12 febbraio 2005 – Auditorium Vaneze del Monte Bondone

“Problematiche del Monte Bondone”

 

Ho accettato con interesse ed estremo piacere l’invito di Azzurro Donna, tramite la Coordinatrice provinciale e amica Claudia Povoli, a partecipare a questo importante incontro per contribuire con qualche riflessione al dibattito sullo sviluppo del Monte Bondone.

Ovviamente il mio intervento non dovrà e non potrà considerarsi esaustivo, ma di stimolo all’approfondimento di alcune tematiche e quindi anche al confronto con tutti voi che avete accettato di presenziare a questo appuntamento pomeridiano. Auspico che i suggerimenti e le idee che potranno emergere da questo incontro ci permettano di capire meglio la situazione, lo stato attuale e le prospettive di intervento e successivamente di ottenere argomenti che possano essere da noi utilizzati anche nel dibattito politico comunale, provinciale e all’interno delle Istituzioni competenti.

So di essere un elemento esterno rispetto alla problematica del Monte Bondone. Infatti, provengo dalla valle di Fiemme, sede della Magnifica Comunità Generale – che storicamente è stata un formidabile esempio di gestione e sfruttamento oculato del territorio – ricavando, nel corso dei secoli, dai 20.000 ettari silvopastorali di proprietà comunitaria, ricchezza e sostentamento per gli abitanti o per i cosiddetti Vicini della stessa Magnifica Comunità.

Ma ferme restando le differenze storiche e sociali fra questi due contesti, credo che anche prendendo spunto da questa mia provenienza e dalla riflessione di oggi, la politica debba trarre motivazioni capaci di esprimere un contributo per capire quale ruolo e quale futuro possa realmente attendere il Monte Bondone in termini di sviluppo, per una migliore e più solida integrazione nel sistema economico di Trento e del Trentino.

Occorre in altre parole mettere in campo una politica attiva e concreta per il Bondone. E la prima mossa in questa direzione consiste nell’attitudine all’ascolto e alla registrazione dei bisogni e delle potenzialità, dei limiti e delle capacità, dei cosiddetti punti di forza e di debolezza di questa Montagna.

E’ chiaro che non si possono ignorare da questo punto di vista i tentativi già fatti e i documenti già prodotti dal Comune e dalla Provincia, né si devono sottovalutare i pareri degli esperti funzionari, sapendo però distinguere fra le molteplici valutazioni ed opinioni quelle dettate da interessi particolaristici o di bottega, e quelle rispondenti invece ad una più seria e comprensiva analisi dei problemi, delle esigenze e delle risorse alle quali attingere.

Ecco, io credo che la politica consista da un lato in questa capacità di tener conto di tutti i fattori in gioco, dall’altro nel selezionare attraverso il confronto con la realtà delle persone e delle situazioni concrete quelle che effettivamente meritano di essere utilizzate in funzione di un progetto.

La politica è debole quando non sa accollarsi questa fatica dell’ascolto e poi del discernimento, quando non sa assumere l’atteggiamento umile di chi è interessato a capire, a far proprio e ad imparare prima di decidere e, anzi, per poter decidere a ragion veduta e non obbedendo ad interessi “altri”, estranei alla soluzione del problema che si ha di fronte.

Questa posizione di partenza della politica vale anche nel caso dell’annosa questione della Montagna di Trento.

Si tratta con questo incontro di conoscere un po’ meglio la situazione, perché anche se è vero che del Bondone si è detto e scritto moltissimo, e forse troppo, resta il fatto che tutto questo non ha finora innescato una svolta o comunque un processo di cambiamento, tanto che quest’area sicuramente interessante e per certi aspetti pregiata del nostro territorio rischia di andare più o meno lentamente alla deriva. Per usare una metafora presa dal settore della sanità, si potrebbe dire che nonostante tutte le attenzioni e le cure alle quali è stato sottoposto in questi ultimi anni,  il Bondone è ancora ricoverato in rianimazione.

Questo è evidentemente il segno che la politica non ha finora utilizzato il metodo che prima indicavo: quello di raccordarsi davvero con chi vive il territorio e ne può quindi rappresentare veramente la realtà e le esigenze, per avere un quadro il più possibile completo di tutti gli elementi e ricavare poi da qui alcune ipotesi di intervento ancorate ad una base argomentata e convincente di ragionamenti e valutazioni.

L’incertezza sullo stato di salute del Bondone e le possibilità di “guarigione” di questa Montagna dalla sua malattia (l’incertezza, cioè, sulla sua identità, sul suo ruolo e sulle sue possibilità di rilancio) è quindi frutto di un approccio politico che è stato finora sostanzialmente strumentale. Voglio dire che dietro l’apparenza e il clamore che ha accompagnato la presentazione di proposte, progetti e dello stesso Patto Territoriale portato avanti e sponsorizzato dal Comune di Trento e dalla Provincia, e con cui si sono riempite pagine e pagine dei giornali, non c’è stata un’azione concreta, incisiva ed efficace, cioè quotidiana, di rapporto e raccordo con gli operatori che vivono sul e del Bondone e che da questa montagna traggono sostentamento per promuovere con loro un percorso di ricostruzione delle condizioni essenziali e indispensabili per ripartire verso alcuni obiettivi precisi di sviluppo.

Con il patto territoriale è stata messa moltissima carne al fuoco ma cosa, in concreto, si è fatto? Cosa si è visto? Cosa è stato realizzato? Su quali priorità si è puntato?

La verità è che ancora una volta la politica e la burocrazia hanno lasciato soli i privati interessati alla partita del Monte Bondone, e a prevalere, alla fine, sono stati soprattutto gli interessi in termini di immagine e di consenso dei vari Palazzi dell’ente pubblico (intendo Palazzo Thun e della Provincia in Piazza Dante) con tutto il loro strascico di assessori, apparati, dipartimenti, servizi, uffici e dirigenti.

Risultato: siamo ancora all’anno zero. Peggio: siccome del Bondone si è fatto un gran discutere e polemizzare negli ultimi due-tre anni, adesso si ha quasi l’impressione che non occorra più fare nulla. Prima che questo accadesse, invece, c’era almeno la consapevolezza che qualcosa occorreva fare. Oggi è scomparsa anche questa e si avvertono solo lamentazioni sotterranee e sommesse perché nessuno ha più il coraggio di intervenire.

Io credo che invece sia proprio questo il momento propizio, e forse l’ultimo, per muoversi e dare una scossa alla situazione stagnante e proprio per questo molto rischiosa che si è venuta a creare.

Certo, a leggere i documenti del patto territoriale per il Monte Bondone si resta colpiti dalla mole di soggetti pubblici e privati coinvolti nella cosiddetta concertazione e nella definizione dei progetti da finanziare (dai 6 Comuni dell’area agli albergatori, dai commercianti agli industriali-impiantisti per citare solo i più importanti). I documenti del patto trasudano di analisi, di idee e obiettivi ufficialmente passati al vaglio di tutti e condivisi da tutti, ma in realtà elaborati dalla società di consulenza di cui il Comune si è servito.

Voglio dire che c’è seriamente da chiedersi quanto di credibile vi sia nel metodo tanto decantato della concertazione e della partecipazione di tutti alle decisioni, perché il rischio è di creare con ciò solo una grande e densa cortina fumogena con cui nascondere operazioni di profilo molto basso, particolaristiche e inconfessabili.

In ogni caso i documenti del patto risalgono ormai a un paio d’anni fa. La domanda allora è: quali sono i frutti, o almeno i primi frutti di tutto quello che è stato seminato? Cosa è stato avviato se non realizzato fino ad oggi, in concreto, di tutto questo? Che ne è degli impegni che ciascun soggetto pubblico e privato si era assunto la responsabilità di attuare? Quali passi sono stati compiuti?

Ad una prima verifica sommaria della situazione, io credo che come me anche la gente possa cogliere un’unica cosa nuova, visibile e significativa sul Bondone: una cosa che però non è stata affatto introdotta dal patto territoriale.

Mi riferisco alla Gran Pista, che indubbiamente è un impianto e un tracciato sciistico di alta qualità e competitività. Ma la Gran Pista da sola – ecco il difetto e il limite strutturale di quest’opera – è un’attrattiva totalmente isolata e quindi assolutamente insufficiente e inefficace per modificare lo scenario per lo più desolato del Monte Bondone. La Gran Pista non poteva e non è, di fatto, riuscita da sola a salvare il Bondone perché accanto e attorno ad essa c’è il nulla: il nulla in termini di ricettività alberghiera, di pubblici esercizi, di servizi (e questo è arcinoto). Ma io dico soprattutto il nulla in termini di infrastrutturazione, cioè di parcheggi e di collegamenti con la città di Trento senza la quale – credetemi – il Monte Bondone non ha né oggi né domani alcun senso e possibilità di riscatto.

Dobbiamo essere molto realisti e porci due domande.

La prima è: chi è interessato, chi va e chi frequenta il Monte Bondone? I cittadini di Trento e dintorni.

Se andiamo a vedere le percentuali di frequentatori non di Trento e del Trentino scopriremo che sono nettamente inferiori rispetto ai frequentatori provenienti dal Comune di residenza o dai Comuni limitrofi. Perché accade questo? Semplicemente perché molti cittadini di Trento hanno sul Bondone la seconda casa o un appartamento in affitto e perché è la meta sciistica per l’inverno o ambientale per l’estate più vicina e grande in assoluto.

Il secondo interrogativo è: qual è il problema numero uno che ha oggi il Monte Bondone? Sono i servizi? (e per servizi intendo negozi, tabacchi, giornali, bar, posta e affini). Per alcune zone si!

Per il Monte Bondone, in senzo generale, il problema numero uno è rappresentato, lo ripeto, dalle infrastrutture, vale a dire dai collegamenti e dai parcheggi. Basta parlare con i cittadini di Trento per accorgersi che il problema che si incontra quando si va in Bondone è quello di trovare un parcheggio non troppo lontano dalle piste o dal prato o dalla casa in cui si vuole andare. E strettamente connesso se non precedente rispetto a quello del parcheggio c’è il problema della viabilità insufficiente rispetto ai flussi anche solo di poche centinaia di veicoli per non dire dei pullmann che intasano subito la sede stradale. L’insufficienza, il gravissimo deficit di queste infrastrutture essenziali e basilari è il primo vero problema di quest’area, perché agisce da deterrente rispetto a tutte le altre motivazioni che spingerebbero invece la gente (non solo di Trento ma soprattutto di Trento), a frequentare volentieri il Monte Bondone.

Se non si risolve questo problema di fondo tutte le altre soluzioni finiscono per essere vanificate, annullate e azzerate. Non serve a nulla moltiplicare gli alberghi e quindi i posti letto o i servizi se poi è così disagevole, complicato e faticoso, per una famiglia, arrivare a destinazione.

Ricorderete sicuramente che l’ipotesi progettuale del collegamento funiviario che puntava al prolungamento della funivia Trento-Sardagna è stata accantonata e scartata già da diversi anni perché ritenuta troppo impattante dal punto di vista ambientale ed eccessivamente costosa. Sempre per motivi ecologici non è stata neppure presa in considerazione la proposta di potenziare e ampliare la viabilità di accesso per snellire e fluidificare i flussi di traffico. E questa può essere una scelta comprensibile e accettabile. Non si riesce però a capire perché non vi sia la benché minima intenzione di individuare e perseguire un’alternativa rispetto a queste soluzioni già scartate in passato. Non si riesce a comprendere ad esempio perché dopo aver escluso l’infrastruttura funiviaria (che peraltro era la più ecologica) e dopo aver escluso la soluzione stradale non si discuta neppure dell’ipotesi-rotaia, vale a dire della proposta di realizzare una cremagliera.

Quella della cremagliera è una prospettiva assolutamente rispettosa del paesaggio e che appartiene alla tradizione del nostro territorio (pensate a quanti trenini di montagna c’erano un tempo e sono poi stati smantellati). Non solo, questa soluzione si è rivelata vincente in varie località analoghe al Bondone dove è stata sperimentata ed è in funzione da anni se non da decenni. Non so se siete mai saliti, ad esempio, sulla stupenda cremagliera che sale da Garmisch allo Zugspitze. A Garmisch esistono enormi parcheggi di fondovalle che eliminano alla radice il problema del traffico e tutti gli sciatori e i frequentatori della montagna – nessuno escluso - utilizzano la cremagliera. Se provassimo ad azzardare un’analogia fra Trento e Grarmisch e quindi fra il Monte Bondone e lo Zugspitze forse ne ricaveremmo qualche importante indicazione a favore del trentino di montagna, le cui dimensioni da noi sarebbero fra l’altro di gran lunga inferiori rispetto al caso tedesco.

Intendo dire che stazioni turistiche di montagna che, come il Bondone, sono prive di caroselli sciistici e non sono raccordate con altre località e quindi sono isolate rispetto a circuiti impiantistici e di servizio, per vivere hanno assoluto bisogno di avere collegamenti diretti, agevoli e veloci con un centro urbano di riferimento.

E il centro urbano di riferimento con cui essere collegato per vivere, per il Monte Bondone è Trento.

E qui apro una parentesi importante.

Il Monte Bondone non è un paese e neppure un sobborgo o una frazione con una propria identità e tradizione. Il Monte Bondone è solo ed esclusivamente la montagna di Trento (e degli altri piccoli Comuni circostanti). O si prende atto di questo, oppure si continuerà ad esporre il Bondone al rischio di un’urbanizzazione sconsiderata, disordinata e alla fine puramente speculativa perché completamente sconnessa da una logica: e la logica è che questa è la montagna, il polmone naturale, il parco alpino di Trento. Il più bello e – verrebbe da dire – anche il più vicino se vi fosse la possibilità di salirvi senza imbattersi nei disagi attuali.

Da questa logica consegue che, come dicevo prima – ma insisto perché è importantissimo – che la priorità del Bondone non riguarda i servizi ma le infrastrutture di collegamento e i parcheggi. Per le infrastrutture ritengo che l’ipotesi più realistica, sostenibile e tutto sommato anche economica dal punto di vista dell’investimento sarebbe quella della cremagliera. L’utilizzo della cremagliera potrebbe essere incentivato ad esempio imponendo drastiche limitazioni al traffico veicolare e assicurando la mobilità fra le varie località in quota del Monte Bondone con mezzi ecologici. A quel punto ovviamente anche il problema dei parcheggi sarebbe ridimensionato. O meglio: sarebbe spostato sulla città che, come Garmisch, dovrebbe dotarsi di parcheggi “di struttura” e interrati nelle immediate vicinanze della stazione di partenza.

Nel frattempo tuttavia occorre realizzare comunque sul Bondone più parcheggi, anche interrati, per assorbire meglio il traffico attuale.

Io credo che questa proposta della cremagliera a Trento per e dal Monte Bondone possa e debba essere uno dei temi forti di un candidato Sindaco e di un’amministrazione comunale che voglia governare con una certa lungimiranza questa porzione importante del nostro territorio, che merita di essere integrata meglio e più organicamente con la città e i dintorni.

Solo se l’amministrazione comunale insieme all’amministrazione provinciale si decideranno a sciogliere questo nodo di fondo, per risolvere il quale credo che anche molti privati e semplici cittadini siano disposti a dare un contributo, solo allora avrà senso portare avanti anche i progetti di valorizzazione naturalistica, ambientale e turistico-sportiva del Monte Bondone di cui anche il patto territoriale si rende in parte interprete.

Penso prima di tutto alla valorizzazione naturalistica e al progetto di riordino viario della Piana delle Viote, depositato nel luglio 2004, che prospetta alcuni interessanti interventi per riportare quest’area di grande pregio ambientale al centro dell’attenzione dei visitatori. L’orto botanico va già in questa direzione e sa attirare non poche famiglie e visitatori di Trento interessati oltre che al Buonconsiglio, al Duomo e alla cucina trentina anche a questa porta di ingresso delle Api, a questo parco naturale alpino e a questa montagna ricca di particolarità con un ambiente per certi aspetti unico e ancora in gran parte incontaminato.

E’ necessario ricordare che uno sviluppo di una zona non potrà mai prescindere dalla presenza umana di tipo escursionistico, sportivo e in parte residenziale anche se entro i limiti propri di una propaggine di città, e non di sobborgo con una identità autonoma cui a accennavo prima. Il carico antropico dei numerosi visitatori o sportivi che fruiranno in futuro delle bellezze naturali della conca delle Viote dovrà essere gestito introducendo soluzioni di supporto e di smaltimento studiate nel miglior modo possibile.

Comunque lo sviluppo di una qualsiasi zona avrà dei costi ambientali, anche se la fruizione delle risorse sarà di tipo sportivo e/o naturalistico.

A proposito di sport io credo che due debbano essere gli indirizzi da seguire perché particolarmente congeniali a quest’area alpina.

Il primo indirizzo è quello che corrisponde al recupero di una tradizione. Ricorderete infatti che il Bondone era per lo sci la montagna storica del Trofeo Topolino, la gara di discesa per bambini e campioncini emergenti, alla quale hanno partecipato da piccoli i vari Tomba, Thoeni, Stennmark, Compagnoni eccetera.

E’ vero che ormai da anni il Bondone ha perso questa importante vetrina per giovani promesse del circo bianco, ma è anche vero che di quella grande manifestazione internazionale promossa da televisioni e mass media in Italia e in Europa  il Bondone conserva ancora l’immagine. Se c’è insomma un motivo per cui questa Montagna è stata conosciuta ed è diventata nota al di là di Trento e provincia questo è il Trofeo Topolino, il cui nome nella memoria di molti è, nonostante tutto, ancora associato e abbinato al Bondone.

Per questo dico che al di là dell’ipotesi più o meno remota di riuscire a riportare un giorno questa manifestazione sul Bondone, è tuttavia possibile sfruttare al meglio la scia vincente di quest’immagine, promuovendo il Bondone come montagna dell’iniziazione allo sport per i giovanissimi, per i bambini con le loro famiglie. Le piste da sci sul versante del Montesel, per le loro caratteristiche di media e bassa difficoltà sono particolarmente adatte a chi inizia a compiere i primi passi in questa disciplina insieme ai genitori. Ma oltre allo sci vi sono tanti altri sport invernali che oggi potrebbero trovare sul Bondone “campi-scuola” per i piccolissimi lanciando questa montagna come la base per imparare e da cui partire quando i genitori vogliono avviare i bambini a queste pratiche.

Credo che lo stesso si possa concepire per gli sport non invernali da praticare in mezzo alla natura, dall’orienteering all’escursionismo alle palestre di roccia, sempre per i bambini o per chi è alle prime armi, vuole apprendere i primissimi rudimenti di una disciplina sportiva sana e da vivere in mezzo alla natura. E’ attorno a quest’offerta turistico-sportiva per i più piccoli e per famiglie che possono nascere servizi ad hoc che comprendano le attività di noleggio materiali e attrezzature, punti di ristoro, guide e mastri delle diverse discipline anche innovative.

Un altro aspetto non secondario e da non trascurare attiene ai divieti troppo spesso imposti dall’ente pubblico – Comune, Comuni e Provincia – che vanno a colpire e a penalizzare ingiustamente anche i proprietari delle aree coinvolte dal progetto. Questi vincoli, se imposti senza adeguate contropartite e comunque con motivazioni inadeguate e ideologiche rischiano di provocare crisi di rigetto da parte dei soggetti direttamente interessati e dei visitatori. Penso alle sbarre chiuse con il lucchetto e piazzate senza nemmeno preoccuparsi di avvisare i proprietari dei fondi.

Bisogna far vivere la montagna.

Occorre mantenere la presenza umana per tutto l’anno.

Agevolare, rendere dignitose e non difficoltose le condizioni di vita per chi decide di abitare in quest’area pur appoggiandosi alla città o ai paesi circostanti per i servizi.

Mi permetto di ricordare qui con particolare piacere e soddisfazione l’aiuto che ho profuso nei confronti di un gruppo di giovani per la costituzione dell’associazione Snowboarder trentini e per metterli in contatto sia con gli assessori di merito comunali e provinciali, sia con gli impiantisti per la realizzazione e la manutenzione del parco. Il mio aiuto sia finanziario che organizzativo - burocratico ha permesso  la fondazione dell’associazione e l’offerta di piste dedicate e riservate alle tavole sugli sci, oggi particolarmente opportune anche a tutela della sicurezza degli sciatori. La tendenza è infatti sempre più quella di separare le piste per snowboard da quelle per gli sci tradizionali recuperando aree marginali non altrimenti utilizzate.

Penso infine che sia necessario trovare il modo di collegare l’offerta turistico-naturalistico-sportiva del Bondone non solo con Trento ma anche con la vicina Valle dei Laghi in funzione delle numerose attrattive naturalistiche di quella zona fino al Garda.

Si creerebbe così un circuito turistico interessante che da Trento porta fino al Basso Sarca attraverso il Bondone. Lo dico perché ormai per essere competitivi nel turismo occorre costruire sistemi, percorsi e pacchetti articolati e tali da andare incontro alle diverse sfaccettature della domanda di vacanza e tempo libero, offrendo motivazioni diversificate per tutti i gusti e le età.

Un’ultima osservazione riguarda il Centro di ecologia alpina delle Viote, dove il Trentino dispone di un osservatorio naturalistico di ricerca sulla flora e la fauna tra i più significativi in Italia e in Europa. Disperdere il patrimonio di questa sede in quota sarebbe un vero peccato. Ritengo quindi che occorre impedire con tutte le nostre forze che la riforma del settore della ricerca proposta dalla Giunta Dellai e che proprio in questi mesi si sta discutendo in Consiglio provinciale, costringa il Centro Ecologia Alpina a chiudere per unificarlo all’istituto agrario di S. Michele all’Adige, dove i centri di studio sull’ambiente diventerebbero un’unica fondazione provinciale.

Mi pare che fortunatamente il Comune di Trento sia ostile a questa prospettiva che va assolutamente respinta per garantire al Monte Bondone la presenza di questo importante punto di riferimento per i ricercatori impegnati ad approfondire i temi e i problemi della natura e dell’ambiente.

Credo e spero di aver portato al dibattito elementi non solo di critica ma anche di valutazione e proposta, che possono stimolare la nostra discussione di oggi ma possano anche permetterci di sottoporre agli amministratori competenti alcune idee che forse meritano di essere approfondite e tenute in considerazione se davvero i politici trentini hanno a cuore questa bellissima Montagna.

Grazie.

Cons. Mauro Delladio