Da Unione – giornale Confcommercio del Trentino, giugno 2004
Lo sviluppo trentino è pensato come “compensazione degli ostacoli”
Delocalizzare ma con la “testa” in Trentino
«Solo qualità di impresa e specializzazione garantiranno la sopravvivenza»
di MAURO DELLADIO
vicepresidente della seconda commissione
Come ho detto in commissione e in Consiglio provinciale in occasione della discussione del disegno di legge che prevede interventi economici alle aziende, ritengo molto interessante la proposta della costituzione di fondi per la ristrutturazione e la riconversione delle imprese in difficoltà, in quanto offre una soluzione a quelle aziende che versando, in situazioni critiche, sia pure di natura transitoria, incontrano delle difficoltà ad ottenere dagli enti di credito i finanziamenti necessari per una ripresa delle proprie attività. C’è da dire comunque che la massiccia presenza dell’ente pubblico nell’economia trentina non ha alimentato, soprattutto nei giovani, una cultura imprenditoriale che oggi deve essere promossa, favorita e diffusa come avviene in altri paesi europei. Le risorse devono diventare sinonimo di qualità e intelligenza; purtroppo in Provincia di Trento lo sviluppo economico locale è centrato, come dice bene il professor Marco Dani dell’Università di Trento, sulla compensazione degli ostacoli e quindi sull’aiuto di Stato anziché sull’emancipazione degli operatori economici e quindi sulla rimozione degli ostacoli che essi incontrano nel corso delle loro attività. Io aggiungo che il calo di risorse, l’obbligo di adeguamento alle norme comunitarie, la globalizzazione e pertanto la competitività selezioneranno le aziende favorendo solo quelle che si sapranno innovare offrendo prodotti e servizi di qualità. Per questo la politica provinciale deve cambiare rotta e offrire maggiori servizi e infrastrutture alle aziende, siano esse industriali, artigianali o altro, imboccando decisamente la strada della “maggior specializzazione merceologica” e scegliendo precise aree strategiche come l’assessore Salvatori ha dichiarato ultimamente. Non ci sono più risorse per tutti come nel passato. Solo la qualità di impresa e le nicchie di specializzazione e di mercato garantiranno la sopravvivenza delle aziende e delle unità produttive del Trentino, ciò vale per tutte le imprese, siano esse turistiche o commerciali, artigianali o agricole. Lo stesso concetto vale in fondo anche per i politici. Chi non offre valide prospettive, buoni progetti e concrete soluzioni ai problemi il più delle volte è bocciato. Per questo al nostro sistema economico occorre che anche la Provincia assicuri stimoli forti volti a una iniezione di apertura all’innovazione e di flessibilità al cambiamento, Ma prima ancora di questo l’Amministrazione provinciale deve dimostrarsi più sensibile alle esigenze del comparto produttivo del Trentino. L’obiettivo numero 1 del governo Dellai in tutto l’arco della legislatura deve essere quello di indurre le unità produttive più importanti a rimanere nel nostro territorio, dove assicurano occupazione e creano ricchezza diffusa assicurando ricadute positive sulle stesse entrate del bilancio provinciale. Occorre una politica provinciale finalizzata a disincentivare la delocalizzazione delle imprese fuori Provincia. Sia chiaro: delocalizzazione non vuole dire internazionalizzazione! Per questo diventano indispensabili le grandi arterie di collegamento che favoriscono i trasporti, gli scambi e il trasferimento delle merci sia in termini di forniture che di commercializzazione. Solo la possibilità di servirsi di strade adeguate impedisce la delocalizzazione intesa come marginalizzazione di un’azienda che è costretta a spostare la propria sede fuori Provincia alla ricerca di aree industriali o artigianali collegate. Bisogna quindi dire no a processi di delocalizzazione delle nostre imprese all’estero o fuori Provincia ma anche no alla delocalizzazione del know how, ossia del patrimonio di conoscenza accumulato da un’azienda per conseguire un miglioramento qualitativo e quantitativo. Certo l’eventuale delocalizzazione fuori Provincia è una scelta strategica dell’imprenditore e spetta solo a quest’ultimo decidere in tal senso ma non deve essere in alcun modo favorita dall’Amministrazione provinciale e quindi nemmeno con l’inerzia politica di quest’ultima. La delocalizzazione può rivelarsi valida solo se ciò serve a sostenere la “testa” dell’impresa che rimane in Trentino e aiuta ad abbattere i costi. In questa prospettiva noto una grave insufficienza strategica nella politica economica della Giunta provinciale.