Marzo 2004

Perché occorre alzare la vigilanza ed evitare la costruzione di una moschea

I centri islamici del Trentino sono nella rete dell’Ucoii

Le reazioni sdegnate alla mia proposta di impedire l’apertura di una moschea a Trento dopo la strage dell’11 marzo a Madrid, nascono da una lettura viziata dal pregiudizio: si è cioè pensato che io intendessi oppormi all’integrazione dei musulmani nella nostra comunità. Nulla di più falso, tant’è che avevo premesso con molta chiarezza la mia convinzione circa la presenza in Trentino di islamici sinceramente rispettosi della civiltà occidentale e desiderosi di inserirsi pienamente nel nostro sistema di convivenza.

Il problema da me sollevato è un altro. E riguarda una semplice misura di sicurezza, o meglio di prevenzione che dovrebbe essere adottata dopo le ultime rivelazioni dei servizi segreti. Le indagini hanno infatti accertato che anche da alcune moschee italiane principalmente dislocate in Lombardia sono partiti dei mujahiddin e dei shahid, vale a dire dei terroristi, i quali si sono recentemente fatti esplodere in Iraq.

Non si può inoltre sottovalutare che, come ha scritto il 23 marzo Magdi Allam sul Corriere della Sera, “la gran parte dei circa 400 luoghi di culto islamici presenti sul nostro territorio fanno riferimento all’Ucoii (Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia), una sigla legata alla potente rete internazionale dei Fratelli Musulmani”. Il cui leader in Italia, Hamza Roberto Piccardo, dopo l’assassinio dello sceicco Yassin, capo dell’organizzazione terroristica Hamas, ha sottoscritto anche a nome dell’Ucoii questa inquietante dichiarazione: “…la questione palestinese è di ogni musulmano. Il Jihad (la guerra santa islamica) è diventato, da questo momento, un obbligo divino applicabile a tutta la comunità”.

Si tratta – osserva Magdi Allam – di una vera e propria fatwa, un responso giuridico islamico, che intima anche ai musulmani in Italia di partecipare al Jihad contro “l’entità sionista, razzista, colonialista” uccidendo indiscriminatamente gli israeliani…”. Mi limito soltanto a constatare che alla rete dell’Ucoii guidata da Piccardo e da lui chiamata alla guerra santa appartengono anche quattro centri islamici del Trentino: quello di via Vivaldi 14/1 a Trento, quello di via Roma 16 a Dro, quello di via Fabio Filzi a Cles e quello di Largo Posta 13 a Rovereto.

In questo scenario ritengo del tutto ragionevole che, da un lato, le autorità di pubblica sicurezza alzino il livello di vigilanza nei confronti di questi centri e, dall’altro, sia quantomeno inopportuno dare il via libera, oggi, alla costruzione di una moschea in Trentino.

Cons. Mauro Delladio