Trento, 15 ottobre 2001
Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Dott. Mario Cristofolini
SEDE
INTERROGAZIONE N.
INTERPORTO PER CHI?
Premesso che:
- dopo l’intervento del 7 settembre scorso ai microfoni del notiziario regionale della Rai, in seguito agli articoli apparsi il giorno successivo sui due quotidiani locali e al lungo resoconto pubblicato in materia sul numero di settembre del giornale “Unione” (organo ufficiale dell’Unione commercio turismo e attività di servizio), nei quali il presidente dell’Associazione grossisti Paolo Mondini esprimeva preoccupazioni per lo “strano” comportamento assunto da Interbrennero spa in merito all’annunciata cessione di alcuni terreni nell’area interportuale di Trento, s’impone un chiarimento da parte dell’amministrazione provinciale;
- nel progetto del nuovo interporto da realizzare a Trento nord, affidato a Interbrennero spa, società controllata dalla Provincia e partecipata da vari altri soggetti pubblici e privati tra i quali anche l’amministrazione comunale, tutta l’area, tra cui il comparto numero 2 - corrispondente a sei ettari e mezzo di terreno - risulta destinato dal Piano attuativo dell’opera ad ospitare magazzini per il commercio all’ingrosso. Per questo da anni sono in corso trattative fra i responsabili di Interbrennero spa e l’associazione di categoria presieduta da Mondini, che in Trentino rappresenta le aziende del settore;
- prima dell’agosto di quest’anno pareva che il solo nodo da sciogliere, anche se di non poco conto, riguardasse il prezzo al metro quadro che le aziende dell’ingrosso avrebbero dovuto pagare ad Interbrennero per entrare in possesso delle aree. Prezzo che, a parere dei grossisti, ma anche a rigor di logica, non c’è alcun motivo di alzare – come invece Interbrennero pretende – rispetto a quello praticato dalla stessa società nei confronti degli artigiani per il lotto destinato ed effettivamente venduto, sul finire del 2000, a 190mila lire al mq. Per la prima area, riservata ai grossisti, il comparto 6, oggetto da mesi di trattativa con Interporto Servizi si chiede lire 260mila al mq. (si noti che l’area è adiacente al terreno degli Artigiani e degli Industriali!);
- il prezzo e non l’acquirente, comunque, sembrava l’oggetto del contendere. Senonché, dopo una pausa estiva apparentemente tranquilla, ai primi di settembre il presidente di Interbrennero, Renato Maschio, annuncia che l’unico pretendente all’acquisto del comparto 2 sarebbe il Sait, disposto ad offrire 218mila lire al mq. Ciò mentre, contestualmente, si inviava lettera all’Associazione grossisti per un incontro al fine di trattare la vendita. Come se il presidente della società Interbrennero, Renato Maschio, avesse cancellato dalla memoria il ricordo dell’interesse apertamente manifestato fin dall’inizio per quest’area dall’Associazione grossisti del Trentino a nome di varie aziende del settore. Occorre tener presente che allo stesso presidente Maschio l’Associazione grossisti aveva chiesto formalmente, ma invano (con ben quattro lettere a lui inviate dal presidente Mondini il 13 giugno, il 17 luglio, il 22 agosto, il 14 settembre) di conoscere le condizioni necessarie poste da Interbrennero per la vendita dell’area ai grossisti. Solo il 29 agosto scorso l’ing. Maschio aveva dato la sua disponibilità per un incontro con l’Associazione, da effettuarsi nel mese di settembre, nel quale discutere del comparto 2. Al tempo stesso – e paradossalmente – l’ing. Maschio aveva convocato il Consiglio di amministrazione di Interbrennero mettendo all’ordine del giorno le modalità di vendita della stessa area;
- non è certo un elemento da sottovalutare il fatto che il Sait, la società di distribuzione all’ingrosso della cooperazione trentina, schiera i propri massimi esponenti, vale a dire il presidente Giorgio Fiorini nel Collegio Sindacale di Interbrennero spa e il direttore generale Luigi Pavana, con nomina comunale, nel Consiglio di Amministrazione della stessa Società e sino al 29 luglio 2001 in veste di Amministratore di Interporto Servizi, Società cui competeva la vendita del Comparto 6 ai Grossisti.
- è legittimo porre sull’intera vicenda alcuni seri interrogativi ai quali non soltanto i vertici della società Interbrennero, ma soprattutto l’amministrazione provinciale da cui dovrebbe essere controllata, non possono rimanere indifferenti, ma sono tenuti a rispondere in modo inequivocabile per fugare ogni possibile ombra e tacitare interpretazioni ritenute scorrette, anche in considerazione del fatto che le urbanizzazioni sono tutte a carico della Provincia, come dichiarato dall’Assessore competente Silvano Grisenti anche sui media locali. Occorre, in altri termini, che la Giunta provinciale dimostri, citando fatti e argomenti oggettivi, l’assoluta trasparenza di tutte le operazioni ed il rispetto degli impegni assunti. Solo in tal modo non si lascerà spazio alle congetture di chi dietro la “scorciatoia” che Interbrennero spa sembra voler creare per il Sait, scorge interessi politici orientati alle elezioni regionali del 2003;
si interroga
il Presidente della Giunta Provinciale
per sapere:
se, come più volte ribadito dall’ing. Maschio, Interbrennero spa si deve considerare una società “privata”, perché mai la Provincia Autonoma di Trento e il Comune hanno alienato ad essa terreni di altissimo interesse, permettendo alla stessa società di speculare anziché vendere direttamente i terreni ai soci delle categorie economiche interessate;
se i terreni appartengono invece ad una società “pubblica”, controllata dalla Provincia attraverso Interbrennero spa – come appare a noi evidente - alla quale erano stati venduti o dati in concessione pluriennale (a quale prezzo?) dal Comune per garantirne una gestione super partes, perché nello stabilire i prezzi di vendita di queste aree ora si praticano discriminazioni fra i diversi soggetti produttivi interessati all’acquisto;
quali infrastrutture ed elementi di urbanizzazione, oneri inclusi, l’ente pubblico ha gratuitamente concesso ad Interbrennero spa e con quali costi imputabili al bilancio provinciale;
perché l’amministratore di Interporto Servizi nominato dal Comune, cui competeva la vendita del comparto 6 ai grossisti privati, Luigi Pavana (direttore generale del Sait), che ben conosceva le specifiche esigenze di tali operatori essendosene sempre occupato, il 7 agosto scorso è stato sostituito in tale ruolo dall’ingegner Renato Maschio;
perché improvvisamente, dopo anni di trattative e di impegni pubblicamente assunti nei confronti dei grossisti per la cessione delle aree interportuali tra cui quelle del comparto 2 ad essi assegnate, solo il 29 agosto scorso, non appena il Sait per la prima volta dichiarava di essere interessato alla stessa area il vertice di Interbrennero spa decide di definire le procedure per effettuarne la vendita;
per quale motivo la cooperazione non ha mai dichiarato pubblicamente, come tutte le altre associazioni interessate alle aree interportuali, il proprio interesse verso tale insediamento negli anni passati;
perché il presidente di Interbrennero spa ha dichiarato alla stampa che “è stato fatto tutto alla luce del sole”, ribadendo che “l’unica offerta ricevuta per il comparto 2 è quella del Sait”, pur essendo largamente documentato il precedente ed esplicito interessamento per le trattative espresso dall’Associazione grossisti per le proprie aziende;
con che modalità, su quali basi di trattativa e con chi il Sait ha presentato l’offerta per l’acquisto del comparto 2. E perché le stesse modalità e procedure non sono state adottate nei confronti dei grossisti privati rappresentati dalla loro associazione;
se il consiglio di amministrazione di Interbrennero spa è sempre stato messo anticipatamente al corrente delle iniziative assunte e delle trattative personalmente avviate dal presidente della stessa società, Renato Maschio, in ordine alle gestione del progetto e alla cessione dei comparti dell’Interporto. Quali passi contenuti nei verbali delle riunioni documentano inequivocabilmente il coinvolgimento ed il consenso del cda di Interbrennero spa nei confronti dell’azione individuale del presidente della società;
qual è l’entità dei compensi dei componenti dei consigli di amministrazione delle società responsabili della gestione dell’Interporto e gli eventuali aumenti di tali compensi deliberati dagli stessi cda a partire dall’insediamento alla presidenza dell’ing. Renato Maschio fino ad oggi. E se aumenti vi sono stati, se vi è stata la ratifica degli stessi da parte dell’assemblea dei soci, oppure quest’ultima aveva assegnato particolari deleghe al riguardo. Se i consiglieri beneficiari degli aumenti dei compensi erano presenti all’atto della relativa delibera;
quali altri incarichi all’interno di cda e/o di altri organismi di controllo di enti collegati alla pubblica amministrazione sono ricoperti dai signori Renato Maschio, Giorgio Fiorini e Luigi Pavana;
se Giorgio Fiorini e Luigi Pavana, rispettivamente presidente e direttore generale del Sait, erano presenti alla seduta del cda di Interbrennero spa in occasione della quale si è discusso del comparto 2, di loro diretto interesse quali responsabili del Sait;
perché solo ora il presidente di Interbrennero afferma che questi terreni considerati di pubblica utilità verranno venduti ad un prezzo remunerativo per creare servizi. Non sarebbe stato più corretto e alla luce del sole “spalmare” gli oneri per le eventuali infrastrutture (quali sono?) dell’intera area interportuale su tutti i soggetti delle diverse categorie interessate;
su che basi il prezzo è stato modificato in peggio per i grossisti rispetto a quello venduto agli artigiani e agli industriali (vedi ordine del giorno del cda dell’Interbrenero dell’11.09.01 punto 1). Perché ora i terreni a distanza di pochi mesi valgono di più. Se non poteva essere affrontato prima il problema di sostenere in tal modo i costi dei futuri servizi, evitando in tal modo una disparità di trattamento nei confronti delle diverse realtà imprenditoriali interessate, quasi esistessero categorie economiche di “serie A” e di “serie B”;
perché è stata introdotta una differenziazione di prezzo fra i terreni (denominati 2, 3, 5 e 6) quando, pur trattandosi di tre lotti, essi costituiscono un’unica area sulla quale Interbrennero spa ha diritto di prelazione, il che vanifica le diverse destinazioni d’uso sotto il profilo urbanistico;
perché la sola area del comparto 2 è rimasta – unica fra tutte – in concessione, pur essendo noto che l’imprenditoria privata ha difficoltà, nei confronti del sistema bancario, ad ottenere linee di credito per terreni non di sua proprietà;
se è ipotizzabile, nell’adozione dello strumento della concessione, una forzatura atta a scoraggiare gli investimenti su questi terreni interportuali da parte dell’imprenditoria privata;
Quali maggiori incentivi e agevolazioni in genere, rispetto all’imprenditoria privata, sono complessivamente concessi alla cooperazione del settore alimentare ed industriale da parte della pubblica amministrazione in virtù delle norme e delle disposizioni vigenti a livello nazionale, regionale e provinciale, visti i benefici di cui ancor’oggi il comparto gode;
perché la lettera indirizzata dall’Associazione grossisti dell’Unione l’11 settembre scorso al presidente della Giunta provinciale Dellai e agli assessori Grisenti (Provincia) e Grasselli (Comune) per sollecitarli a mantenere gli impegni pubblicamente e ripetutamente assunti nei confronti della stessa associazione sulla vendita del comparto 2 (“Ci auguriamo vivamente – scrive nella missiva il presidente Mondini – che dopo anni di discussioni e rinvii, non si debba assistere ad un vero e proprio colpo di mano da parte del Sait o ad un’assurda ed ingiustificata gara di acquisto con le aziende private interessate da noi rappresentate”) è rimasta finora senza alcuna risposta;
se non si ritiene che con questa operazione nei confronti del Sait, si stia tentando di aggirare le norme dell’Unione Europea in materia di concorrenza con vari escamotage a favore della cooperazione alimentare. Se non si stia configurando anche nel settore del commercio alimentare privato (circa mille miliardi di fatturato) quanto già accaduto nel settore vitivinicolo privato, dove i privilegi fiscali di cui gode la cooperazione (ad esempio sull’Iva) hanno letteralmente decimato gli operatori privati, rimasti oggi in pochissimi nonostante ad essi si debba lo sviluppo della qualità ed il buon nome di cui oggi i vini trentini godono in Italia. Se non si ritenga che la cooperazione industriale, movendosi ora anche nel comparto turistico – come preannunciato dai propri organi di stampa – si stia preparando ad attaccare l’imprenditoria privata sfruttando le speciali agevolazioni di cui gode;
se tra la maggioranza politica che siede in Consiglio provinciale ed il Sait esiste una trattativa “occulta” rispondente alla strategia di espansione della cooperazione alimentare;
se la linea politica e legislativa della Provincia Autonoma di Trento nei confronti di certa cooperazione (attiva ad esempio nei settori dell’alimentazione e dell’edilizia), è coerente o va in controtendenza rispetto alla legge sul diritto societario recentemente approvata dal Senato in materia di società cooperative aventi scopo di lucro;
se non ci troviamo, forse, di fronte ad un indirizzo politico-economico volto a rafforzare un certo movimento cooperativo tendente ad estendersi anche al comparto turistico, dietro il quale si celano in realtà società aventi scopo di lucro;
se, vista la nuova legge-delega sul diritto societario che interessa la cooperazione, la Provincia si è preoccupata di (o non si ritenga che debba impegnarsi a) mappare tutte le cooperative esistenti in Trentino, al fine di conoscerne la reale identità e l’effettivo servizio anche a tutela dell’occupazione, studiandone le problematiche affinchè l’eventuale trasformazione di alcune di esse in spa non danneggi la nostra economia;
se continuando a perseguire la linea di comportamento attuale non si sottraggono risorse alle vere cooperative, prive di scopo di lucro ed effettivamente caratterizzate dal mutualismo e dal servizio ai soci;
se è interesse della comunità trentina che sul nostro territorio si creino condizioni favorevoli ad una sorta di monopolio della cooperazione alimentare, cosicché, dopo l’operazione promossa dal Sait a Trento Sud, si prospetta ora anche l’apertura di un Cash & Carry a Trento Nord, costringendo le imprese private di medie dimensioni a spostare i loro interessi fuori provincia e quelle di piccole dimensioni a chiudere, con notevoli ripercussioni per le entrate provinciali. Se sono state attentamente esaminate le prevedibili ripercussioni negative sul piccolo commercio al dettaglio, che per numero di punti vendita costituisce la realtà di gran lunga dominante nella nostra provincia;
se non sarebbe forse opportuno, a tutela della nostra economia e delle entrate provinciali, impegnarsi a salvaguardare un patrimonio imprenditoriale privato e cooperativistico trentino, studiando una strategia per creare un polo alimentare trentino (1.500 miliardi di fatturato – tra i maggiori in Italia) piuttosto che dare l’impressione di aver compiuto “scelte di campo”. Se non sia il caso di creare in tal modo una “barriera di entrata” capace di impedire l’eventuale irruzione di multinazionali francesi, tedesche e americane;
se la linea politica che l’amministrazione provinciale sta perseguendo non sia forse lesiva, anche nel medio periodo, dei legittimi interessi delle imprese industriali ed artigiane della nostra provincia, che potrebbero trovarsi in futuro in condizioni di svantaggio rispetto alla cooperazione industriale e alimentare in ragione del diverso trattamento riservato a quest’ultimo comparto;
A norma di regolamento si chiede risposta scritta.