Al Presidente del
Consiglio Provinciale
Cons. Marco Giordani
Palazzo Trentini

Trento, 9 gennaio 1997

INTERROGAZIONE N.

- PROGETTO SPECIALE
RICAPITALIZZAZIONE PICCOLE INDUSTRIE
PROTOCOLLO D’INTESA DEL 17 DICEMBRE 1996 -

Con il protocollo d’intesa tra Provincia Autonoma di Trento, Tecnofin Trentina, Mediocredito Trentino-Alto Adige, Associazione degli Industriali, Associazione Artigiani Piccole Imprese della provincia di Trento e Confidi, si è dato avvio concreto al "Progetto Speciale di Ricapitalizzazione delle Piccole Industrie".

L’obiettivo di fondo è quello di avviare un processo di ricapitalizzazione delle piccole industrie, da 7 a 50 dipendenti, per perseguire maggiori livelli di competitività e di sviluppo, per supportare processi di innovazione tecnologica ed organizzativa.

Si sottolinea a questo proposito l’irregolarità di tutta la normativa provinciale in materia di incentivi alle attività economiche, in quanto non solo i livelli di incentivazione non corrispondono ai parametri europei, ma anche in quanto opera ingiustificate discriminazioni tra i vari comparti economici, mentre la normativa comunitaria distingue le imprese non in ragione dei beni e servizi prodotti, ma in ragione delle dimensioni e del fatturato.

L’intervento pubblico, tramite la Tecnofin Trentina, si commisurerà a quello privato, sino ad un tetto di 500 milioni di lire, con uguale investimento da parte del Mediocredito, per un importo complessivo massimo di 1,5 miliardi, con un costo del finanziamento che si aggirerà attorno al 4%.

Questo intervento sinergico con Tecnofin pone sotto un’ottica diversa l’intervento pubblico per il sostegno della piccola e media impresa e coinvolge responsabilmente il soggetto privato.

Rimarcando la validità di questo nuovo strumento a sostegno dell’economia, anche in funzione dell’adeguamento delle leggi provinciali alle normative europee, alla luce pure del cambiamento della metodologia di concessione dei nostri contributi, che da pioggia si stanno trasformando in fondi di rotazione, si rileva che, nonostante ultimamente ci si rivolga maggiormente alle problematiche dell’artigianato, degli impianti a fune e dell’edilizia, ancora una volta larghi settori dell’economia trentina e precisamente turismo, commercio al dettaglio e all’ingrosso, agricoltura e talune realtà della cooperazione, nonostante forti ricadute sia a livello economico che occupazionale, non sono state minimamente prese in considerazione, così come evidenziato anche nella lettera aperta del Presidente dell’Associazione dei Grossisti del Trentino al Presidente della Giunta Provinciale, pervenuta a tutti i Consiglieri e apparsa nei primi giorni di gennaio sui quotidiani locali.

Come già evidenziato anche nella relazione alla finanziaria del 18 dicembre scorso: "è tempo di scelte, è tempo di ricercare una nuova programmazione economica e non è più possibile accettare una così elevata ed ingiustificata discriminazione del sostegno pubblico tra un settore ed un altro".

E’ tempo, come giustamente ha espresso nel suo intervento in aula il Presidente della Giunta Provinciale "di intervenire sui nodi che ancora limitano la potenzialità di crescita del sistema produttivo, la bassa integrazione fra le imprese ed i settori, la ridotta apertura, le strozzature di comunicazione, la scarsità di aree, i livelli produttivi inferiori a quelli delle regioni confinanti, l’insufficiente spirito imprenditoriale".

Appare pertanto necessario che, se nel legiferare si è giustamente tenuto conto della trasversalità della cooperazione nei vari rami dell’economia, si considerino le integrazione settoriali attivate dagli altri comparti economici e non si continui come da più di un decennio con una programmazione a senso unico, anche se finalmente ampliata al settore artigianale, fra i più attivi in Trentino.

Tutto ciò premesso,

si interroga la Giunta Provinciale
per sapere:

  1. per quale motivo non sono stati considerati nella loro globalità tutti i soggetti economici con forma giuridica SPA o S.r.l. o società di persone disposte a trasformarsi in società di capitali, come da protocollo d’intesa punto 2), comma a);
  2. per quale motivo Tecnofin o meglio Tecnofin Strutture, non si occupa anche di altri soggetti economici, come previsto dal loro statuto;
  3. per quale motivo vengono contemplati gli altri soggetti economici con formula residuale e generica che sembra sottolineare formalmente una emarginazione sostanziale se non addirittura un’esclusione di fatto.
  4. Voglio alludere al punto 1) ultimo comma "per il conseguimento di tali scopi il protocollo potrà essere esteso anche ad altre associazioni", che dimostra così poca sensibilità e grave disattenzione verso gli altri soggetti economici che, per significatività ed alti livelli occupazionali rappresentano sicuramente oltre il 60% dell’economia trentina;
  5. per quale motivo nel contesto della revisione della normativa di attuazione della L.P. 4/81, avvenuta con deliberazione della Giunta provinciale n. 9754 del 5 settembre 1995 ed entrata in vigore il 3 ottobre 1995, non si è colta l’occasione per attuare il tanto sbandierato adeguamento dei livelli incentivazione alla normativa comunitaria. Si chiede in proposito se il nuovo Regolamento di attuazione sia stato notificato alla Comunità Europea e se da essa regolarmente approvato.
  6. Si fa presente che le nuove norme predisposte anche in applicazione di quanto previsto dalla L.P. 18/93, concernente "i criteri generali per le politiche di incentivazione delle attività economiche", hanno profondamente innovato i criteri generali di concessione degli aiuti e che i livelli di agevolazione sono stati parzialmente ridotti e rideterminati in misura fissa;
  7. per quanto esposto, a che punto sono le rivisitazioni delle altre leggi provinciali di incentivazione per l’adeguamento, fra l’altro, ai nuovi criteri fissati dalla Comunità Europea;
  8. per quale motivo la L.P. 8/91, inerente contributi al commercio, diversamente da quanto previsto dalla legge di incentivazione per l’industria, risulta eccessivamente limitata sia nei contenuti che nella possibilità di spesa e se all’uopo non sia necessario prevedere, con il bilancio di assestamento, un’integrazione e una modifica della norma per garantire pari opportunità;
  9. di conoscere distintamente gli stanziamenti programmati con i fondi di rotazione e riservati all’industria, al commercio all’ingrosso e al dettaglio, al turismo e all’artigianato, sia recentemente che in passato sin dalla loro istituzione;
  10. di conoscere nel dettaglio gli elementi propositivi espressi dai Comitati provinciali dei settori economici competenti, i nominativi di tutti i componenti, compreso il Comitato per la programmazione, oltre gli eventuali compensi riconosciuti a ciascun componente;
  11. in merito alle critiche apparse sui media locali nei confronti del Dipartimento Industria Commercio ed Artigianato e progetti speciali sull’economia, se intende mettere a disposizione di tutti i Consiglieri provinciali il lavoro fin qui svolto, sia per la previsione di legge sulla nuova imprenditorialità, sia sulla ormai famosa legge quadro sull’economia, di cui tanto si parla e se la stessa si prevede di presentarla per l’approvazione entro il 1997;
  12. se corrisponde al vero che il dott. Spagni, capo dipartimento delle attività economiche, abbia scritto sul periodico dell’Associazione Industriali con lo pseudonimo di "Settimo".
  13. Se questo corrisponde al vero, si chiede alla Giunta provinciale di esprimere una propria valutazione sull’opportunità della preposizione del soggetto de quo al dipartimento incaricato di tradurre le linee operative della programmazione economica provinciale e successivamente al dipartimento incaricato di attuare concretamente le normative economiche ed accompagnare il varo della nuova normativa destinata a superare una volta per tutte vecchi squilibri e privilegi.
  14. Si ha la netta sensazione che fino a quando i dirigenti generali preposti ai settori economici e relativi progetti, conserveranno dell’economia una concezione vecchia ed unilaterale, centrata esclusivamente sull’industria, le dichiarazioni di intenti della Giunta continueranno ad essere contraddette dai fatti e dalle iniziative concrete della struttura provinciale di cui la vicenda di "Settimo" è solo una spia di tale squilibrio che ha caratterizzato la politica economica dell’ultimo decennio;
  15. se non ritenga opportuno, considerata l’oggettiva urgenza dell’economia trentina, di modificare la L.P. 4/81 estendendone i benefici a tutti gli altri soggetti economici esclusi, quando operano anche nel campo delle lavorazioni, trasformazioni, ecc. valutando la tipicità dell’investimento e non tanto la posizione contributiva delle aziende.
  16. Quanto sopra al fine di rendere più moderna ed equa la legge di incentivazione, in linea anche con le leggi nazionali, tipo la Sabatini, maggiormente rispondenti alla realtà economica odierna e alle trasversalità settoriali.

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.

Cons. Mauro DELLADIO