Da Unione – giornale Confcommercio del Trentino, novembre 2004
Delladio: “La crisi dell’industria era prevedibile”
Ora bisogna cambiare rotta, basta interventi facili e “preferenze” verso alcune categorie a scapito di altre
di MAURO DELLADIO
vicepresidente della seconda commissione
Compiti istituzionali delle commissioni legislative non è solo esaminare i disegni di legge di propria competenza ed esprimere pareri sui provvedimenti applicativi delle norme ma anche organizzare sopralluoghi informativi in ogni luogo ove si possano avere notizie utili all’espletamento del mandato dei commissari.
Ultimamente la 2° Commissione si è recata a Riva del Garda per visitare le Cartiere del Garda e a Mori nel complesso dismesso dell’ex Alumetal. Altre visite seguiranno nei prossimi mesi al fine di conoscere le problematiche delle varie realtà trentine siano esse commerciali, industriali, artigianali, agricole o altro.
Le due visite mi hanno permesso di confermare alcune riflessioni legate alla grave crisi industriale che, iniziata molto tempo fa e da molti sottovalutata, attanaglia la nostra provincia. Sicuramente la situazione non mi sembra non fosse prevedibile e un cambiamento di rotta nella politica economica era sicuramente necessario. Secondo il mio modesto avviso i tempi di recupero per creare quel sistema virtuoso che armonizzi, con una regia unitaria, tutte le esigenze dei vari settori non sono così lunghi come da più parti si vocifera. Indubbiamente per poter fare sintesi delle varie esigenze è necessario stabilire le priorità e convincere qualcuno del cambiamento dei tempi, come pure fare un passo indietro. Questo non vuol dire una minor valorizzazione di qualche settore, ma una più consapevole strategia che crei un modello di sviluppo più equilibrato al nostro territorio, alla nostra realtà, alla nostra economia.
E’ ormai necessario ritornare ad una valorizzazione delle valli e della loro economia secondo la loro vocazione. Lo spopolamento delle periferie in questi anni verso il fondo valle ha causato ingenti danni all’economia trentina in generale e allo sviluppo delle valli stesse in particolare. E’ ormai necessario cambiare radicalmente questo trend negativo poiché questo stato di arretramento economico può essere fatale per la stessa economia provinciale.
Occorre cambiare rotta abbandonando la logica degli interventi “facili”, preferendo alcune categorie rispetto ad altre, e delle urgenze come pure eliminando le cospicue spese di consulenza passate dai 37 milioni di euro erogati nel 2003 ai già 22 milioni di euro per i primi nove mesi dell’anno. Indubbiamente le spese di consulenza per particolari ben documentati motivi vanno fatte, ma l’oculatezza della spesa sarebbe d’obbligo. Inoltre non bisogna dimenticare che la PAT con la sua corposa struttura impiegatizia e dirigenziale può tranquillamente sopperire a quasi la totalità delle odierne consulenze.
Il Trentino in un sistema sempre più globalizzato deve trovare la sua strada da seguire cercando sinergie con le province limitrofe e dovrebbe privilegiare interventi infrastrutturali che risolvano i problemi dell’immediato oltre quelli a medio lungo termine.
Il contesto economico, specie in una provincia geograficamente difficile, non può prescindere da una organica e ben strutturata viabilità poiché l’accesso alle valli è strategico per tutti i settori economici, con particolare riguardo al turismo. Così pure il potenziamento delle arterie di fondo valle e l’eliminazione dei colli di bottiglia che impediscono di fatto la fluidità della viabilità debbono essere urgentemente affrontati.
L’urbanistica, che ingessa l’esistente e anche l’”archeologico” (vedi ex Alumetal) ormai necessita di quello sblocco che è richiesto da più parti e deve attenersi alle aspettative della popolazione e dell’impresa. La futura variante al Pup dovrà essere il banco di prova se si vuole una situazione oggettivamente al servizio di impresa e cittadino o la salvaguardia di antichi privilegi.
Una giusta mediazione tra salvaguardia ambientale, fondamentale per il nostro turismo e necessità dell’impresa, come dei cittadini non è così poi difficile come insegna la vicina Austria, purchè si abbandonino irrigidimenti puramente ideologici.
La burocrazia intesa nel suo più ampio senso deve essere riformata, riorganizzata e razionalizzata, poiché non è un ente a sé stante dall’economia e dalla collettività. La sua inconsistenza o la sua complessità limita l’operatività del privato e assegna alla struttura pubblica sempre più ampi poteri che penalizzano pesantemente il sistema, soprattutto quando la politica è debole e non sa informarsi, confrontarsi ed infine decidere.