ILL.MO
dott. CARLO ALESSANDRINI
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE
PALAZZO TRENTINI
Trento, 31 maggio 1994
PROPOSTA DI MOZIONE
POLITICHE GIOVANILI
Da decenni in Trentino si svolgono inchieste su particolari aspetti della condizione giovanile (valori, uso del tempo libero, ecc.), ma è mancata una visione globale dei bisogni ed una politica della prevenzione e del recupero, una politica giovanile che possa essere comparata con quella di altre regioni o di altri paesi europei.
I giovani, come le donne, sono particolarmente vulnerabili di fronte alle conseguenze della crisi economica. Si è scaricato su di loro e sulle future generazioni il peso di un enorme debito pubblico. Si sono così compromessi molti diritti ed in parte il futuro delle giovani generazioni. Non vi è stata alcuna solidarietà fra generazioni, proprio nel momento in cui si predicavano politiche di solidarietà. Solo parole. Dunque, oggi, i giovani anche in Trentino, più di altri, sono destinati a sopportare le conseguenze di deleterie politiche economiche e di mancate politiche scolastiche chiare ed efficaci. I giovani rischiano così di essere emarginati sul versante essenziale dello sviluppo, della professionalità, del lavoro. Ciò è tanto più grave in quanto stiamo entrando in una fase di veloce ristrutturazione geoeconomica che riguarda i sistemi-paese ed i sistemi regione. Chiediamo quindi che si imposti finalmente una politica globale per i giovani in Trentino, inserita nelle linee delineate dalla Comunità europea (istruzione, formazione, lavoro, tempo libero, emarginazione).Si deve uscire dal magma indistinto degli interventi, sovente clientelari e poco finalizzati, privi quasi sempre di verifiche di efficacia.
Lo Statuto d'autonomia assegna alla Provincia Autonoma di Trento competenza primaria in materia di "istituzioni culturali aventi carattere provinciale, manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali" (art. 8, punto 4). Data la flessibilità richiesta per gli interventi di politica giovanile e la loro varietà, data l'esigenza di ampie deleghe ai comuni, pensiamo che non si debba ricorrere in questo settore ad una legge specifica bensì che sia sufficiente l'impostazione di una chiara politica a livello di Giunta provinciale, oggi del tutto assente. Solo nel caso in cui tali politiche dovessero continuare ad essere del tutto carenti si dovrà pensare ad uno specifico disegno di legge.
Serve in primo luogo una strategia di coordinamento ed un'ottica globale delle prospettive di intervento. Le politiche della prevenzione del disagio, ad esempio, vanno centrate sul sociale, come indicano le conclusioni degli studi e delle verifiche della UE. Esse vanno coordinate con quelle dell'educazione permanente e continua, andando oltre l'assistenzialismo individuale in una visione integrata dei problemi e del sistema formativo. Il "Progetto giovani" deve permettere di utilizzare al meglio tutte le risorse presenti sul territorio e di intervenire là dove emergono i bisogni (ad esempio con i "centri giovanili" nei centri urbani maggiori o dove se ne ravvisa la necessità). Il Progetto dovrebbe avere un "respiro" quantitativo e qualitativo.
In Europa da tempo abbiamo l'esperienza di oltre tremila "Centri", in Italia di oltre un centinaio, vari centri sono stati attivati da tempo anche nella vicina provincia di Bolzano.
Si tratta di affrontare le gravi esigenze dell'emarginazione sociale ed in particolare anche di quella scolastica che pone il Trentino in coda alle regioni europee. Si tratta di rivedere gli interventi per il diritto allo studio e all'informazione. In primo luogo occorre avere una precisa visione generale dei fenomeni in una prospettiva decennale. Ad esempio, è già noto che occorre incidere in modo ben diverso nella scuola con l'educazione civico-politica locale ed europea e con l'educazione ambientale. Ma in generale "il Progetto scuola" che va impostato con un'ottica che tenga conto dei bisogni emergenti dei giovani. L'Europa, ad esempio, sta diventando una realtà concreta: i giovani devono inserirsi e partecipare alla sua costruzione. Per questo motivo l'informazione è essenziale, ma lo è anche per quanto riguarda la partecipazione ai numerosi Programmi europei finalizzati ai giovani (oggi la Provincia Autonoma di Trento è quasi totalmente assente). Ciò vale anche per l'insegnamento di due lingue europee. Per tutti questi motivi serve una politica di coordinamento delle iniziative per i giovani.
Si potrebbe pensare ad un Forum della gioventù, analogo a quello già esistente a livello europeo e con questo coordinato. Innumerevoli sono inoltre i possibili interventi, molti dei quali riguardano non tanto spese da effettuare, quanto una razionalizzazione dell'esistente; si realizzerebbero consistenti risparmi come nel settore dello sport e del tempo libero, della ricerca (gli attuali "osservatori" sociali sono scoordinati) e del diritto allo studio.
In particolare ci sta a cuore l'impostazione di uno specifico sub-progetto per i giovani in cerca di prima occupazione, analogo a quello impostato in altre regioni. Andranno in ogni caso tenuti presenti i programmi specifici della UE, oggi ignorati quasi totalmente.
L'Europa per i giovani non è un obiettivo lontano ma una realtà concreta. Essi hanno capito che le barriere in genere costituiscono più uno svantaggio che una protezione e che il continente europeo è troppo piccolo per rimanere diviso in blocchi ed entità separate da frontiere artificiali.
I giovani d'oggi sono nati in una Comunità i cui Stati membri, dopo lunghi secoli di lotte, hanno posto fine ad ogni rischio di guerra fra loro.
Oggi costruire l'Europa non significa unicamente edificare la pace, ma soprattutto preparare l'avvenire.
L'apertura delle frontiere amplia gli orizzonti e le possibilità dei giovani che, grazie al riconoscimento reciproco dei diplomi e alla libera circolazione delle persone all'interno della Comunità europea godono di nuovi diritti.
Liberare le forze culturali e favorirne lo scambio fra paesi europei sono gli obiettivi che i giovani approvano senza riserve.
Su 340 milioni di cittadini della comunità europea, vi sono 130 milioni di giovani. E' per loro e con loro che devono essere gettate le basi di un prospero avvenire.
Questi 130 milioni di giovani devono dare il proprio contributo alla costruzione della Comunità europea, che sarà la loro Comunità. Per parteciparvi è necessario per primo essere informati e poi passare alle azioni utilizzando tutte le nuove possibilità. L'Europa si aspetta che i giovani siano mobili, disposti a spostarsi, ad imparare le lingue degli altri paesi ed a conoscere i loro vicini. Essere mobili significa anche pensare in dimensioni più vaste, aprirsi alle nuove tecnologie, cercare la cooperazione ogni volta che se ne presenta l'occasione. Significa, in definitiva, avere un comportamento diverso da quello che troppo spesso ha caratterizzato le generazioni precedenti.
La Comunità deve a sua volta venire incontro ai giovani facendo proprie le preoccupazioni fondamentali della gioventù: istruzione, formazione, occupazione e cultura. E' soprattutto in questi settori che la Comunità ha avviato azioni loro destinate (Erasmus, Lingua, Comett, Pedra, ecc.).
Nel 1991 i ministri hanno convenuto di sviluppare insieme i seguenti quattro settori prioritari:
cooperazione fra le strutture responsabili per il lavoro a favore dei giovani;
informazione dei giovani;
promozione dello spirito d'iniziativa e della creatività dei giovani;
cooperazione nella formazione, soprattutto con una dimensione europea, degli animatori di giovani.
Le organizzazioni e associazioni di giovani sono rappresentate a livellò europeo in seno ad una struttura specifica, il Forum della gioventù delle Comunità europee. Il Forum costituisce una piattaforma politica ed un luogo di scambi di idee fra le varie organizzazioni della gioventù. Nell'ambito del Forum son discussi tutti i temi come: disoccupazione, razzismo, povertà, istruzione, diritti dei giovani, parità di opportunità fra ragazzi, cooperazione allo sviluppo, ecc.
Si tratta dunque di un complesso di problematiche specifiche, importanti per il futuro dei giovani e quindi delle società, che non è più possibile rinviare.
Tutto ciò premesso,
IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA Dl
TRENTO
IMPEGNA
LA GIUNTA PROVINCIALE
1. a coordinare le iniziative a favore dei giovani, in particolare con il "progetto scuola" ed a promuovere, d'intesa e con il concorso dei comuni, centri di aggregazione giovanile o centri
giovani sulla base di specifici progetti comunali;
a presentare in Consiglio entro tre mesi un "progetto giovani" nel quale siano delineate le politiche giovanili che la Giunta intende perseguire.
Cons. Mauro DELLADIO