minimo di gradualità nell’applicazione della legge e senza la concessione di adeguati tempi per una riconversione del sistema economico, avremo serie ripercussioni sull’occupazione e si introdurranno forti penalizzazioni per tutti gli operatori interessati. La salvaguardia introdotta da questa legge porterà un blocco pluriennale dell’edilizia e notevoli costi a carico dei cittadini interessati, costi che riguardano, tra l’altro, anche l’annotazione della destinazione degli alloggi nel libro fondiario. Staremo a vedere se fra un paio di anni si avrà una diminuzione del costo degli appartamenti considerati prime case. Io sono convinto di no.

Ho l’impressione che una sorta di accecante furore antiedilizio abbia fatto perdere di vista alla Giunta i problemi reali del territorio, inducendo a mortificare la produzione della ricchezza in tutte le sue forme. In definitiva, personalmente sono stato decisamente contrario al disegno di legge proposto, innanzitutto perché manca la previsione di un periodo transitorio adeguato, per l’inevitabile aumento della burocrazia e, conseguentemente, dei costi a carico delle amministrazioni locali, prive di risorse umane e professionali. Il dispositivo non tiene sufficientemente conto dell’esistente e non parte dalla realtà per introdurre strumenti in grado di valorizzare le esperienze positive poste in essere e rimuovere gli elementi critici e negativi.

Il pregiudizio negativo nei confronti dell’edilizia, che trasuda da questo provvedimento, è un pregiudizio contro l’economia trentina e la necessità di orientare la crescita verso obiettivi davvero condivisi e sostenibili per il futuro di tutti.

Cons. Mauro Delladio