Trento, 13 febbraio 1998

Egr. Sig.
Rag. Marco Giordani
Presidente del Consiglio provinciale
SEDE

PROPOSTA DI MOZIONE n. 614

LA VICENDA DEI PRECARI: L’AUTONOMIA NEGATA
UNA PROPOSTA CONCRETA DI SOLUZIONE

La situazione dei precari operanti nel mondo della scuola si sta trascinando da tempo senza alcuna prospettiva di soluzione. Anche il recente tentativo è stato vanificato dal Governo con motivazioni assai poco chiare e contraddittorie in merito all’orientamento dichiarato verso forme di reclutamento su base regionale (o provinciale). Si è trattato di un grave episodio di autonomia negata nei confronti delle nostre Istituzioni e delle nostre competenze legislative.

A ciò si deve reagire con un atteggiamento propositivo, individuando altre vie che consentano di chiudere una volta per tutte un’annosa vicenda particolarmente pesante sugli interessati (e sulle loro famiglie) - atteso che il loro "status" di precari è ormai datato da otto o anche dieci anni - e in tal modo recuperando la dignità della nostra autonomia e giocando sino in fondo le nostre competenze.

Per otto anni (in qualche caso per dieci), prima come neolaureati e poi come supplenti, è stata negata ai precari ogni possibilità di abilitazione. Questo lungo periodo ha loro "insegnato ad insegnare", costituendo un vero e proprio banco di prova e di formazione che nessun concorso o corso possono sostituire.

Si tratta allora di giudicare nel modo il più possibile obiettivo e concreto il livello di professionalità acquisito. Per fare ciò - ecco la proposta concreta - va valutata dettagliatamente l’attività svolta recentemente da ciascun docente a contatto con centinaia di persone fra studenti, colleghi e presidi. Detta valutazione può efficacemente essere effettuata dai comitati di valutazione e dai vari organismi di gestione già presenti ed operanti in sede scolastica, e quindi a costo zero. Non solo. Essi, normalmente chiamati a valutare il vincitore del concorso ordinario durante l’anno di prova ed alla fine dello stesso, sono opportunamente in grado di giudicare quanto i docenti hanno dimostrato sul campo attraverso una serie di precisi indicatori. Dell’operato degli insegnanti infatti rimane particolare traccia: per es., nel modo con cui ha preparato i temi, con cui svolge le lezioni, quante assenze ha accumulato, in quanti giorni riconsegna gli elaborati scritti, ecc. L’importante è cioè verificare se è stata acquisita nel concreto dal docente una professionalità sul campo andando quindi a privilegiare la qualità.

Si bandisca quindi, da parte della Provincia, un concorso per titoli, e detti titoli siano valutati dai summenzionati Comitati, attraverso un’opera (quale quella sopra esemplificata) realmente capace di far emergere l’effettiva attitudine all’insegnamento, intesa come vocazione individuale.

Se lo si ritiene necessario, si potrà poi concludere con un esame - colloquio, che però deve avere un contenuto eminentemente pratico e concreto (sull’attività svolta nella quotidianità dell’impegno e sulle sue modalità), ma previa la necessaria verifica reale da parte dei Comitati di valutazione, di cui si è detto, che potrebbe anche fungere da forma di preselezione in vista dell’esame - colloquio finale.

Naturalmente, senza discriminazione fra docenti in scuole statali e docenti in scuole non statali parificate o legalmente riconosciute né fra servizi resi nell’uno o nell’altro tipo di scuola.

Tutto ciò premesso

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

IMPEGNA LA GIUNTA

a regolarizzare i precari operanti nel Trentino secondo le modalità indicate in premessa.

Cons. Pino Morandini

Cons. Mauro Delladio