4° CONGRESSO DI FORZA ITALIA
DEL TRENTINO
TRENTO 28 MARZO 2004
intervento del Consigliere provinciale-regionale Mauro DELLADIO
(Introduzione)
Care amiche e cari amici!
Onorevoli!
Voi pensate che io voglia dirvi che dobbiamo volerci bene, che dobbiamo dimenticare il passato e che una nuova fase politica per Forza Italia si apre all’orizzonte.
Ebbene sì!
Ma non prima di avervi proposto alcune riflessioni che ho maturato in questi lunghi anni di attività politica, dopo esser stato confermato per la terza legislatura in seno al Consiglio provinciale e regionale.
Oggi celebriamo il quarto congresso di Forza Italia del Trentino e come negli altri appuntamenti del passato vi dirò, libero da ogni condizionamento, il mio pensiero.
Le elezioni provinciali-regionali dello scorso ottobre 2003 hanno segnato un pesante cambiamento sia all’interno di Forza Italia che all’interno dell’emiciclo consiliare.
Cinque mesi dopo il voto, il primo effetto positivo di questo cambiamento è quello di aiutarci a dimenticare l’insufficiente gestione politica e organizzativa sofferta in precedenza dal partito: una gestione esclusivamente finalizzata alla sopravvivenza politica di qualcuno – e fallimentare anche sotto questo aspetto - senza il coinvolgimento e la corresponsabilizzazione di nessuno nelle scelte.
(Nuova gestione)
Ora in FI una nuova era si sta materializzando sia in termini politici, strategici che organizzativi.
Un nuovo entusiasmo sta coinvolgendo tutti noi e anche molti amici che da tempo si erano allontanati rimanendo in attesa di un serio cambiamento. Molte persone, anche con esperienze politiche utilissime, rimaste in paziente attesa, sono scese e sono pronte a scendere in campo e a lavorare per Forza Italia.
Le porte del partito, aperte tempo fa da Giacomo Santini – al quale va il mio più cordiale augurio per le prossime elezioni europee – porte che poi si erano richiuse per le ragioni che ricordavo poc’anzi, ora sono state definitivamente riaperte da Mario Malossini, al quale va il nostro sincero riconoscimento per il lavoro già svolto e che continuerà nel tempo.
Obiettivo primario, e condiviso, è la riorganizzazione del partito con i primi incontri territoriali dei consiglieri regionali, voluti per creare organismi di valle o di ambito e garantire così una presenza costante di Forza Italia sul territorio trentino. Un Trentino che sappiamo essere eterogeneo in termini orografici, di esigenze e problematiche locali.
Inoltre, la contemporanea creazione dei gruppi di lavoro all’interno del partito, in cui confrontarsi e produrre suggerimenti per gli eletti nelle istituzioni, ha costituito un altro passo avanti verso quel necessario coinvolgimento di crescita e di proposta di cui si sentiva estremo bisogno.
Aver fatto ripartire la direzione regionale e istituito un tavolo istituzionale, coinvolgendo i candidati delle ultime elezioni provinciali ed i numerosi amministratori pubblici di molti comuni trentini, è un ulteriore passo verso un pieno radicamento sul territorio. Anche questo mai fin qui attuato.
Le iniziative che ho richiamato, volte a coinvolgere chiunque abbia delle idee e voglia di inserirsi in un chiaro progetto politico, aiuteranno Forza Italia ad essere un partito protagonista della politica provinciale e parte attiva nello sviluppo del Trentino.
(Identità)
Forza Italia è un movimento per la libertà che è nato da una grande voglia di rinnovamento del Sistema da parte dei cittadini.
Forza Italia è il primato della persona che scardina la rigidità opprimente e deprimente dello statalismo in tutte le sue manifestazioni.
Forza Italia è un partito liberale che prevede la riduzione del potere pubblico e l’avvicinamento della sede delle decisioni al cittadino. Per noi tutto ciò che non è tassativamente vietato è permesso.
Forza Italia è un partito cattolico, non confessionale, legato alla tradizione dell’Italia e all’identità del suo popolo.
Forza Italia è un partito federalista in cui vale il principio di sussidiarietà: nessun potere pubblico deve fare quello che possono fare i cittadini, nelle loro molteplici espressioni, o gli enti subalterni.
Il primo fra i principi di Forza Italia è però la libertà. Libertà di agire, libertà di intrapresa, libertà di opinione, libertà di educazione.
Una libertà di scelta della persona, in tutti i campi, che trova conferma nel principio che i diritti della persona preesistono allo Stato.
Ai soggetti sociali che partono dalla persona (famiglie, imprese, cooperative, associazioni, terzo settore ecc.) deve essere riconosciuta e garantita la libertà di prendere creativamente l’iniziativa perché di ciò beneficerà tutta la comunità.
La nostra società ha un enorme bisogno dell’apporto di questi soggetti sociali. Essi devono quindi essere posti nelle condizione di agire e di occuparsi direttamente dell’erogazione di servizi in vari settori (come già in Trentino avviene ma solo in parte e con molte limitazioni, oneri e obblighi imposti dalla Provincia): istruzione, cultura, assistenza, settore sociale in generale, applicando il principio di sussidiarietà orizzontale.
Nella valorizzazione di questi soggetti sociali primari che custodiscono i valori non solo della nostra tradizione e della nostra terra ma, in ultima analisi, anche della nostra civiltà, sta la vera modalità con cui la politica può e deve difendersi dai grandi nemici del nostro tempo.
I nemici del nostro tempo coincidono con i nemici dell’occidente libero e sviluppato e vanno coraggiosamente chiamati per nome: sono il terrorismo di matrice islamica e la cultura comunista.
Il terrorismo ci fa vivere in una libertà condizionata. Dobbiamo svegliarci e renderci conto che la libertà non si compra al prezzo della sicurezza.
Il comunismo, invece, è morto, ma non la cultura comunista.
E la cultura comunista, che nell’area veneta e sopprattutto trentina s’intreccia largamente con la cultura del pauperismo cattolico e degli ex cristiani per il socialismo, ha un unico obiettivo: la lotta totale al nostro sistema di convivenza. Altro che pacifismo! Questo è lo stesso pacifismo con cui nella seconda metà del Novecento il regime sovietico cercò di assimilare e di piegare i cristiani al proprio assoluto totalitarismo. Questo è il pacifismo dell’odio viscerale per tutto ciò che rappresenta la civiltà occidentale.
Un pacifismo che non può quindi essere considerato compatibile con i valori più cari all’Europa, all’Italia e al Trentino, primo fra tutti quello della libertà.
(Consiglio provinciale)
Se da una parte il partito si sta organizzando sul territorio, dall’altra occorre trovare già da subito valide risposte in merito alle strategie politiche future.
Comunque in questa legislatura Forza Italia eserciterà al meglio il proprio ruolo di opposizione leale, costruttiva e propositiva, senza ridursi ad una mera presenza nelle Istituzioni. Ciò non per fare un favore a Dellai ed alla sua squadra bensì al Trentino che da tempo anela ad un vero cambiamento.
L’ostilità generalizzata contro i politici, ed in particolar modo contro il centrodestra e Forza Italia, la dice lunga sull’intenso lavoro che bisogna ancora svolgere per arrivare ai cittadini con messaggi e informazioni vere e non faziose, soprattutto considerando le caratteristiche della società trentina - a preponderanza democristiana, anzi cattocomunista - tendenzialmente favorevole al governatore di turno.
Non si può sottacere l’eccessivo sbilanciamento creatosi in Consiglio provinciale, dopo la riforma elettorale, fra una maggioranza “bulgara” e una minoranza ridotta alla totale marginalità politica. La prima può infatti contare sul sostegno di una Giunta provinciale che, a differenza di quella del Consiglio, oltre ad aver ingaggiato assessori esterni dispone oggi di ingenti dotazioni finanziarie e la cui gestione, chissà perché, non finisce mai sotto i riflettori degli organi di informazione.
Alla maggioranza non mancano certo gli esperti, le risorse, il personale, i mezzi e gli strumenti per elaborare disegni di legge, iniziative di ogni tipo e, particolare di non poco conto, per comunicare adeguatamente all’opinione pubblica ciò che essa vuole.
Giusto. Ma, osservo io, dall’altra parte c’è una minoranza consiliare che, invece, non ha le condizioni per esercitare efficacemente il proprio ruolo di opposizione. Per ovviare al problema occorre quindi fornire alla minoranza ciò di cui ha bisogno in termini di risorse, strutturali, mediatiche, materiali ed umane che permettano l’esercizio di quel ruolo politico di proposta, di controllo e di denuncia spettante, in qualunque sistema democratico, proprio all’opposizione. Diversamente il nostro lavoro sarà sempre vanificato e dovremo rassegnarci a recitare la parte delle comparse in un copione già scritto.
La questione di fondo che ritengo assolutamente urgente e necessario affrontare e risolvere non concerne quindi i cosiddetti “portaborse”, ma il ripristino di un equilibrato e corretto confronto politico fra maggioranza e opposizione, dopo la riforma elettorale, dando a tutti i consiglieri provinciali l’opportunità di esercitare al meglio il loro ruolo specifico. Diversamente, alle minoranze non resterà che l’opzione secca fra il silenzio e il sostegno alla maggioranza. Non credo però che l’una e l’altra possibilità siano rispettose del compito che, votandoci, i trentini ci hanno affidato.
(Linee guida)
I poteri forti che controllano il sistema Trentino non vogliono il cambiamento o lo vedono con estrema diffidenza. Un cambiamento inteso come contenimento della spesa e degli sprechi, che prepari la società trentina ad affrontare un sistema economico sempre più competitivo e globalizzato. Un cambiamento attento alle vere esigenze dei cittadini e altro ancora.
All’interno della maggioranza provinciale una parte rilevante del “centro” rappresentato dalla Margherita identifica nella sinistra veterocomunista e postsocialista il proprio migliore alleato di governo, condividendo con essa l’idea che l’economia liberale made in Usa sia la principale responsabile dei grandi mali dell’umanità: guerre, disuguaglianze sociali e allargamento della “forbice” fra nazioni ricche e paesi in via di sviluppo.
Ad accomunare queste forze politiche è in particolare la convinzione che esista un rapporto inversamente proporzionale fra la crescita del benessere di alcuni e l’impoverimento di altri. L’idea poggia sulla vecchia teoria leninista secondo la quale non è possibile procurarsi una ricchezza senza sottrarla a qualcuno. Come se ancor’oggi i maggiori beni delle nazioni fossero quelli naturali, irriproducibili e disponibili in quantità fissa (un tempo erano l’oro e la terra), per ottenere i quali sarebbero inevitabili la rapina e la guerra (in quest’ottica gli Usa avrebbero attaccato l’Iraq non per la sicurezza ma per il petrolio).
Senonché, l’economia moderna, lo sviluppo e il benessere dipendono ovunque non dalla ridistribuzione ma dalla produzione della ricchezza mediante la conoscenza, l’innovazione e la libera iniziativa. Oggi è la produzione che, accrescendo la disponibilità dei beni, crea condizioni favorevoli perché un maggior numero di popoli abbia lavoro e possa vivere dignitosamente. Ma l’attività produttiva si moltiplica solo laddove c’è libertà di impresa e la politica non ostacola l’espansione dei capitali e la fantasia delle persone. Alcuni autorevoli economisti in campo internazionale ritengono che a causare la povertà da cui è afflitto il Sud del mondo non sia la globalizzazione, bensì la sua mancanza. Secondo il liberale e Premio Nobel Amartya Sen, “la globalizzazione è un fattore di crescita economica e di diffusione del benessere.
La globalizzazione va accompagnata ad un allargamento della democrazia e delle libertà individuali”.
Ho l’impressione che mentre il presidente Dellai sottoscriverebbe questa posizione, lo stesso non farebbero esponenti del suo stesso partito come Viganò (schieratosi fra i duri e puri sul caso Mandacarù) e importanti membri diessini della giunta da lui guidata. La mia domanda allora è: possono convivere nello stesso partito e nella stessa coalizione di governo visioni così antitetiche su questioni politicamente decisive quali la libertà, lo sviluppo e la solidarietà?
(Conclusioni)
Concludo trasmettendovi un rinnovato impegno ed entusiasmo che, unito a quello di tutti Voi e dei cittadini che desidereranno accettare la sfida, assieme all’amico Ettore Zampiccoli, ci porterà ad essere protagonisti della politica trentina.
Cons. Mauro Delladio