Trento, 27 settembre 1999
- Al Presidente del
- Consiglio provinciale
- dott. Mario Cristofolini
- Palazzo Trentini
INTERROGAZIONE N.
- ESERCIZIO DELLA LIBERA PROFESSIONE ALL'INTERNO DELLE
STRUTTURE OSPEDALIERE:
- L'AZIENDA SANITARIA NON HA SEGNALATO LE OGGETTIVE
DIFFICOLTA' LOGISTICHE;
- LA PROVINCIA ACCETTA SUPINAMENTE L'IMPOSTAZIONE
DELLA LEGGE BINDI
Premesso che:
- sino alla approvazione della "legge Bindi"
i medici ospedalieri potevano esercitare la libera professione sia in ambulatori privati,
sia in ospedale;
- in base alla nuova normativa il medico ospedaliero
è sostanzialmente costretto ad esercitare la libera professione in ospedale, poiché,
qualora decidesse di esercitarla in ambulatori privati, verrebbe "punito" con
una retrocessione: il primario diverrebbe aiuto, l'aiuto diverrebbe assistente ed inoltre
perderebbe una grossa fetta del suo stipendio pur dovendo lavorare le stesse ore degli
altri colleghi;
- l'attuazione della riforma Bindi si scontra con una
serie oggettiva di limiti organizzativi e logistici tali da rendere impossibile
l'esercizio della libera professione per i medici ospedalieri, poiché le strutture
ospedaliere locali non sono idonee e compatibili con le disposizioni della riforma;
- fra tali limiti si riscontrano in particolare: a) il
centro unico di prenotazione è già saturo e non può occuparsi anche di tutte le
prenotazioni di visite private; b) gli spazi per effettuare la libera professione -
ambulatori, sale d'attesa, uffici amministrativi - devono essere distinti e separati dagli
altri, pertanto si rendono necessarie apposite strutture, oggi non esistenti; c) le
apparecchiature medicali e le sale operatorie sono appena sufficienti per le urgenze ed il
servizio pubblico, e quindi per i privati ne servirebbero di nuove ; d) le camere a
pagamento necessarie per legge oggi non esistono, o sono assolutamente insufficienti, e
devono essere realizzate;
- tali circostanze e difficoltà sono state denunciate
anche dalle organizzazioni sindacali ed in particolare dalla Cimo, le quali non hanno
sottoscritto il regolamento proposto dall'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari;
considerato che:
- la Provincia ha deciso di dare attuazione a tale
riforma entro ottobre di quest'anno;
- una riforma di questa portata poteva non essere
recepita così supinamente dalla Provincia Autonoma di Trento, per i gravi e molteplici
problemi di natura oggettiva che essa comporta;
- la Provincia poteva altresì tentare di rimediare e
di attenuare le oggettive difficoltà facendo valere lo status di autonomia speciale, sia
in sede politica nei rapporti con il Governo, sia in sede legislativa esercitando appieno
la potestà legislativa concorrente ad essa attribuita in materia di igiene e sanità
dallo Statuto. Ancorché tale potestà sia di tipo secondario, vi era lo spazio - nei
limiti dei principi stabiliti dalle norme statali in materia - per un adattamento della
riforma alla situazione locale come daltronde fatto da altre Regioni, le quali, vedi
Lombardia e Veneto, hanno addirittura ricorso contro il decreto "Bindi ter"
chiedendo il parere della Corte Costituzionale per aver superato i limiti della delega;
- l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari pare
non abbia segnalato le difficoltà oggettive di cui sopra, e comunque l'Assessorato non ne
ha tenuto conto;
rilevato inoltre che:
- tutte queste difficoltà dimostrano la totale
inadeguatezza della riforma Bindi, poiché di fatto si mettono i medici ospedalieri che
esercitino la libera professione nelle condizioni di dimettersi oppure di accettare una
situazione di grave disagio e di turbativa delle loro prerogative solo astrattamente
garantite dalla legge;
- qualora l'Ente pubblico provvedesse - come deve fare
- ad approntare tutte le strutture ed i servizi necessari sopra indicati, i costi per
fornire strumenti, apparecchiature e spazi ambulatoriali od operatori ai medici
ospedalieri per l'esercizio della libera professione sarebbero assunti dal pubblico e
quindi dalla collettività, mentre attualmente gli stessi si appoggiano spesso a strutture
private;
- in questo modo la sanità pubblica tende ad
inglobare quella privata con grave detrimento del rapporto pubblico - privato e del
circolo virtuoso che una concorrenza regolamentata e controllata potrebbe realizzare;
- comunque questa normativa deve essere attuata e
pertanto la Provincia può e deve cercare di limitare i danni e correggere il più
possibile i difetti ed i limiti summenzionati;
si interroga il Presidente della
Giunta provinciale
per sapere:
- come sia possibile che l'Azienda Provinciale per i
Servizi Sanitari non abbia segnalato gli oggettivi impedimenti all'attuazione della legge
Bindi, in ordine all'esercizio della libera professione all'interno delle strutture
ospedaliere;
- come mai non sia stato avviato un progetto
per la costruzione di camere a pagamento e per l'approntamento di tutti gli spazi,
comprese le sale operatorie, e le apparecchiature medicali necessarie a tale scopo;
- se vi sia intenzione di fare una
convenzione con qualche casa di cura privata per le camere a pagamento che non ci sono e
che per legge devono essere messe a disposizione dei pazienti "dozzinanti";
- perché non sia stata esercitata appieno
la potestà legislativa della Provincia e politicamente lo status di autonomia
"differenziata" per ovviare alle difficoltà derivanti dalla legge nazionale;
- perché non siano stati risolti tutti i
problemi indicati prima di dare attuazione alla citata riforma Bindi;
- quale sia la situazione delle trattative
per il rinnovo del contratto provinciale dei medici ospedalieri.
A norma di regolamento si richiede
risposta scritta.