Trento, 28 marzo 2008

 

Al Presidente del

Consiglio Provinciale

dott. Dario PALLAORO

SEDE

 

INTERROGAZIONE N.

 

PRODUTTORI DI LATTE TRENTINI ESASPERATI

E PREOCCUPATI DEL PERDURARE DELLA CRISI DEL SETTORE.

La Provincia è conscia dei problemi del comparto ?

 

Premesso che:

 

-              nell’indagine promossa dall’ISMEA nel 2007 dal titolo ”Analisi del costo e della redditività della produzione del latte in Italia” si può rilevare che: “In Veneto, si è assistito ad una sostanziale stabilità dei costi totali, pari a 40,8 €/kg di latte (-0,9%), nonostante la minore produzione di latte. Infatti ciò ha determinato il calo dei costi diretti (-6,3%) grazie al risparmio per gli input alimentari che negli anni precedenti erano utilizzati al massimo per incrementare la produttività delle bovine. L’aumento dei ricavi carne nonché dei contributi pubblici ha determinato inoltre un decisivo miglioramento dei costi netti di produzione (-4,6%) così come del reddito famigliare (+13,1%).

Anche in Friuli si è registrata una lievissima diminuzione del costo totale, pari nel 2006 a 54 €/kg mentre il costo netto ha subito un consistente miglioramento (-5,5%) rispetto allo scorso anno. Le migliori performance finanziarie nelle aziende friulane negli ultimi anni sono imputabili all’aumento del livello dei contributi e alla migliore valorizzazione dei ricavi carne in queste aziende che allevano la pezzata rossa, una razza a duplice attitudine. Al contrario, il reddito famigliare che le aziende friulane riescono a raggiungere è sempre notevolmente inferiore (-25%) rispetto a quello delle aziende venete e ciò è da imputare essenzialmente al diverso livello dimensionale.

In Lombardia si è osservata una sostanziale tenuta del prezzo del latte che, unitamente ad un aumento dei contributi, ha portato ad un interessante aumento dei ricavi aziendali (+3,8%). Il costo totale è peggiorato in modo consistente (+4,3%) e ciò è da attribuire unicamente ai costi diretti (+8,7%) ed in particolare alle voci relative all’alimentazione e agli input energetici. Invece il costo dei fattori produttivi ha segnato un calo interessante (-3,4%) da attribuire esclusivamente al fattore lavoro. In sostanza, la performance finanziaria ed economica delle aziende lombarde ha mostrato un abbattimento del 6,3%, se espressa in termini di reddito famigliare, che è passato da 104.000 a 97.000 euro nell’ultimo anno.

In Piemonte, si è registrata una certa razionalizzazione dei costi di produzione con un calo del costo netto del 3,9%, imputabile essenzialmente ai costi diretti. Tuttavia, il livello assoluto del costo di produzione resta in questa regione più elevato rispetto a quello della Lombardia e del Veneto, regioni con cui è naturale il confronto trattandosi di simili livelli di competitività aziendale. Il 2006 segna comunque un miglioramento dei ricavi per le aziende piemontesi e del reddito familiare che passa da 154 a 175 milioni di euro, pari cioè al livello più elevato di tutto il campione nazionale, anche grazie alle maggiori superfici aziendali disponibili.

Per quanto riguarda le aziende ubicate in zone di montagna, si è assistito per quelle del Trentino ad un peggioramento dei ricavi e ad un aumento dei costi di produzione, con un conseguente declino del reddito familiare del 41%, che si è attestato a 63.000 euro con una remunerazione oraria di 9,6 euro/ora”;

 

-              si parla ormai da molto tempo, dopo le avvenute fusioni tra i maggiori caseifici con l’acquisizione dell’ex Centrale del latte di Trento, la divisione delle linee produttive, della costituzione del famoso “Polo bianco”.

A suo tempo era stata prospettata la costituzione di un “Polo bianco” quale strumento ideale per rilanciare e valorizzare (perlomeno in Trentino) tutti i prodotti del comparto, con lo scopo di evitare inutili guerre commerciali tra caseifici e accorciare la filiera dalla stalla al consumatore. In tal modo si sarebbe riusciti a dare maggiore remunerazione agli allevatori. Si rileva, invece, a fronte di investimenti e di un conseguente miglioramento della qualità del latte un mancato riscontro nella remunerazione economica ai produttori con il reale rischio di chiusura di parecchie stalle;

 

-              in Trentino viene prodotto latte OGM FREE, (secondo il protocollo sottoscritto con gli allevatori) con costi di produzione più alti rispetto ad altre realtà (non ogm free). Esiste il rischio reale che una parte di allevatori esasperati si rivolga ad altre realtà commerciali esterne alla cooperazione che in questo momento possono offrire un prezzo più alto alla stalla di circa 5 cent/litro. Tutto ciò aggraverebbe ulteriormente la crisi del settore in quanto gli oneri derivanti dagli investimenti (impegni finanziari) risulterebbero a carico di un numero minore di soggetti con il conseguente aumento dei costi fissi e con ripercussioni negative anche sul fronte dell’occupazione;

 

-              è da rilevare, per fare solamente un esempio, i maggiori finanziamenti assegnati nel 2006 alla Federazione provinciale allevatori per la tenuta dei libri genealogici (1.810.426,00 €), per l’assistenza tecnica e manifestazioni zootecniche (€ 455.000,00 €), per servizi connessi al Reg. CE 1760/2000- anagrafe del bestiame ecc. (€ 279.600,00 €), per il Piano ipofertilità (155.000,00 €), per il Programma BCS (646.000,00 €) e per smaltimento materiale a rischio (989.800,00 €) per un totale di 4.335.826,00 euro;

 

-                   si evidenzia, inoltre, le difficoltà che incontrano i prodotti lattiero caseari trentini ad essere valorizzati e proposti sulle tavole dei ristoranti della nostra provincia al contrario della vicina provincia di Bolzano che da anni lavora per avvicinare il mondo agricolo al mondo del turismo;

 

-              dal  giornale la Stampa del 9 marzo u.s. si rileva che gli aumenti di prezzo non vanno a beneficio dei produttori primari ma ad altri nella filiera. “Il latte viene pagato a loro: 37,4 euro al quintale, contro i 38 euro che costituiscono il prezzo medio dell’Unione Europea, Paesi dell’Est compresi. «L’aumento dalla stalla alla tavola è di circa il 281%», dice la Coldiretti. E il ministro delle Politiche agricole (…) già da gennaio non ha dubbi: «il latte è tra le emergenze dei rincari»“ Ed ancora: “Per il latte i dati ufficiali Ue dicono che - prima volta nella storia - il prezzo alla stalla in Italia risulta inferiore rispetto alla media europea, mentre, per gli aumenti sui cereali le spese crescono: «Dal dicembre 2006 allo stesso mese 2007  (….)  il prezzo è aumentato del 16%, il costo della razione alimentare dei bovini è cresciuto del 30% e gli oneri finanziari sostenuti dalle imprese hanno segnato un balzo del 21%. Occorre quindi recuperare nelle quotazioni alla stalla». La situazione preoccupa moltissimo gli imprenditori agricoli dei settori più direttamente interessati  (…);

 

 

si interroga

il Presidente della Giunta provinciale

per sapere:

 

 

1.    se è a conoscenza della situazione esposta in premessa;

 

2.    quali sono gli elementi che impediscono una maggiore remunerazione dei prodotti lattiero caseari trentini considerando l’elevata qualità degli stessi e la difficile operatività legata alla morfologia del territorio che comporta maggiori costi sia in termini di produzione che di trasporto;

 

3.     alla luce dei rilevanti aumenti dei costi delle materie prime quali ulteriori interventi, finanziari e non, la Provincia vuole urgentemente attivare al fine di aiutare gli allevatori a superare la contingente crisi;

 

4.    considerando i numerosi Soggetti operanti nel mondo zootecnico trentino (Concast, Federazione allevatori provinciale, Trentingrana ecc.) quali razionalizzazioni e sinergie potrebbero essere messe in atto al fine di ridurre i costi e gli sprechi che gravano che sulla remunerazione ai produttori;

 

5.    quali sono i motivi che ostano la costituzione del “Polo bianco” iniziativa che potrebbe essere strumento di rilancio del settore lattiero portando economie di scala;

 

6.    ad oggi, quali iniziative sono state adottate per favorire la presenza dei prodotti lattiero caseari trentini nella ristorazione non solo alberghiera nella provincia di Trento e quali iniziative si pensa di intraprendere per favorire il consumo di prodotti locali.

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

 

Cons. Mauro DELLADIO