25 settembre 2004 – malga Stramaiolo Alta

“Il Trentino verso l’Europa. Altopiano di Pinè: quale realtà e futuro economico e turistico?”

 

Desidero innanzitutto salutare tutti voi e rivolgere un ringraziamento caloroso per l’invito ricevuto dalle amiche di Azzurro Donna. Saluto e ringraziamento che indirizzo in particolar modo a Claudia Povoli – presidente del Movimento – che si è davvero prodigata per concretizzare questo importante e interessante momento di convivenza, riflessione e confronto.

Il tema centrale del dibattito di oggi è il turismo: uno fra i più rilevanti generatori di ricchezza per il nostro territorio. Una ricchezza sia diretta che indiretta che, con le tasse versate dalle molteplici aziende coinvolte in questo comparto, rimpingua ogni anno il bilancio provinciale e, sotto forma di lavoro e occupazione, servizi e indotto permette di tenere alto il livello del nostro benessere e la nostra qualità della vita.

Prima di entrare nel merito delle osservazioni che proporrò in merito alla realtà locale dell’altopiano, voglio sottoporre alla Vostra attenzione alcuni aspetti legati alle politiche e alle norme vigenti in materia di turismo, e precisamente la nuova legge provinciale che da ormai quasi due anni disciplina la promozione turistica in provincia di Trento.

Mi riferisco evidentemente alla legge numero 8 dell’11 giugno 2002, approvata quindi nella scorsa legislatura e che tuttavia risulta ancora in gran parte da attuare. Infatti solamente 5 delle 15 Apt di ambito previste dalla normativa hanno preso vita in virtù della legge e hanno iniziato ad operare.

E’ risaputo, inoltre, che il progetto di TrentinoTis, relativo alla società cui la Provincia e alcune associazioni del settore avevano affidato la gestione del portale informatico creato per la promozione e la commercializzazione on line dell’offerta turistica del nostro territorio, non è mai riuscito a decollare davvero e oggi si trova ad un punto morto essendosi di fatto arenato.

La stessa Trentino SpA, società portante del settore e caposaldo della riforma, solo formalmente privata ma in realtà dotata di un capitale di maggioranza costituito da soldi pubblici, che doveva essere lo strumento principe per l’attuazione della politica turistica della nostra provincia, non appare ancora all’altezza delle aspettative, né dimostra efficacia ed efficienza nelle iniziative.

L’ambiguità della riforma, nata da un compromesso al ribasso raggiunto fra alcuni consiglieri della minoranza della passata legislatura e l’allora assessore al turismo Marco Benedetti,  si è completamente rivelata nell’incapacità di coinvolgere effettivamente, con la necessaria determinazione, la componente privata nel Consiglio di Amministrazione della Trentino SpA.

Le gravi incertezze nella costituzione del fondo a sostegno del turismo, senza il quale è impensabile il funzionamento delle nuove Apt d’ambito, e una palese mancanza di progettualità politica, stanno alla base di questo stato di confusione e disorientamento, oggi fortemente denunciato dagli operatori del settore.

Mancano, ancora una volta, le idee ed il coraggio di decidere, nel bene e nel male, assumendosi fino in fondo la responsabilità delle scelte per avviare un’autentica svolta e rendere nuovamente competitiva la nostra offerta di vacanza nel mercato nazionale, europeo e globale a fronte di una spietata concorrenza esterna.

Che fare quindi?

A mio e nostro avviso occorre innanzitutto un’efficiente e moderna programmazione, accompagnata da estrema chiarezza nei ruoli e nei compiti che i diversi soggetti pubblici e privati coinvolti devono assumersi sul campo, ed un approccio aggressivo e rigoroso alle strategie di mercato.

La Conferenza di informazione che sarà convocata a breve per esplicita richiesta presentata dal gruppo di Forza Italia, permetterà di fare il punto della situazione coinvolgendo tutte le forze politiche rappresentate all’interno del Consiglio provinciale. Quello che vogliamo è essenzialmente una verifica a 360 gradi dello scenario attuale in rapporto ai provvedimenti adottati dalla Provincia, per individuare le norme più adeguate e funzionali al rilancio del comparto sfuggendo ai soliti luoghi comuni, ai preconcetti e alle interpretazioni ideologiche, a causa delle quali non è stato possibile avvicinarsi alla soluzione dei problemi. Problemi che non toccano solo il turismo, ma hanno una portata trasversale interessando un po’ tutta la società trentina. Una trasversalità che è stata colpevolmente trascurata trascinando per ciò stesso il comparto nelle secche attuali.

Al riguardo Forza Italia ha anche presentato e depositato in Consiglio provinciale lo scorso mese di maggio, un proprio disegno di legge che propone alcune rilevanti modifiche alla legge approvata due anni fa.

I cambiamenti che intendiamo portare avanti puntano a valorizzare e ad allargare la rappresentatività nel Coordinamento provinciale per il turismo; a costituire il fondo per il turismo con l’introduzione di incentivi fiscali; ad allargare e coinvolgere maggiormente i soggetti privati nella Trentino SpA e altro ancora.

Con spirito propositivo ci siamo posti l’obiettivo di essere interlocutori seri e concretamente impegnati a correggere la norma in vigore, che lo stesso Assessore provinciale Mellarini è consapevole di dover perfezionare. Credo che non vi possa essere da parte di una forza di opposizione una dimostrazione migliore del senso di responsabilità nei confronti delle imprese turistiche e dell’intera comunità trentina. Un senso di responsabilità sconosciuto ed estraneo, purtroppo, a molti altri partiti. Non a caso fino ad oggi, e nonostante gli impegni programmatici assunti proprio un anno fa davanti a tutti i trentini nel corso della campagna elettorale, la maggioranza e la Giunta che governano il Trentino non hanno ancora presentato e depositato alcun disegno di legge orientato ad emendare in modo significativo questa brutta riforma!

Rimaniamo tuttavia fiduciosamente in attesa di questa iniziativa politica della quale la nostra provincia turistica ha vitale bisogno.

Ogni angolo del nostro territorio presenta infatti peculiarità e bellezze da far conoscere, da proporre adeguatamente e quindi da vendere sul mercato. Sì, vendere! Perché tutti i trentini sono in qualche misura “gestori” di un patrimonio naturalistico, ambientale e culturale di straordinaria bellezza e di inestimabile valore, ereditato dalle generazioni passate, che va quindi utilizzato saggiamente condividendolo con gli abitanti di tutto il mondo.

Ogni zona, ogni realtà territoriale di questa piccola provincia ha da offrire luoghi, storia, cultura, architettura, palazzi, percorsi naturalistici o enogastronomici assolutamente unici a livello internazionale, che chiunque deve poter conoscere e apprezzare facilmente e pienamente.

Tuttavia oggi non poche aree del Trentino presentano grandi potenzialità turistiche ancora inespresse o non completamente riconosciute, valorizzate e proposte al pubblico.

Si tratta allora di richiamare finalmente l’attenzione e la curiosità su questi territori, sulle loro diversità e i loro pregi per comporre come in un mosaico le tessere della nostra offerta turistica.

Non ci rendiamo ancora sufficientemente conto dei formidabili “giacimenti” naturalistici, paesaggistici e storico-culturali che, se trattati e proposti con intelligenza e visione strategica, potrebbero essere trasformati in particolarissime attrazioni turistiche e di vacanza, dalle quali le nostre comunità di valle trarrebbero un prezioso beneficio. Poche volte ci fermiamo ad osservare e a riflettere sul “tesoro” da cui siamo circondati. Poche volte ci guardiamo attorno con gli occhi del forestiero.

L’albero con una particolare forma, l’originale conformazione di una certa zona, un fenomeno naturale particolare … possono diventare, in questa prospettiva, un potente richiamo per il turista.

Punto di partenza di quest’approccio è allora l’identificazione e il censimento – e direi una vera e propria mappatura – delle aree e dei punti dotati di risorse turistiche di vario tipo nell’ambito di un determinato territorio o di una valle, considerando le interconnessioni anche eterogenee con le zone limitrofe e circostanti.

Per realizzare questo obiettivo occorre evidentemente interessare e coinvolgere tutti: residenti, operatori, turisti affezionati, consulenti in materia, la cui collaborazione fornirebbe un grande e costruttivo contributo per mettere in fila le idee, le proposte e le opportunità, comprese quelle normalmente ignorate o trascurate. E’ questo il cosiddetto metodo del brainstorming, termine in inglese per designare la “tempesta di intuizioni” da cui ha origine il pensiero creativo, cioè l’indicazione del maggior numero possibile di soluzioni originali emergenti dal confronto spontaneo e “senza rete” di un gruppo di soggetti, dalle quali trarre poi come si suo dire “fior da fiore”, selezionando quelle che appaiono più indovinate e vincenti anche rispetto alla domanda e al mercato.

In altre parole, sarà servendosi maggiormente della fantasia che arriveremo alla formazione dell’offerta turistica locale o di zona, sfuggendo al rischio dell’appiattimento, dell’omologazione e al tempo stesso coordinando le specificità territoriali in un quadro complessivo unitario, ricco di proposte e al tempo stesso profondamente rispettoso delle diversità.

Per qualsiasi ambito, omogeneo e non, si possono e si devono identificare e sostenere, in termini di promozione e di commercializzazione anche fuori provincia, i progetti che abbiano i necessari requisiti da un lato dell’originale radicamento nel territorio e dall’altro della fattibilità.

Ritengo che queste considerazioni siano applicabili soprattutto in quelle zone situate al di fuori dei principali contesti e itinerari turistici oggi conosciuti in Trentino. Occorre infatti integrare nel sistema dell’offerta di vacanza i siti e le località da noi ordinariamente classificate come periferici perché collocati ai margini dei poli di attrazione e gravitazione turistica della provincia e della stessa regione.

Lo strumento che più corrisponde a questa strategia politica e alla metodologia promozionale utilizzabile alla luce di questa ipotesi di lavoro, potrebbe essere quello del Patto territoriale.

Si tratta tuttavia di rivisitare e di modificare radicalmente la logica di controllo dei consensi politici e di cooptazione delle amministrazioni locali, che fino ad oggi ha governato l’introduzione dei Patti territoriali da parte della Giunta provinciale. E’ necessario che il Tavolo del Patto sia effettivamente sede delle scelte e delle decisioni e non solo il punto di raccolta di obiettivi poi manipolati altrove.

Solo se i soggetti pubblici e privati si assumono fino in fondo la responsabilità di un territorio, senza cedere a ricatti esterni di alcun genere, sarà possibile individuare i progetti e gli interventi realmente necessari allo sviluppo complessivo, sociale ed economico, e quindi anche alla promozione turistica dell’ambito.

Sotto questo profilo devo dire che il Patto territoriale dell’Altopiano di Pinè, nato dalla proposta formulata e inoltrata dalle amministrazioni locali e dagli operatori economici alla Giunta provinciale di Trento nel marzo 2001, costituisce un valido esempio di autonomia e capacità propositiva, perché con questo strumento si è davvero riusciti a redigere il libro delle idee finalizzate alla crescita e alla valorizzazione di quest’area, senza escludere la possibilità di ulteriori integrazioni.

Molte sono le linee richiamate nel documento, che spaziano dal recupero ambientale alla realizzazione di infrastrutture sportive adeguate per una effettiva bistagionalità, dalla valorizzazione di percorsi pedo-ciclabili al potenziamento e all’incentivazione delle risorse umane e dei prodotti locali, e molto altro ancora.

Una delle linee direttrici del Patto prevede in particolare, il risanamento delle acque dei laghi e dei torrenti. Qui il pensiero corre subito al lago di Serraia, turisticamente penalizzato da anni a causa del fenomeno dell’eutrofizzazione delle acque: com’è noto infatti le acque impoverite di ossigeno hanno favorito la comparsa delle alghe, costringendo il Sindaco ad emettere, puntualmente, di anno in anno, l’ordinanza che vieta la balneazione nei mesi estivi.

Ma il lago non è uno stagno: il lago dà immediatamente una sensazione di limpidezza, di frescura e costituisce in quanto tale un invito per il turista.

Lo stagno, al contrario, è sinonimo di acqua stantia, alle volte marcia e puzzolente.

Il lago – i laghi di Serraia, della Piazze e delle Buse - sono senza dubbio la principale attrattiva dell’Altopiano.

Non sto ad approfondire ulteriormente il tema, perché sul lago di Serraia in particolare, è stato detto e scritto di tutto. Numerosissimi sono i documenti tecnici e politici, le mozioni, le interrogazioni depositate in Consiglio provinciale. Molte sono state anche le prese di posizione di amministratori, agricoltori, albergatori, operatori turistici, commerciali e della ristorazione.

E’ di pochi giorni fa la notizia che è stato depositato un esposto in Procura contro ignoti, il cui scopo è quello di dare una forte scossa al sistema, soprattutto a quello politico, perché siano analizzate e individuate le cause che sono all’origine del degrado dello specchio d’acqua di Serraia.

Mi permetto, senza pretendere di rilevare verità incontrovertibili, ma semplicemente alla luce dei fatti e della documentazione esistente,  di identificare nel biotopo a monte di Serraia e nei fanghi di fondo del bacino, i maggiori elementi che hanno determinato il deterioramento del lago.

Il contenimento dell’areale del biotopo e il drenaggio del lago che consente di rimuovere il deposito di fanghi depositati nel corso degli anni sul fondo del bacino, permetterebbero a mio modesto avviso di rivitalizzare Serraia in tempi brevi e soprattutto con costi inferiori rispetto a quelli previsti dagli interventi prefigurati e che rischiano di non risultare risolutivi. Con i quasi due milioni di euro previsti per avere un adeguato sistema di ossigenazione forzata, si pulirebbe in maniera definitiva il fondale del lago che ha dimensioni abbastanza contenute: 1.250 mt di lunghezza, 300-600 metri di larghezza e 18 metri circa di profondità.

Il dato certo è che finora molto si è discusso, troppo si è già speso ma nessun risultato è stato raggiunto! L’ordinanza che impone il divieto di balneazione è il segno più evidente della negligenza e del totale fallimento dei vari soggetti istituzionali che avrebbero dovuto risolvere il problema una volta per tutte.

Per finire una nota polemica. Nei giorni scorsi è stata depositata un’interrogazione in Consiglio provinciale da parte del collega dei DS Roberto Pinter.

In questo documento si chiede al presidente della giunta se l’attuale pompaggio dell’Edison SpA dal lago di Serraia “contribuisce a peggiorare la qualità delle acque, se non sia opportuno procedere con determinazione alla individuazione e rimozione delle cause dello stato delle acque di Serraia”, ed infine “se non intende verificare la concessione in essere al lago delle Piazze e il prelievo a Serraia al fine di misurare l’esatto prelievo e la conformità con l’atto di concessione”.

Ricordo a tutti voi che il collega Pinter è stato vicepresidente della giunta Dellai nella passata legislatura e, ancora più grave, che era contemporaneamente anche assessore all’urbanistica e alle fonti energetiche.

Lascio a voi il commento finale.

Grazie per l’attenzione

Cons. Mauro Delladio