Marzo 1998

Valsugana, Tesino, Pinè e Vigolana: quale sviluppo?

In pillole alcuni spunti riflessivi su una zona del Trentino che presenta una popolazione residente pari a 68.000 abitanti distribuiti su un’area di circa 1000 chilometri quadrati.

La Valsugana, il Tesino, l’altopiano di Pinè e la Vigolana, la Val dei Mocheni e la zona di Luserna sono zone potenzialmente ricche: sono territori che racchiudono ricchezze umane, ambientali, storiche, artigianali e agricole di notevole interesse.

Finora non sono state scoperte adeguatamente a causa della scarsa progettualità politica del passato. Non solo: sono mancati gli stimoli necessari affinchè tale ricchezza emergesse e diventasse più evidente.

I due Comprensori della Valsugana presentano caratteristiche economiche diverse: l’Alta Valsugana è polmone di espansione del Capoluogo e sede di attività produttive a vari livelli, la Bassa Valsugana, più vicina al Veneto, soffre di un’economia rallentata anche a causa della morfologia stessa.

La Valsugana non deve essere solo valle di transito. Deve diventare una valle che offre opportunità, turistiche e non, ai numerosi viaggiatori che la percorrono e ai residenti che la abitano.

Una precisa cartellonistica dovrebbe servire a richiamare visitatori nelle varie località. Esistono luoghi storici, geologici, architettonici e naturalistici di indubbio fascino da rivalutare, pubblicizzare e far vivere in percorsi culturali.

Itinerari gastronomici permetterebbero il fiorire di numerose attività ricettive e di ristorazione.

La commercializzazione di prodotti tipici (formaggi, salumi ecc.) integrerebbe l’offerta agrituristica, come il recupero delle molte malghe sparse sul territorio.

Il turismo equestre, integrativo alle prime iniziative di turismo rurale Leader I (Laison Entre Action de Developpement de l’Economie Rurale), se sostenuto, favorirebbe la conoscenza delle bellezze naturali ancora incontaminate della zona.

E’ necessario recuperare - bonificare il territorio limitrofo agli agglomerati urbani per offrire agli abitanti salubrità e vivibilità.

La Valsugana non ha bisogno di nuovi grandi insediamenti industriali, che hanno causato sprechi di territorio e di risorse, bensì di aziende medio piccole che si adattano meglio alle esigenze locali. Il pensiero va in particolare alle Acciaierie di Borgo che dovrebbero essere completamente smantellate creando nuovi spazi produttivi di piccole e medie dimensioni non prima di aver predisposto le alternative occupazionali.

E’ ora di smetterla con i buchi neri dell’amministrazione: i 13 miliardi dell’ultimo contributo straordinario provinciale alle Acciaierie dovevano essere investiti in un diverso sviluppo delle attività produttive.

E’ indubbio che l’artigianato debba essere maggiormente sostenuto e valorizzato.

La Provincia di Trento nell’ambito delle proprie competenze e il BIM del Brenta con i finanziamenti derivati dal sovraccanone dovrebbero sostenere la rivitalizzazione dei centri storici in modo da poter rilanciare nuove occasioni di lavoro e favorire, in sinergia con i Comuni interessati, il recupero condiviso dei molti edifici inutilizzati sparsi sul territorio (vecchie scuole, caserme ecc.) anche come centri di aggregazione per i giovani.

Allo stesso tempo occorre valorizzare le risorse idroelettriche a favore delle comunità locali, nel contesto della nuova legge provinciale sull’Energia.

L’agricoltura deve essere sostenuta puntando su coltivazioni specializzate e di qualità, ad esempio sull’altopiano della Vigolana e di Pinè. Microfiliere produttive (fragole, mirtilli ecc.) dovrebbero trovare interesse fra gli operatori agricoli assieme alla classica frutticoltura (coltivazione del melo, ciliegio, susino e pero).

La conquista di nicchie di mercato particolari garantirebbe redditi differenziati.

Le proposte possono essere molte ma è amareggiante vedere che mancano progetti esecutivi attinenti il progetto Leader II: un programma cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato e dalla Provincia autonoma di Trento e per niente utilizzato. Opportuna quindi anche una maggiore informazione fra la popolazione.

Per quanto riguarda la zona di Levico Terme in particolare è necessario un rilancio turistico della località ed un riammodernamento delle strutture termali ed alberghiere, garantendo all’utenza servizi migliori, per poter affrontare con maggior competitività la sfida che proviene da altre realtà simili presenti sul territorio nazionale, valorizzando anche l’antica località di Vetriolo, che è la stazione termale più alta del mondo.

La popolazione del Tesino ha già riscontrato ottimi benefici a seguito della realizzazione degli impianti di risalita sul passo del Brocon.

L’auspicabile potenziamento delle strutture concretizzerà quel necessario polo turistico estivo ed invernale che rilancerà la zona anche dal lato occupazionale. L’indotto, anche artigianale, che nascerà sarà notevole.

Da condividere uno sviluppo integrato che veda la nascita di iniziative nel campo del tempo libero (campo da golf a Pieve ecc.)

E’ solo un sogno? Io penso di no!

Cons. Mauro DELLADIO