Preg.mo Signor
Giacomo Bezzi
Presidente del Consiglio provinciale
Palazzo Trentini
Trento, 23 febbraio 2004
INTERROGAZIONE N.
Islam: adottiamo il principio di reciprocità
Premesso che:
- è di qualche giorno fa la notizia che la Provincia ha assegnato un contributo di 46.850 euro alla comunità islamica del Trentino Alto Adige per sostenerne le attività annuali a favore degli immigrati extracomunitari dai paesi musulmani. I finanziamenti permetteranno in particolare di organizzare lezioni di lingua araba, di storia e cultura araba a figli di immigrati, incontri socio-culturali per gli immigrati e le loro famiglie perché si conoscano e possano socializzare, conferenze e dibattiti su temi di interesse socio-culturale e attualità per rimuovere i pregiudizi, far conoscere la cultura e i costumi della gente immigrata alla popolazione trentina, offrire occasioni di contatto fra gli immigrati e la comunità locale, iniziative culturali con il mondo scolastico e attività religiose a favore degli immigrati di fede islamica;
- due sono le osservazioni al riguardo. La prima: queste iniziative sono più orientate al consolidamento della lingua, della cultura e della religione di provenienza degli immigrati, vale a dire dell’identità e appartenenza all’Islam che a conoscere la nostra civiltà. In altri termini non sembra proprio che la Provincia utilizzi i nostri soldi per favorire l’auspicato processo di integrazione degli immigrati e della comunità musulmana in Trentino. Secondo: occorre essere consapevoli che la stragrande maggioranza degli islamici arriva qui da noi con il preciso obiettivo di restare estranea ai valori essenziali della nostra civiltà. Essi vogliono rimanere “diversi” in attesa che siamo noi ad identificarci con loro. In tal senso il concetto di pace per l’Islam non ha nulla a che spartire con il nostro e assomiglia molto all’idea della tregua, disarmata sì, ma alimentata dalla convinzione di raggiungere presto o tardi l’obiettivo della totale assimilazione dell’altro;
- è allora il caso di rammentare alcuni elementi irrinunciabili per l’Islam ma incompatibili con la nostra civiltà, che riguardano in particolare il diritto di famiglia (che ammette ad esempio la poligamia), una mortificante concezione della donna -si ricorda solo la pratica dell’infibulazione- (si raccomanda al riguardo la lettura di un articolo di Adriano Sofri pubblicato da Panorama la settimana scorsa, accessibile anche in internet) e la perfetta immedesimazione fra religione e politica. Crediamo quindi che sia sbagliato e frutto, vogliamo sperare, di un grave equivoco finanziare la comunità islamica del Trentino conoscendone le oggettive intenzioni, vale a dire non solo la fedeltà a questi principi e l’impegno a perpetuarne l’osservanza a prescindere dai nostri valori, ma anche il disegno, celato e frenato adesso solo perché ancora i musulmani costituiscono qui una piccola minoranza, di convertirci prima o poi a questa fede;
- si continua invece ad accreditare – con i contributi pubblici, con un insegnamento edulcorato della religione nelle scuole (purtroppo anche cattoliche) e attraverso un’informazione troppo superficiale – la falsa immagine di un Islam strutturalmente tollerante e aperto al dialogo, quando quest’apertura è in realtà puramente strumentale e del tutto temporanea;
- non appena i componenti della comunità islamica si saranno moltiplicati anche nella nostra regione (non dovremo aspettare molti anni) questo problema emergerà inevitabilmente e forse sarà troppo tardi per affrontarlo con maggiore serietà;
- in Francia, nazione con una maggior esperienza sia culturale che storica in materia di immigrazione e di integrazione si sta approvando una legge che mette al bando nelle scuole pubbliche il velo islamico e gli altri simboli “manifesti”. La legge, naturalmente e ovviamente, è stata fortemente osteggiata dalla comunità islamica ed il leader dei cinque milioni di mussulmani che vivono in Francia hanno denunciato l’intento discriminatorio del provvedimento;
- suggeriamo, quindi, di adottare anche in Trentino, a titolo preventivo, il “principio di reciprocità”, consentendo ai musulmani di attuare sul nostro territorio, in particolare sul piano delle iniziative e delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei loro paesi è effettivamente consentito a chi ha confessa un'altra fede.
Si interroga
il Presidente della Giunta provinciale
per sapere:
“a) lezioni di lingua, storia e cultura araba agli alunni figli di immigrati, con attività di supporto per svolgere compiti della scuola in lingua italiana;
b) periodici incontri socio-culturali per gli immigrati e le loro famiglie per offrire l'opportunità di conoscersi, di socializzare e di discutere di vari argomenti (religiosi, di attualità, attinenti i problemi della salute, dell'igiene, della prevenzione, ecc.);
c) conferenze e dibattiti su temi di interesse socio-culturale e di attualità al fine di rimuovere pregiudizi, far conoscere la cultura ed i costumi della gente immigrata alla popolazione trentina e offrire occasioni di contatti tra gli immigrati e la comunità locale;
d) corsi di lingua araba per non arabofoni e di lingua italiana per stranieri;
e) iniziative culturali con il mondo scolastico;
f) servizi di biblioteca e videoteca presso la sede;
g) attività sociali (centro di ascolto permanente; disponibilità collaborazione con il Cinformi della Provincia; assistenza medica per aiuto nell'interpretazione di ricette, referti medici, ecc.; corso teorico pratico di primo soccorso; attività a favore dei detenuti);
h) attività religiose a favore degli immigrati di fede islamica.”;
A norma di regolamento si chiede risposta scritta.