Al Presidente del
Consiglio Provinciale
dott. Mario Cristofolini
SEDE

Trento, 6 settembre 1999

INTERROGAZIONE n.

- CARENZA DEGLI ANESTESISTI
NELL’AZIENDA SANITARIA TRENTINA -

Premesso:

Infatti, si è cercato di compensare alla carenza degli anestesisti ricorrendo all’istituto della pronta disponibilità (chiamata telefonica a casa). In tal modo si rinuncia alla guardia attiva (obbligatoria per legge), si riducono le ore lavorative degli anestesisti e le spese di gestione, evitando di aumentare il numero degli stessi, E’ questo un sistema "truffaldino" per tamponare le deficienze, perché ha un effetto solo di facciata: in compenso, si deprime la professionalità dello specialista, si mette a rischio il paziente urgente, si incrementano i trasferimenti dei malati, si diventa meno competitivi con le altre aziende extraprovinciali, che si appropriano, con il meccanismo della mobilità interregionale, dei già pochi specialisti trentini.

Da un’indagine sommaria, si ritiene che almeno quattro anestesisti trentini lavorino già fuori provincia:

dr.ssa Donadelli di Riva a Schio;
dr. Vanzetta di Ziano a Bressanone;
dr. Gobber del Primiero a Feltre;
dr. Demozzi della Valsugana a Feltre.

Ci risulta, inoltre, che il concorso fatto per otto posti di anestesista, chiuso ad agosto, numero minimo per assicurare al Trentino una sanità sufficiente, ha raccolto solo quattro domande, di cui solo due da considerare eventualmente utili, perché gli altri due medici sono già in organico nell’Azienda Ospedaliera Trentina.

Per tali gravi motivi si ritiene che è da prevedersi una condizione sempre più catastrofica per la sanità Trentina.

In una tale realtà provinciale, le richieste avanzate dai dottori Bernardini e Nicolini operanti nell’Ospedale di Cavalese, di avere cioè, un maggiore riconoscimento professionale (guardia attiva), in cambio della rinuncia al trasferimento, meritano un’attenta valutazione. Diversamente si va incontro alla chiusura delle sale operatorie dell’Ospedale periferico di Cavalese e perciò alla chiusura totale dello stesso.

Si interroga il Presidente della Giunta Provinciale

per sapere:

  1. poiché si teme l’aumento della spesa sanitaria, la funzione dell’altisonante "Servizio di gestione risorse umane" della faraonica Azienda ospedaliera trentina: un servizio che fa capo ad un responsabile e a ben tre segretarie;
  2. l’ammontare della "risorsa economica" utile al funzionamento del servizio di cui sopra la cui attività, a quanto è stato detto in premessa è, a dir poco dannosa.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.