Al Presidente del

Consiglio Provinciale

dott. Mario Cristofolini

SEDE

 

Trento, 8 novembre 2002

 

INTERROGAZIONE N.

 

non tutti i lavoratori possono usufruire dei benefici previdenziali previsti dalla legge 257/93 per i lavoratori esposti all’amianto

 

Premesso che:

 

-        con il passaggio di proprietà dell’Acciaieria Valsugana S.p.a. a Siderurgia Trentina S.p.a. 44 lavoratori sono stati posti in mobilità con l’obbligo da parte dell’azienda subentrante di farsi carico, in caso di nuove assunzioni, del reintegro nella nuova azienda;

 

-        la mobilità biennale, scaduta da poco tempo, vede ancora senza occupazione diversi lavoratori;

 

-        tali operai potrebbero andare in pensione se venissero loro riconosciuti i benefici previdenziali previsti dalla Legge 257/93 per il lavoratori esposti all’amianto;

 

-        risulta allo scrivente che la società Acciaierie Valsugana  non emette, a favore dei lavoratori, la certificazione di esposizione all’amianto in base a criteri posti in essere a livello nazionale derogabili su dichiarazione dell’azienda;

 

-        risulta altresì allo scrivente che nello stabilimento Acciaieria Valsugana è stato usato amianto sino al momento della sua eliminazione dovuta ad un decreto legge che ne proibiva l’uso. L’uso di questo materiale era chiaramente dovuto al fatto che serviva da protezione per il calore sia per gli impianti che, soprattutto, nei confronti del personale operante nello stabilimento. L’abbigliamento, come ad esempio i guanti e gli altri capi protettivi, era confezionato con amianto. Nell’area forno questo materiale veniva usato in abbondanza per impedire che il calore proveniente dall’impianto fusorio danneggiasse le apparecchiature  e per riparare il personale addetto da schizzi e dal materiale incandescente;

 

-        il materiale di amianto era depositato in tutto il reparto acciaieria e precisamente in colata, al forno, al fuori forno, alle ziviere e al rifacimento paniere. Il personale aveva libero accesso in tutto lo stabilimento e maneggiava liberamente, senza alcuna protezione, i manufatti in amianto anche perché nessuno aveva mai informato i dipendenti della pericolosità legata al prodotto. Gli accordi sindacali prevedevano che gli addetti alla manutenzione, ai quali è stato riconosciuto il rischio dell’esposizione all’amianto, quando intervenivano, erano supportati nel loro intervento dai lavoratori del reparto. A tutto ciò si aggiunga che non essendoci un servizio mensa il lavoratori mangiavano a poca distanza da dove era depositato e adoperato l’amianto;

 

-        pur essendo lo stabilimento diviso in vari reparti, in realtà era ed è tutto all’interno di una stessa struttura e solo pochi metri separano i vari reparti di produzione. La struttura, vista la particolarità della lavorazione, era continuamente attraversata da una corrente d’aria contenenti anche polveri d’amianto in sospensione. Di fatto, è realistico affermare che i lavoratori presenti all’interno dei vari reparti di produzione erano, purtroppo, sempre esposti alle polveri che il materiale amianto rilasciava e quindi è improprio dire che solo una parte di personale veniva a contatto con l’amianto.

 

Si interroga il

Presidente della Giunta provinciale

per sapere:

 

 

1.      se è a conoscenza della situazione esposta in premessa;

 

2.      se gli uffici provinciali competenti hanno effettuato delle ispezioni negli ultimi cinque anni di proprietà dell’Acciaieria Valsugana s.p.a. per verificare le condizioni di lavoro e soprattutto l’esposizione all’amianto dei pochi lavoratori dell’ Acciaieria Valsugana che non hanno potuto beneficiare dei vantaggi legati alla legge 257/93;

 

3.      i risultati delle verifiche effettuate relativamente all’esposizione all’amianto dei lavoratori di cui al punto 2.

 

4.      se non si intende intervenire nei confronti della proprietà aziendale al fine di sanare una situazione che vede discriminati alcuni lavoratori.

 

A norma di Regolamento si chiede risposta scritta.