Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Rag. Marco Giordani
Palazzo Trentini
Trento, 23 agosto 1996
INTERROGAZIONE N.
ROSENCRANTZ HA RAGIONE ?
Nel corso degli anni 80 largomento del terzo settore (Non Profit) veniva lasciato con indulgenza ad ambiti considerati marginali, generalmente di ascendenza cattolico-sociale. Da ultimo lattenzione si è invece fatta consistente ed ha mobilitato centri dopinione e di progettazione assai importanti, come la Fondazione Agnelli e la Fondazione Banca di Roma.
Cè stato dunque un mutamento di punti di vista.
Si direbbe principalmente il passaggio da una considerazione quasi esclusivamente etico-politica alla scoperta che il terzo settore offre precisi vantaggi sociali ed economici. Il varco per le logiche economiche non profit nasce dalla défaillance parziale di due soggetti: da una parte limpresa privata tradizionale che non si impegna nella produzione di servizi sempre più richiesti ma troppo poco remunerativi; dallaltra il sistema pubblico che non è più in grado di fornire direttamente le numerose prestazioni che si invocano. Inoltre le imprese sociali costituiscono la prosecuzione di unaltra ingente realtà: il volontariato. Le associazioni di volontariato trovano infatti limiti naturali ad espandere le loro attività, oltre i quali occorre che una parte del lavoro sia esercitata da imprese che tuttavia mantengano una coerenza con la radice volontaria delle associazioni.
Tutte queste considerazioni si limitano a definire lo spazio ideale che un soggetto economico diverso dallimpresa profit e dallente pubblico potrebbe occupare con successo. Lesito dipende però dallefficacia delle imprese sociali, le quali, accanto a caratteristiche che potremo definire "virtuose", prima di tutto la carica motivazionale che presiede la loro costituzione, presentano delle zone dombra che rendono opportuni adottare serie cautele.
In altri termini ciò che si vuole affermare è che il terzo settore è unefficace risposta alla crisi del Welfare purché si evitino due grandi pericoli: il legame clientelare col potere pubblico e il parassitismo.
E in questo contesto che, per chi come lo scrivente, ha a cuore lo sviluppo corretto del terzo settore, assume interesse un trafiletto dellAlto Adige del 3 marzo 1996. Esso riportava la notizia che il consigliere De Stefani è un imprenditore che opera nel sociale, e che la sua "triplice veste", di dipendente dellAzienda sanitaria di Consigliere e di imprenditore che riceve contributi dalla Provincia susciterebbe perplessità anche allinterno dello schieramento politico cui appartiene.
La rubrica "diario di Corte" firmata Rosencrantz (un cortigiano nell "Amleto" di Shakespeare) recita: "Caro Guildenstern, non ride mai Renzo De Stefani, lo psichiatra analcolico, il terzo consigliere provinciale delle rete. Oddio è difficile definirlo un "gruppo", quello lì. E vero che "tria faciunt collegium", ma fra quei tre (oltre a De Stefani ne fanno parte Arena e Passerini) di collegialità se ne vede davvero poca. Potremmo dire che assomigliano ai capponi di Renzo (quello manzoniano), ma forse laccostamento sarebbe ingeneroso. Quel che è certo è che vivono da "separati in casa". Si salutano appena e, quel che si mormora, due su tre non concorrono nemmeno alle spese, che gravano per intero sulle spalle dellonesto Passerini. La vita dei separati in casa non è tra le più allegre e si capisce quindi perché i tre "retini" siano sempre così accigliati, a cominciare proprio da De Stefani. Il quale per di più, non beve mai neppure un goccio neanche di vino da messa, forse perché gli sembrerebbe di tradire la vera "rete" a cui si sente di appartenere: quella dei (meritori) club anti-alcolismo inventati dal professore-guru Hudolin, a loro volta parte di una fitta trama di iniziative che ruotano attorno al sociale convenzionato. Per la sua duplice veste di medico psichiatra dipendente dellAzienda sanitaria provinciale e di imprenditore sociale finanziato dalla Provincia, molti, anche nellUlivo, ritengono poco opportuna una sua indicazione come assessore alla Sanità. E lui, Renzo il tenebroso, si incupisce sempre di più ..."
E i fatti di questi mesi hanno dato ragione all "intrigante" cortigiano, il quale alludeva alla circostanza che il citato Consigliere sembra sia stato e sia lanima di ben tre iniziative che operano nel sociale: A.P.C.A.T. (Associazione provinciale clubs alcoolisti in trattamento), associazione convenzionata con la Provincia ex legge Provinciale n. 35/1983; Estuario, che opera nel settore dellassistenza ai malati di mente e il Centro studi Alcool correlati, istituito presso la Scuola di servizio Sociale.
Pare che i soggetti in questione si limitino ad esercitare le attività statutarie presentando alla Provincia il conto che viene regolarmente rimborsato. Ci si chiede, se ciò risponde al vero, se sia questa la modalità più corretta, anche nellottica prospettata in premessa, di intervento del pubblico nel sostenere servizi di cui nessuno può negare limportanza.
Tutto ciò premesso
si interroga la Giunta provinciale
per sapere:
distintamente per ogni Associazione indicata in premessa e per altre eventuali Associazioni in cui il Cons. De Stefani ricopre delle cariche sociali:
A norma di regolamento si chiede risposta scritta.
Cons. Mauro DELLADIO