Trento, 4 ottobre 1996
Al Presidente del
Consiglio Provinciale
rag. Marco Giordani
SEDE
INTERROGAZIONE N.
- IL MOLOCH PUBBLICO E STRABICO? -
L'area di Trento nord è da tempo sotto i riflettori degli organi d'informazione, che intuiscono come intorno al problema della bonifica si intreccino interessi spesso contrapposti, e agiscano pressioni di diversa natura.
Al dibattito sembra estraneo il Consiglio provinciale che nulla conosce, perché nulla finora ha chiesto di sapere, e perché il governo provinciale si guarda bene dal renderlo partecipe.
Eppure non è problema che vada risolto sottovoce nei corridoi di palazzo, affidato a funzionari che avendo gestito anche il passato non sono forse tanto liberi e impermeabili alla spinta dei contrapposti interessi cui accennavo poc'anzi.
E' invece questione che ci riguarda tutti e che chiama in causa gli enti pubblici "locali" cui spetta agire tempestivamente e sinergicamente a tutela della salute dei cittadini: la Provincia, il Comune e l'Azienda sanitaria.
Quest'ultima dopo aver compiuto un attento monitoraggio sullo stato delle aree ha indicato la messa in sicurezza della falda acquifera come "intervento prioritario ed autonomo rispetto al piano di bonifica delle aree industriali di Trento nord".
Con l'Azienda concorda anche il Comune nel sostenere che il primo e più urgente intervento per tutelare la salute dei cittadini deve riguardare la sicurezza della falda acquifera.
Diverso l'orientamento della Provincia che pare guardi altrove, e più precisamente ai terreni, i quali senza dubbio necessitano di essere bonificati anch'essi.
Il Moloch della burocrazia è quindi strabico, stenta a mettere a fuoco i problemi, di conseguenza a decidere, e ovviamente ad agire.
E' legittimo a questo punto il timore che proprio la sanità pubblica, che dovrebbe essere il parametro di riferimento per ogni decisione, venga trascurata.
Ma qual'é la direzione giusta verso cui guardare? La domanda non è di poco conto, perché ci tocca tutti, nella salute e, fra parentesi, anche nelle tasche. Infatti se dovesse prevalere la presunta volontà della Provincia di dichiarare lo stato di calamità pubblica per i terreni di Trento nord un massiccio flusso di risorse provenienti dall'erario provinciale verrebbe convogliato in quella direzione, e alla falda acquifera per un pezzo non penserebbe più nessuno.
Il nocciolo del problema è proprio qui: la dichiarazione di calamità pubblica che legittimerebbe la Provincia ad intervenire a proprie spese sulle aree da bonificare, mettendo quindi in discussione l'accordo siglato dal Comune con i proprietari delle stesse. I quali ne risentirebbero un non piccolo vantaggio.
Se tutto ciò risponde al vero c'è un solo modo per dirimere la questione: la Giunta dimostri che la dichiarazione di calamità in relazione ai terreni è giustificata da elementi gravi, allarmanti e comprovati, nuovi e diversi rispetto a quelli che hanno determinato l'Azienda sanitaria ad indicare la questione secondaria rispetto al problema della falda acquifera.
Tutto ciò premesso
si interroga la Giunta provinciale per sapere:
A norma di regolamento si richiede risposta scritta
Cons. Mauro DELLADIO