Trento, 9 agosto 2001

Al Presidente del

Consiglio Provinciale

Dott. Mario Cristofolini

SEDE

 

INTERROGAZIONE N.

 

VISITA DEL DALAI LAMA IN TRENTINO: UNA COSTOSA PASSERELLA PER I POLITICI “CUGINI” DEGLI OPPRESSORI COMUNISTI CINESI! E NESSUN AIUTO CONCRETO!

 

Premesso che:

 

-       tutti ricordano l’avvenimento di valenza internazionale che ha portato il Trentino e la cittadina di Pinzolo agli onori delle cronache mondiali in occasione della consegna del “Premio internazionale Solidarietà alpina – targa d’argento” (trentesima edizione) alla guida spirituale buddista tibetana; il Dalai Lama;

 

-       il Dalai Lama è arrivato in Trentino i giorni 28 e 29 giugno contento di poter ritirare il premio e di poter esporre la drammatica situazione in cui è costretto a vivere il suo popolo tibetano oppresso da molti anni dall’invasore cinese;

 

-       è doveroso ricordare che il popolo tibetano è oppresso dal 1951 allorquando i cinesi invasero il Tibet: fu deportata gran parte della popolazione locale mentre sette milioni di cinesi si trasferirono in Tibet scardinando gli equilibri locali imponendo una cinesizzazione forzata;

 

-       il Dalai Lama, premio Nobel per la pace nel 1989, rifugiatosi in India nel 1960 dopo l’occupazione del suo Paese, difende i diritti del popolo tibetano contro la dittatura comunista cinese, in modo non violento ma deciso, chiedendo aiuto a tutti gli organismi democratici internazionali;

 

-       la visita del Dalai Lama in Trentino ha trovato principale fondamento nel ritiro del premio di solidarietà alpina. L’idea di consegnare il premio al rappresentante del buddismo lamaista era stato suggerito e promosso dall’Associazione “L’Uomo libero” e fatta propria dal comitato organizzatore che vede nella persona di Angiolino Binelli il maggior artefice dell’iniziativa;

 

-       alle vicende legate al popolo tibetano è, tra l’altro, dedicato l’impegno organizzativo e finanziario dell’Associazione “L’Uomo libero” di Arco, fondata negli anni ’80 e iscritta all’albo delle Associazioni dal 1992, che ha puntato la sua attenzione sulla realizzazione di un centro per l’infanzia e la gioventù nel distretto indiano di Bhandara per i bambini tibetani in esilio: un progetto, unico per tutta la Provincia di Trento;

 

-       a condizionare le scelte e la gestione dell’avvenimento si è inserita la Provincia di Trento con il Vicepresidente Roberto Pinter che dell’intera visita era “coordinatore sommo”. Come un cuculo ha tentato, ed in parte ci è riuscito, di estromettere i legittimi titolari dell’iniziativa;

 

-       la Provincia di Trento ha monopolizzato la visita del Dalai Lama con l’ausilio dei ligi funzionari addetti all’organizzazione. Di fatto, oltre al braccio di ferro con il comitato organizzatore di Pinzolo che voleva mantenere il premio in periferia, al contrario della Provincia che lo voleva consegnare a Trento, si è completamente ignorata, con una campagna di censura, l’Associazione “L’Uomo libero” che da anni è impegnata con i fatti ad aiutare il popolo tibetano. Si è giustificato tale comportamento con motivazioni futili e sconclusionate che racchiudono un evidente sgarbo ideologico perché l’Associazione “L’Uomo libero” non è allineata;

 

-       nelle varie manifestazioni mai è stata pronunciata la parola “comunismo” e mai è stato condannato il comportamento del governo cinese, comunista, per l’aggressione alla popolazione tibetana. Ma si sa: i nostri governanti sono “cugini” ideologici degli oppressori cinesi;

-       altresì è risultato ridicolo l’uso di appellativi quali “Sua Santità”, ecc. da parte di chi ha gestito la manifestazione: esponenti della sinistra, tradizionalmente atei;

 

-       risulta altresì che la Provincia di Trento abbia speso circa 350 milioni di lire sotto la voce “relazioni esterne” per la visita del Dalai Lama in Trentino (senza un effettivo ritorno a favore del popolo tibetano) di cui 25 milioni di lire per una ripresa web della visita e per inserire il tutto nella rete e 50 milioni per l’ospitalità del Dalai Lama e delle persone che lo hanno accompagnato;

 

-       da segnalare, inoltre, che molte sono state le iniziative politiche poste in essere, in diverse sedi istituzionali, in cui si è chiesto di dare immediata attuazione ad una risoluzione approvata un anno fa dal Parlamento europeo che invitava gli stati membri ad esaminare la possibilità di riconoscere ufficialmente il Governo tibetano in esilio qualora le autorità cinesi non diano in tempi brevi uno stato di autonomia al Tibet;

 

si interroga

il Presidente della Giunta Provinciale

 per sapere:

 

1.    l’entità dei finanziamenti stanziati dall’ente pubblico in occasione della venuta in Trentino del Dalai Lama capo spirituale tibetano;

 

2.    quali soggetti hanno beneficiato dei finanziamenti di cui al punto precedente;

 

3.    quali manifestazioni di contorno alla venuta in Trentino del Dalai Lama sono state organizzate, da chi sono state gestite e quali sono stati i costi per ciascuna iniziativa;

 

4.    quali sono stati gli introiti, di qualunque tipo, derivati da ogni singola manifestazione e quali sono stati gli sponsor che hanno sostenuto le iniziative;

 

5.    i costi dettagliati per la realizzazione “della ripresa web della visita”, come riportato dalla stampa locale (15.000.000 + 10.000.000), e chi ha realizzato l’opera;

 

6.    come sarà utilizzato in futuro il materiale di cui al punto precedente;

 

7.    i costi dettagliati sostenuti per l’ospitalità del Dalai Lama e del suo ristretto seguito che, secondo la stampa locale, sono ammontati a 50.000.000 (cinquanta milioni di lire) per sole due notti;

 

8.    quali motivazioni stanno alla base dell’esclusione dalla manifestazione per la venuta del Dalai Lama in Trentino, di Associazioni trentine, riconosciute a livello istituzionale regionale e provinciale, che da decenni operano a vantaggio di popolazioni svantaggiate e anche del popolo tibetano;

 

9.    quali iniziative sono state programmate, dopo la venuta in Trentino del Dalai Lama, dai responsabili politici che hanno monopolizzato l’evento per dare concretezza alle loro stesse affermazioni pubbliche di solidarietà e riconoscimento per il popolo tibetano che per tempo avevano manifestato la loro disponibilità a collaborare;

 

A norma di regolamento si chiede risposta scritta.