SEDUTA DEL 20 LUGLIO 1994

Disegno di legge n. 10: "Modifiche alla legge provinciale 9 dicembre 1991, n. 24 recante norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia".

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Distinti colleghi, io vorrei fare innanzitutto una piccola, breve premessa, dato che ieri, all'inizio della seduta, il collega Palermo ha ricordato i morti di mafia, le tragedie di mafia che hanno scosso la società italiana; e vorrei ricordare a questo Consiglio che anche noi come trentini - ed io come abitante della Val di Fiemme - siamo stati colpiti e abbiamo vissuto delle tragedie: la caduta della funivia del Cermis e la tragedia di Stava. Il 19 luglio ricorreva il nono anniversario della tragedia: l'acqua contenuta nei bacini di sabbia e ghiaia di Prestavel a Tesero spazzò via case e vite umane, e duecentosessantotto furono i morti di questo evento angoscioso. Ricordare e far ricordare questi momenti è utile: le nuove generazioni, noi stessi dobbiamo sapere che l'ingordigia, l'arrivismo e la voglia di guadagnare a tutti i costi porta ad un imbarbarimento e ad una scarsa considerazione della vita umana.

A questo punto, io passo proprio nel tema specifico della caccia facendo anche qui una piccola premessa: io non sono un cacciatore, lo era mio padre negli anni '60, a casa mia conservo ancora una preda, un gallo forcello, magari polveroso, conquistato e catturato da mio padre sul Cermis, sulla catena del Lagorai. Per me è un ricordo di mio padre, per mio padre era un prezioso cimelio, guai a chi lo toccava, guai a chi lo rovinava, un oggetto molto importante: era il risultato, io ritengo, di una sfida con la natura. Ricordo quando mio padre mi raccontava dei momenti della cattura, le gelate in mezzo alla neve, i versi degli animali e le emozioni di quei momenti. Io ricordo ancora mio padre seduto sotto una pianta ad ascoltare il canto degli uccelli, che conosceva benissimo, alla perfezione; lo vedo ancora seduto a meditare e a contemplare la natura circostante, proprio perché aveva dentro di sé l'amore verso la montagna e verso gli abitanti del territorio; gli abitanti e gli animali del territorio.

Sono convinto che il cacciatore, nella gestione e tutela della fauna e del territorio, sia importante. Se vediamo gli animali in giro, se sentiamo il loro canto in giro per i boschi e possiamo ammirarli, lo dobbiamo anche al lavoro svolto dai cacciatori e dalla gente di montagna. Ritengo che questi meriti non vadano esclusivamente all'associazione che, attualmente, ritengo monopolizzi la gestione della caccia sul territorio trentino. Io non mi ero mai occupato di questo argomento: ascoltavo ed ascolto i racconti dei cacciatori quando li incontro, ed ascolto anche i racconti della gente di montagna con vivo interesse. Sono storie colme di gioia, ma anche di dolore e di soprusi, racconti di cacciatori che, sebbene in regola, sono stati torteggiati e trattati peggio dei delinquenti. Ultimamente ho cercato di informarmi - in breve tempo, in questi due ultimi mesi - e ho riscontrato che la caccia è un argomento molto complesso, poiché ci sono tante proposte di legge, leggi nazionali e provinciali che si rincorrono, e ritengo che un cacciatore sarebbe la persona più indicata a trattare questo argomento, in questa sede. Purtroppo nel nostro gruppo, nel gruppo della Lega Nord, non ce ne sono ed io cercherò di esporre il pensiero di tanti cittadini cacciatori trentini e chiedo venia a loro se qualche concetto non riuscirò ad esternarlo in maniera precisa. Sono convinto che attualmente i cacciatori stiano subendo, e lo facciano tacitamente, una realtà legislativa penalizzante.

Prima di analizzare il pensiero del nostro movimento, che corrisponde a quello della stragrande maggioranza dei cacciatori, vorrei richiamare all'attenzione la Presidenza, che si dichiara autonomista e che al momento non vedo seduta sul proprio scranno. Voglio richiamare la Presidenza proprio su questo tema, una Presidenza autonomista, che si dichiara autonomista, e al PATT, in modo particolare, partito che è una forza di governo. Io vi sottopongo all'attenzione cosa ha detto il PATT, e in particolar modo Andreotti, nella passata legislatura. Sono andato a leggermi i verbali, sia in Commissione legislativa che in trattazione della legge 24 in quest'aula, e vi riporto alcune considerazioni dei consiglieri della passata legislatura. In questo specifico caso, del consigliere Andreotti del PATT che attualmente è il nostro Presidente. Andreotti dice, nel suo intervento: "Mi premeva ribadire che il Partito autonomista ha, come punto principale del suo programma politico, la difesa delle tradizioni locali. Mi sembra ovvio sottolineare che tra le tradizioni trentine vi è in primo luogo la caccia, che, oltre ad essere il mestiere più antico del mondo, è anche, sicuramente, uno degli usi più radicati e sentiti dalle popolazioni trentine. Si tratta di tradizioni che passano di padre in figlio e che purtroppo vanno scomparendo". Questo richiama le tradizioni popolari della nostra gente. E poi continua - e ho concluso, anche perché penso che il tempo si stia esaurendo - "Come forza politica, come PATT, sosteniamo le riserve comunali di diritto, e a questo proposito mi associo all'emendamento proposto dal consigliere Betta e sostenuto anche dal consigliere Craffonara per quanto riguarda il territorio della Magnifica comunità di Fiemme. Giova ricordare forse che essa è l'istituto autonomistico di più antica data della nostra millenaria autonomia e quindi, secondo noi, a buon diritto rivendica una propria autonomia nell'esercizio della caccia". Queste sono state le affermazioni fatte da Andreotti il 28 ottobre 1991 in quest'aula.

Abbiamo nominato le riserve comunali di diritto. Sono delle riserve di diritto pubblico, sono degli enti di diritto pubblico. Attualmente noi abbiamo, nel testo legislativo, solamente le riserve di diritto, manca una parola, la parola "comunale": sono delle riserve, per così dire private, gestite dalle associazioni venatorie, riserve che possono essere date in gestione ai privati e che hanno dei fini di lucro. In Trentino, in particolar modo, noi abbiamo l'associazione venatoria Federcaccia, che controlla e monopolizza la gestione sul territorio. Possiamo anche dire che il Trentino è una riserva privata in mano alla Federcaccia. Analizziamo un attimino questo ente, questa istituzione, la Federcaccia: fino al 1978, era un ente di diritto pubblico. In quell'anno, è stato emesso un decreto del Presidente della Repubblica del 23 dicembre 1978 nel quale si dice: "Perdita della personalità giuridica di diritto pubblico della Federazione italiana della caccia, che continua a sussistere come persona giuridica di diritto privato". Perciò è stata trasformata da ente di diritto pubblico ad ente di diritto privato con questo DPR. All'articolo 1, ad esempio, si dice: "La Federazione italiana della caccia perde la personalità giuridica di diritto pubblico e continua a sussistere come ente morale ed associazione venatoria riconosciuta, assumendo la personalità giuridica di diritto privato. Essa continua a far parte del CONI, ai sensi della legge 16 febbraio 1942". Io mi domando come si spiega che circa il 70 per cento di guardiacaccia della Federazione sono passati ultimamente alle dipendenze della Provincia e come si spiega - da notizie che mi sono giunte ora, in questi giorni - che la Federcaccia sta assumendo altri 40 guardiacaccia? Guardie private alle dipendenze dell'ente e, di contorno a questa situazione, c'è l'ente pubblico Provincia che finanzia generosamente questa associazione. La Federcaccia, secondo noi, come ente gestore non deve più esistere, perché bisogna istituire le riserve comunali di diritto: la sorveglianza deve essere data in mano all'ente pubblico e, in particolar modo, al servizio forestale. Non si vuole cancellare la Federcaccia ma deve esistere, semmai, come associazione venatoria con fini educativi ed addestrativi, perciò niente fini di lucro e no alla Federcaccia che gestisca le riserve comunali.

Gli amministratori provinciali, fino adesso - e probabilmente anche in futuro, spero di sbagliarmi, anche con il PATT al governo - proseguono nel curare gli interessi di questo ente privato, foraggiando clientele e dimenticando i diritti fondamentali e le richieste provenienti dalle nostre comunità. Fino adesso, secondo me, le tesi dei funzionari provinciali sono state recepite dai politici e votate in aula. E a questo punto voglio ricordare cosa aveva scritto a suo tempo il presidente della lista di Fedel (che non è in aula). Il presidente della lista di Fedel, che sarebbe Gianni Colpi, cacciatore di Predazzo, diceva che i politici sono sempre più in mano ai funzionari provinciali che non solo dettano la legge, ma si aggiustano quello che non sono riusciti ad inserire nella legge con i regolamenti. Niente di più vero. Sono tesi, queste, che permettono la sopravvivenza dell'ente gestore più rappresentativo in provincia di Trento, ossia la Federcaccia. Molti cacciatori - ascoltando i loro pareri e girando per il Trentino - non aspettano altro che la scomparsa della Federcaccia, molto più vicina ad un carrozzone che ad un'associazione.

Sono carrozzoni che, come i comprensori, dissanguano le finanze della Provincia, senza portare benefici alla nostra comunità, o pochissimi benefici per quanto riguarda i comprensori, relativamente alla spesa che bisogna sostenere per il loro mantenimento. Ci siamo mai chiesti perché è nata l'Unione cacciatori trentini? Sicuramente per rompere questo monopolio della Federcaccia, dove tutto e tutti sono controllati, e guai a chi deborda dalle regole, altrimenti scattano i controlli, controlli sistematici con stesura di verbali e denunce. E' per questo che numerosi cacciatori preferiscono pagare e tacere: per poter esercitare la caccia in pace, senza paura di essere controllati e multati. E' per questo che ho detto che alcuni cacciatori, nel passato, sono stati trattati peggio dei delinquenti. Cacciatori che, sebbene nel giusto, in regola con la legge vigente, hanno osato ribellarsi all'arrogante potere della Federcaccia, protetta dal potere politico e giudiziario. Come si spiega, altrimenti, che circa trecentosessanta esposti presentati alla Procura della Repubblica e firmati da cacciatori non aderenti alla Federcaccia contro la Provincia e l'Associazione non hanno ancora trovato una risposta? Perché sono stati tutti archiviati? Almeno uno, su trecentosessanta, poteva essere regolare ed accoglibile, e invece niente. I cacciatori firmatari degli esposti erano tutti dei bugiardi, secondo le istituzioni, ma io non ci credo: conosco alcune di queste persone, mi hanno raccontato la loro esperienza molto drammatica, c'erano anche cacciatori della Val Di Fiemme che combattevano contro il monopolio e l'arroganza del potere politico e della Federcaccia per le riserve comunali di diritto e, in modo particolare per la Val di Fiemme, anche per l'antica riserva di diritto di caccia della Magnifica comunità di Fiemme. Il tempo però, per fortuna, ha dato loro ragione.

Ultimamente, alcuni di quei cacciatori sono stati assolti dalla magistratura, perché a suo tempo erano in regola con le leggi dello Stato. Io mi chiedo e vi chiedo: chi risarcirà i loro patimenti e le angherie subite? Il tempo passa e tante persone si dimenticano di questi fatti. A questo punto abbiamo già capito cosa vuole il movimento Lega Nord in tema di caccia: vuole innanzitutto una nuova legge sulla caccia, vuole togliere alla Federcaccia - che è un ente privato, in base appunto a quel decreto che ho citato prima, del '78 - il potere e la gestione del territorio Trentino. Insisto nel dire che la Federcaccia è una ramificazione del potere politico, è un carrozzone che vive alle spalle della comunità trentina, attingendo a piene mani ai contributi della Provincia. Cosa vuole la Lega Nord, inoltre? Vuole dare la gestione delle riserve ai Comuni. La fauna deve essere data in gestione ai cittadini cacciatori di quel determinato territorio. Vuole che i presidenti - o direttori, come vogliamo chiamarli - delle riserve siano, come sono attualmente, degli esperti per gestire la caccia su quel determinato territorio. Inoltre, la gestione anche finanziaria dei soldi dei cacciatori deve spettare ai cacciatori e l'assemblea dei soci delibererà in tal senso. Noi riteniamo che un importo pari al 50 per cento della quota per il porto di fucile, dovrebbe andare alla Provincia, per il tesserino provinciale e per l'osservatorio faunistico provinciale, e poi ogni cacciatore potrà tesserarsi con un'associazione venatoria, la quale provvederà alla preparazione tecnica e all'educazione venatoria dei propri soci.

L'attuale legge in vigore toglie, di fatto, la gestione a chi sarebbe competente in materia, cioè ai cittadini cacciatori e residenti in quei determinati comuni. La legge Bazzanella, la 24 che andiamo a modificare, affida alla Federcaccia, che è l'ente gestore appunto più rappresentativo, il ruolo di esattore: mi riferiscono che sono sette miliardi circa i soldi che entrano nelle casse della Federcaccia da parte dei cacciatori, perciò la posta in gioco è molto alta, è in fondo la libera gestione dell'attività venatoria sul territorio trentino. L'obiettivo nostro è sottrarre tale prerogativa alla Federcaccia con il suo affidamento alle riserve comunali di diritto. I censimenti e i piani di abbattimento, devono diventare di competenza dei cacciatori delle varie riserve comunali di diritto. Basta - noi riteniamo - dare soldi all'associazione per ogni capo abbattuto! La sorveglianza deve essere pubblica, come ho già detto, tramite le guardie del servizio foreste caccia e pesca della Provincia. Il servizio pubblico, inoltre, non deve più avvalersi della collaborazione dei guardiacaccia dell'associazione. Il servizio caccia e pesca della Provincia gestirà in proprio il controllo dell'attività venatoria, ossia la sorveglianza deve essere completamente - noi insistiamo su questo - in mano pubblica.

A questo punto, dopo aver espresso i pensieri generali del nostro movimento, vorrei richiamare la vostra attenzione anche su un principio fondamentale che in questi ultimi tempi andiamo ad analizzare: il principio di sussidiarietà. Proprio per questo fatto, per questo principio, noi dovremmo dare, delegare alle entità subalterne, ai Comuni nel nostro caso, perché sono le entità più piccole, le cellule basilari della nostra società dopo la famiglia, le competenze, i lavori e le cose che sanno fare bene ed aiutare affinché le facciano. Anche se parliamo tanto di principio di sussidiarietà, e questo potrebbe essere l'esempio per applicarlo, non vogliamo attuarlo; forse c'è una volontà politica di non andare in questa direzione, perché troppi sono gli interessi in ballo. Chi, meglio dei Comuni, potrebbe svolgere questo lavoro di gestione? Questo è il nostro pensiero, anche in questa direzione, sul principio di sussidiarietà.

Voglio far presente ancora un'altra cosa: voglio evidenziare i tempi di adeguamento delle varie leggi che si sono succedute e in modo particolare della 157, che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 febbraio del 1992 ed è entrata in vigore 15 giorni dopo, l'11 marzo del 1992, e contiene all'articolo 36, comma 6, un passo che dice che le Regioni, e nel nostro caso le Province, adeguano la propria legislazione entro e non oltre un anno - e questo è stato richiamato anche dall'assessore Zanoni nella sua introduzione alla legge - dalla data dell'entrata in vigore della 157, perciò arriveremmo all'11 marzo 1993. Nel frattempo, sono intervenute delle proroghe, fino a che il decreto legge numero 414 del 27 giugno di quest'anno non sostituisce delle parole all'articolo 36, comma 6, appunto della legge 157, portando l'adeguamento da un anno a quattro anni. Perciò la proroga, l'adeguamento, fissa il termine ultimo l'11 marzo '96, e questo è un termine non ricordato dall'assessore Zanoni nella sua premessa. Per adeguare eventualmente la legge 157, quindi, abbiamo tempo fino all'11 marzo 1996. Ritengo anomalo, strano che ci siano state tante proroghe; probabilmente la legge presenta dei problemi nell'applicazione, è troppo rigorosa, sicuramente verranno predisposte altre modifiche legislative in sede nazionale. Come dicevo prima, abbiamo delle norme legislative e abbiamo visto che si rincorrono.

Io mi auguro veramente con tutto il cuore che presto si attui il federalismo: in questo modo, allo Stato centrale andrebbero poche competenze, poche materie, competerebbe la moneta, la difesa, i cambi, i rapporti internazionali, e tutto il resto delegato alle Regioni, perciò tutti questi problemi di adeguamenti probabilmente non esisterebbero più. Noi sovranamente decidiamo le regole per i nostri cittadini e per il nostro territorio, per la gestione del nostro territorio. In tal senso, però, è opportuno ricordare che la Lega Nord si sta muovendo e si muoverà a livello nazionale per far recepire questo concetto delle riserve comunali di diritto e per riconoscere gli antichi diritti della Magnifica comunità di Fiemme, attraverso appropriate iniziative di legge.

Ritornando al disegno di legge, presentato dall'assessore Zanoni, dalla Giunta, si dice che è un adeguamento tecnico alla 157. A mio parere è soltanto una conferma della legge 24 Bazzanella, che è un parere confermato anche dallo stesso assessore in Commissione, che ha dichiarato che appunto la 24 rimane tale e quale. Io mi domando: che adeguamento è? E' una conferma dell'esistente. Quello che ho evidenziato fino adesso è la filosofia degli emendamenti presentati dal nostro gruppo e che illustrerò poi, brevemente, in discussione articolata. Adesso però richiamo, ancora una volta, la vostra attenzione su una particolare situazione, su una rivendicazione di una comunità antica, su una richiesta avanzata molte volte negli anni dalla Magnifica comunità di Fiemme, ad avere una propria - come è riconosciuta tramite sentenze - riserva di diritto di caccia. E' un caso particolare, ed altri casi particolari li ho potuti osservare in Commissione legislativa, come quelli di Grigno, Ospedaletto, Pieve di Bono ed altri. La Magnifica comunità di Fiemme è un caso particolare di valenza storica-autonomistica. Adesso evidenzierò quello che la Lega Nord cercherà di far capire e recepire nella normativa provinciale e riproporremo gli stessi argomenti anche quando si discuterà il progetto di legge di iniziativa popolare, primo firmatario Betta.

Secondo me, è obbligatorio inserire delle norme nelle norme, quelle particolarità volute dalla gente e dai Comuni e mai recepite, sempre disattese dal potere centrale, ed anche mai portate avanti con insistenza dai politici che si sono succeduti in quest'aula. Noi, in Trentino, abbiamo degli esempi storici di autonomia, e parliamo tanto su questo argomento, però, limitandoci a parlare, non riusciamo mai a concretizzare nei fatti questi pensieri e queste affermazioni, proprio per il fatto che la Provincia autonoma di Trento ha sempre cercato di centralizzare, di monopolizzare, di non dare potere alla periferia. Nelle visite delle scuole che vengono effettuate in questo palazzo, io parlo sempre di autonomia nell'autonomia riferendomi alla Magnifica comunità di Fiemme. Io non voglio essere uno storico, sono solamente un appassionato di storia della mia terra, del Trentino, e in modo particolare della Val di Fiemme. Ricordo a tutti noi, ai consiglieri e ai cittadini, ai trentini che ci seguono, la natura storica di questo esempio di autonomia: la Magnifica comunità di Fiemme. La Magnifica comunità di Fiemme è riconosciuta (non nasce, perché è nata molti secoli prima) nei patti Ghebardini del 1111, che sono dei documenti che abbiamo potuto consultare in questi anni, copie che si sono tramandate fino ai nostri tempi, nei quali c'è un riconoscimento di questa ben individuata comunità, che godeva di una grande autonomia regolandosi gli usi, i costumi e le leggi proprie. Erano una convenzione, questi patti Ghebardini, fatti - e dopo vi spiegherò anche perché - tra il principe vescovo e gli abitanti della Val di Fiemme. Questa convenzione esentava la comunità di Fiemme dalle tasse per tutto il territorio vescovile, dietro il pagamento di 24 arimannie all'anno, una specie di forfait. A questo punto, è interessante analizzare uno studio, fatto da Valentino e Giuseppe Chiocchetti, sui due patti Ghebardini giunti fino a noi, uno datato 1110 e uno 1112. Differenze linguistiche e di concetto dimostrano che tra i due patti sono trascorsi almeno due secoli e non due anni. Perché si può dire questo? Perché ogni anno nella Magnifica comunità di Fiemme c'era il rinnovo delle cariche, perciò in due anni non potevano esserci gli stessi amministratori e non potevano esserci appunto le 24 persone firmatarie dei documenti. Già a quel tempo, intorno al 1300, avevamo dei politici imbroglioni, perché? Perché il principe vescovo aveva ordinato, secondo questo studio, secondo questa analisi, ai propri notai di redigere un documento falso per confondere le acque e i valligiani. Il principe vescovo voleva mandare in valle un giudice permanente e non due sole volte come da consuetudine, lo voleva mandare proprio per controllare la comunità locale. Altro documento importante è il privilegio Enriciano del 1314, in tema di caccia - qui arriviamo anche a toccare il tema della caccia - un documento importante che definisce il possesso, innanzitutto, e il godimento delle terre con i diritti sopra esercitati. E' importante leggere una parte di questo documento, dove sono richiamati questi concetti, bastano due frasi solamente. Il documento parla del privilegio Enriciano del 1314: "E per certa scienza vi riconosciamo in perpetuo le dette montagne, ve ne investiamo ed approviamo in perpetuo il vostro possesso e tenuta corporale che avete avuto ed ora avete per tutti i tempi, e la ratifichiamo con ogni mezzo, diritto, maniera e forma che ci sono concesse legalmente e vogliamo che il possesso di queste montagne sia considerato approvato e gradito per tutti i tempi". E qui quindi abbiamo il concetto di possesso. Il documento continua: "E perché del resto non veniate molestati, sui detti monti, da persone maligne vogliamo che i singoli e tutti gli uomini, tanto clerici che laici, che abitano e hanno domicilio nella detta Valle di Fiemme, tanto presenti come futuri, possano e abbiano il diritto per il futuro di boscare, pescare, tagliare legna, pascolare, cacciare ovunque nel territorio della detta Valle di Fiemme". In questa frase, troviamo appunto l'utilizzo e la gestione, e il concetto di diritto di caccia su questi territori.

Per evidenziare la grande autonomia e le consuetudini, diciamo, di questa comunità, di questa istituzione che si chiama appunto Magnifica comunità di Fiemme, è interessante ricordare altri documenti. Le consuetudini del 1619, che corrispondono, grosso modo, allo statuto di Fiemme, sono suddivise in tre libri: del comune, del civile, del criminale. Poi c'erano delle regole del fondaco e gli ordini dei boschi. Ricordo che il fondaco era un deposito delle granaglie che venivano distribuite alla popolazione a prezzo calmierato, questo per combattere l'usura. E a questo punto voglio richiamare l'attenzione dicendo che solo una comunità intelligente ed amante della propria gente faceva questi investimenti e queste scelte. Ho detto anche di ordini dei boschi, che erano le regole per il governo e la gestione della foreste. A questo punto voglio dire anche che, se sono arrivate fino a noi - le belle foreste della Val di Fiemme, e non solo della Val di Fiemme - è anche dovuto all'ottima gestione delle genti che abitano in quei determinati territori. Io dico che le nostre genti, la gente trentina, ha una cultura ecologista di tutela del territorio, perciò ritengo che sia opportuno dare loro, ai trentini, il patrimonio naturale in gestione, perché siamo sicuri che lo gestiranno in maniera egregia.

Arriviamo ai nostri tempi: nei tempi recenti è stato steso uno statuto nel 1951, per quanto riguarda la Magnifica comunità di Fiemme, che faceva riferimento alla legge nazionale sugli usi civici del 1927. A seguito, è stato steso un altro statuto nel 1953, mandato alla Provincia autonoma di Trento perché venisse approvato: ma la Provincia non lo fece per incompetenza, quindi siamo arrivati ai giorni nostri con uno statuto discutibile. Solamente nel 1993 è stato approvato dalla gente di Fiemme, con una grande maggioranza, un altro statuto, il quale fa riferimento non più agli usi civici, che sono dei diritti esercitati su territorio altrui, bensì fa riferimento alle leggi sulla montagna, e precisamente la 1102, agli articoli 10 e 11 del 3 dicembre 1971. Gli articoli che ho citato - 10 e 11 - richiamano le comunioni familiari che sono disciplinate dai rispettivi statuti e consuetudini, perciò il riferimento è sul diritto di proprietà perché i terreni sono dei vicini di Fiemme.

Ricordo le disposizioni transitorie dello statuto del 1993 della Magnifica comunità di Fiemme, dove al comma 2 si legge: "Successivamente il presente statuto verrà inviato alla Giunta provinciale, in conformità dell'articolo 5 dello statuto vigente, affinché la medesima eserciti il controllo sulla sua conformità e i principi generali dell'ordinamento giuridico desumibili dalle leggi sulla montagna, in particolare dagli articoli 10 e 11 della legge 3 dicembre 1971, numero 1102 nonché il riscontro della sua conformità alle consolidate consuetudini di Fiemme". Questo statuto è entrato in vigore.

Andando ad analizzare il quadro legislativo nazionale, è importante far rilevare un altro concetto che riscontriamo nell'articolo 34 della legge nazionale numero 991 del 1952, che recita: "Nessuna innovazione è operata in fatto di comunioni familiari vigenti nei territori montani nell'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale; dette comunioni continuano a godere e ad amministrare i loro beni in conformità dei rispettivi statuti e consuetudini riconosciuti dal diritto anteriore". Un'altra volta troviamo il concetto del riconoscimento dei diritti maturati nel tempo secondo le antiche consuetudini. Adesso vediamo alcune sentenze, per chiarire la situazione particolare esistente sul territorio provinciale ed in particolar modo, della Val di Fiemme. Il Consiglio di Stato, con sentenza del 26 febbraio 1936, confermata nel 1937, ci informa sulla natura della Magnifica comunità di Fiemme. La sentenza recita che la Magnifica comunità di Fiemme appare come un'istituzione sui generis, relitto di antichi ordinamenti, che non trova l'esatta corrispondenza in nessuna delle categorie di enti pubblici previste nel nostro sistema. Parlando dei beni in questione, dice che essi sono dominio collettivo di tutti gli abitanti della Val di Fiemme per il soddisfacimento dei loro bisogni individuali e collettivi. La sentenza continua dicendo che è quindi "un'istituzione che, perdute le antiche prerogative ed attribuzioni di natura politico-giurisdizionale a partire dal 1805, cioè dalla nuova riorganizzazione amministrativa determinata anche dalle leggi del regno italico o napoleonico e del governo austroungarico, con l'elezione dei nuovi enti autarchici locali, municipalità o comuni, è rimasta quale rappresentante delle Universitas generali dei predetti abitanti della Val di Fiemme, e quale amministratrice del predetto patrimonio collettivo di natura di demanio universale, con facoltà di regolamentazione ai fini precipui della conservazione del demanio medesimo, della disciplina dell'esercizio degli usi civici ed impiego delle rendite, con soggezione a certa tutela da parte dell'autorità politica in vista degli interessi collettivi e con partecipazione all'amministrazione dei detti abitanti attraverso rappresentanze degli aggregati già vicini o regole ed ora comuni o frazioni, nei quali gli abitanti medesimi vengono a trovarsi". Perciò vediamo che l'istituzione non è un ente pubblico, è un qualcosa di particolare con fini pubblicistici che amministra un patrimonio, che è demanio universale della popolazione di Fiemme.

Un'altra sentenza molto importante è quella emessa il 25 giugno del 1954 in tema di caccia dove la Corte d'appello di Roma, sezione speciale usi civici, dichiara che il detto uso civico originariamente riconosciuto con il privilegio Enriciano del 1314 è stato trasformato in un diritto di riserva di caccia spettante alla Comunità generale di Fiemme e soggetto alle norme della vigente legge italiana sulla caccia e da quelle che saranno stabilite con gli emanandi regolamenti.

A seguito di quanto esposto, i rappresentanti la comunità di Fiemme, intesa come popolazione, come collettività, hanno sottoscritto un documento nel 1988, il 10 febbraio precisamente.

 

DELLADIO: Un documento ufficiale firmato dallo scario - sarebbe il presidente della magnifica comunità - da tutti i sindaci della Valle, da Moena fino a Castello Molina di Fiemme e dai rappresentanti dei cacciatori valligiani, che contiene le seguenti richieste: al punto 1 il riconoscimento, l'attribuzione e la costituzione dell'unica riserva di diritto della Valle di Fiemme, comprendente i territori della Magnifica comunità generale di Fiemme e dei Comuni di Moena, Predazzo, Ziano, Panchià, Tesero, Cavalese, Varena, Daiano, Carano e Castello/Molina ricadenti negli ambiti catastali dei medesimi. Al punto 2, l'affidamento della gestione della caccia nei territori anzidetti ad un unico organismo, facente capo alla Magnifica comunità generale di Fiemme e con la partecipazione dei Comuni di cui sopra e delle associazioni dei cacciatori negli stessi operanti, ovviamente nell'osservanza delle norme vigenti ed emanande. Nel riaffermare che le esposte richieste sono il frutto di una precisa volontà ed aspirazione degli enti e dei cacciatori di valle, da essi rappresentati, confidano nel pieno ed integrale accoglimento delle indicate istanze". Qui ci sono tutte le firme dei rappresentanti della collettività di Fiemme. Questo diritto di caccia verrebbe esteso, a questo punto, su ventimila ettari, che sono attualmente di proprietà della Magnifica comunità di Fiemme, e sui ventiquattromila ettari di proprietà dei Comuni: diventerebbe quindi una riserva, eventualmente, di quarantaquattromila ettari circa.

Altro documento analogo è stato presentato anche nel 1991 per modificare l'elenco delle riserve di caccia di diritto contenute nella legge del 7 settembre del 1964, numero 3. Si chiedeva, appunto, la costituzione della riserva di diritto denominata "della Comunità generale di Fiemme", con relativa perimetrazione.

Queste richieste non hanno però fino ad ora trovato mai accoglimento. Io mi domando quanti di questi documenti bisogna sottoscrivere prima che il potere politico decida il tal senso.

Andiamo a vedere ora cosa prevede l'attuale legislazione: la legge sulla caccia - la 157, all'articolo 14 - prevede che "le Regioni ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali. Anche la legge sulla montagna, la 97 del 1994 che dobbiamo recepire, all'articolo 8 richiama la legge 157 del 1992, per la ripartizione dei territori e per la regolamentazione dell'istituzione delle aziende faunistico-venatorie ed agri-turistico-venatorie e per la gestione programmata della caccia. Perciò si parla di ambiti territoriali di caccia di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali. La Val di Fiemme, in maniera esatta, si identifica in tale descrizione: territorio omogeneo, di estensione subprovinciale e morfologicamente ben delimitato.

La legge nazionale 157, sulla caccia, riporta anche un concetto molto importante che recita: "secondo le consuetudini e tradizioni locali". Questa frase è richiamata all'articolo 11, per la stesura di norme di protezione della fauna, e all'articolo 14 per la densità minima venatoria degli ambiti territoriali o comprensori alpini. Stessi diritti esclusivi sono riconosciuti già ora alla Magnifica comunità di Fiemme, dalla legge provinciale 12 dicembre 1978, numero 60. Diritti simili, esclusivi, per quanto riguarda il diritto di pesca, dove all'articolo 1, comma 3, si dice: "Sono fatti salvi i diritti esclusivi di pesca dei Comuni e della Magnifica comunità generale di Fiemme, che sono tenuti ad esercitarli, a pena di decadenza, sia direttamente sia mediante concessione ad associazione o società di pescatori sportivi secondo le disposizioni della presente legge". E' importante inoltre rilevare che la Regione, con la legge del 1964, la numero 30, ha applicato il principio rilevato dalla sentenza della Corte di Appello di Roma, sezione speciale usi civici, quella che ho richiamato, del 1954, in regole più contenute come quelle della comunità delle Regole Spinale e Manez, riconoscendo loro la riserva di diritto di caccia.

Perché è importante, infine, riconoscere alla Magnifica comunità di Fiemme il diritto di riserva di diritto di caccia? Per motivi storici, abbiamo visto che esistono dei diritti di utilizzo e gestione. Perché esiste una tradizione locale giunta fino a noi con le antiche consuetudini, perché la legge lo prevede. Ho ricordato l'articolo 34 della 991, l'articolo 14 della 157, l'articolo 8 della 97, leggi che assumono il valore di principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato e quindi limitano anche la legislazione e competenza della Provincia autonoma di Trento. Inoltre, è importante riconoscere alla Magnifica comunità di Fiemme il diritto di riserva di diritto di caccia anche perché esiste una sentenza - e l'ho ricordato prima - che riconosce il diritto di riserva comunitaria, quella del 25 giugno del 1954, ma soprattutto - e qua richiamo la vostra attenzione - perché la gente lo vuole, vedi il documento firmato nel 1988 da tutti gli esponenti della popolazione di Fiemme. Secondo me, secondo noi, gli amministratori devono adeguarsi alla volontà popolare perché loro, sono delegati dai cittadini e devono fare gli interessi della collettività.

In discussione articolata, la Lega Nord, tramite il sottoscritto, ha presentato e presenterà degli emendamenti. Comunque è bene ricordare anche la posizione delle varie forze politiche nella passata legislatura per verificare la coerenza di tali amministratori.

Per quanto riguarda il riconoscimento del diritto della Comunità di Fiemme di costituire una riserva di diritto di caccia, i partiti che hanno votato a favore sono stati il PDS, il Partito Repubblicano, che non esiste più in questa sede, il Movimento Sociale, il Partito Socialdemocratico italiano e il Patt. Contro hanno votato la Democrazia Cristiana e il PSI, ed era assente un esponente del Partito Liberale italiano. E' importante, secondo me, ricordare all'esecutivo e ai componenti il gruppo politico del Patt, appunto, cosa aveva detto in aula Andreotti. Aveva detto che "come forza politica", come ho già detto prima, "sosteniamo le riserve comunali di diritto ed appoggiamo l'emendamento che riconosce alla Magnifica comunità la propria riserva di diritto". Anche nella seduta del 31 ottobre 1991 si votò l'emendamento all'articolo 14 della legge Bazzanella, che prevedeva i diritti esclusivi della magnifica comunità di Fiemme: a favore, in quella sede, si erano espressi Taverna, Leveghi e Betta che era il proponente. Casagranda, per esempio, si è espresso dicendo che "siamo onorati di avere una comunità di quel tipo", e votò a favore assieme ad Andreotti e alla consigliere Chiodi. Perché sono andato a rileggermi gli atti della Commissione e della sede consiliare in tema di caccia della passata legislatura? Perché voglio vedere la coerenza delle persone, voglio vedere l'onestà intellettuale delle persone che mi stanno intorno in quest'aula. Comunque, in ultimo, ci sarà sempre la gente che valuterà i comportamenti degli amministratori eletti dei rappresentanti della gente.

Un'ultima cosa, ultimi due passi, voglio dire che l'Assessore, in Commissione, ha detto che la Magnifica comunità di Fiemme non vuole l'unione con le riserve comunali, ma questo secondo me non è vero, e i documenti lo dimostrano. Ritengo inoltre che bisogna riconoscere, con legge e non tramite l'articolo 14 della legge Bazzanella, l'accorpamento o la costituzione della riserva di diritto della Comunità. Dicevo che bisogna riconoscere con legge provinciale, se è possibile con legge nazionale, questi antichi diritti della Magnifica comunità di Fiemme. E vedremo: ritorno sul tema di come il Patt voterà gli emendamenti, come voterà l'emendamento specifico della Magnifica comunità di Fiemme, che corrisponde all'articolo 5 quinquies. Io ritengo che bisogna dimostrare con i fatti se si è veramente autonomisti, ma c'è un esempio che mi fa dubitare: in commissione legislativa, proprio tu consigliere Casagranda hai dichiarato che una volta eri opposizione, e adesso non si può più contrastare la Giunta, l'operato della Giunta. Dai fatti si giudicano, secondo me, le persone e i movimenti politici e perciò la coerenza politica delle persone. Poche parole, tanti fatti e chi ha orecchie da intendere intenda. Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO:: Voi, cari colleghi, avrete capito che la Lega Nord sta portando avanti una nuova filosofia per la gestione della caccia. Con questo primo emendamento noi diciamo che, alla conservazione e al miglioramento del patrimonio faunistico e all'attuazione appunto del piano faunistico provinciale, provvedono, oltre ai vari enti ed istituti presenti nella nostra provincia, anche i direttori delle riserve comunali di diritto e il delegato della riserva di diritto di caccia della Magnifica Comunità di Fiemme. Noi vogliamo andare nella direzione di togliere all'ente gestore, che attualmente è la Federcaccia, la gestione dell'attività venatoria sul territorio provinciale, che attualmente noi consideriamo gestita monopolisticamente appunto dalla Federcaccia. Aggiungiamo in questo emendamento, in questo comma, queste due nuove figure che sono i direttori delle due varie riserve comunali di diritto e il delegato della Magnifica comunità di Fiemme. Probabilmente queste proposte non passeranno, però io ritengo giusto anticipare la discussione che avverrà in quest'aula, quando discuteremo il progetto di legge di iniziativa popolare, la numero 8 a primo firmatario Betta. Noi riteniamo che i direttori delle riserve comunali di diritto debbano essere degli esperti, come lo sono già - l'avevo già detto in premessa - per gestire la caccia a livello riservistico e per attuare il piano faunistico provinciale. Per questa gestione, deve essere considerata anche la Magnifica comunità di Fiemme, che con un proprio delegato parteciperà all'attuazione di questo piano faunistico. Ricordo appunto che l'istituzione Comunità è stata bistrattata, proprio perché il potere è sempre stato accentratore, ed essendo tale non ha mai dato libertà e libera gestione alle periferie. Questo è il primo degli emendamenti. E' importante per noi, proprio per andare nella giusta direzione, in questa nuova filosofia delle riserve comunali di diritto. Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO: Grazie Presidente. Ho sentito prima la proposta di Fedel e la logica direbbe proprio di seguire tale orientamento e tale suggerimento, però io ritengo di non ritirare gli emendamenti presentati perché è opportuno, seppur brevemente, rimarcare e ribadire certi concetti che fanno parte di quel pensiero che noi, al momento attuale, esterniamo in quest'aula. Vediamo che il titolo richiama, ancora una volta, alle riserve comunali di diritto e alla riserva di diritto della Magnifica Comunità di Fiemme. Ricordo che le riserve comunali di diritto sono degli enti di diritto pubblico e non come, attualmente, le riserve solo di diritto che sono riserve private gestite dalla Federcaccia, che possono essere date in concessione ai privati ai fini di lucro. Difatti, e termino relativamente a questo emendamento, il Trentino, come ho già detto, è una riserva privata in mano alla Federcaccia. Grazie.

(...)

DELLADIO: Presidente, anche con questo emendamento ci sono dei concetti che vale la pena ricordare ed approfondire. Al primo comma, per esempio, vediamo appunto la ricostituzione delle riserve comunali di diritto e la riserva di diritto di caccia della Magnifica Comunità di Fiemme, secondo la sentenza - che avevo già citato in discussione generale - della Corte d'Appello di Roma, sezione speciali usi civici del 25 giugno 1954. Al secondo comma c'è un altro concetto importante, dato che la gestione e il controllo del territorio è dato alle riserve comunali di diritto: si concede la facoltà di aggregazione o di scissione alle varie riserve comunali presenti sul territorio provinciale. Al comma 3, diciamo che la Giunta provinciale può rilasciare concessioni di riserva private, purché queste riserve abbiano una superficie non inferiore a 1500 ettari; relativamente al comma 4, noi diciamo anche che i cittadini cacciatori di una determinata riserva hanno il diritto di prelazione sull'affitto, cioè possono, pagando la stessa quota, affittare le riserve private all'interno delle riserve comunali di diritto. Al comma 5 noi chiediamo, riconoscendo gli antichi privilegi e le consuetudini della già citata Magnifica Comunità di Fiemme: ricordiamo lo statuto del 1993, che si rifà alle leggi sulla montagna, e precisamente alla legge 1102 del 1971, agli articoli 10 e 11, ed evidenziamo la possibilità di fare una riserva di caccia di diritto denominata "Comunità vicinale di Fiemme", con un'estensione territoriale che coincide con l'estensione del patrimonio intavolato alla Magnifica Comunità di Fiemme, ed unito al territorio tavolarmente annotato dei Comuni che vanno da Moena fino a Castello-Molina di Fiemme. In poche parole, tutta la val di Fiemme verrebbe interessata da questa nuova istituzione.

Ricordo anche i documenti che ho già citato, del 1988 e del 1991, ove i Comuni si sono dichiarati disponibili a costituire un'unica riserva di diritto, intestata appunto alla Magnifica Comunità di Fiemme nel quadro di una gestione unitaria e concorde.

Noterete che ho presentato due emendamenti simili, il cinque quater e il cinque quinquies. Questo che stiamo discutendo è inserito, per quanto riguarda il concetto della Magnifica Comunità di Fiemme, nella filosofia politica che portiamo avanti; il successivo emendamento è autonomo, perciò si può votare autonomamente, senza problemi, al di fuori del pensiero politico delle riserve comunali di diritto.

(...)

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Come ho già detto prima, questo emendamento è autonomo, al di fuori della concezione politica delle riserve comunali di diritto. E' un emendamento presentato a suo tempo da uno studioso della val di Fiemme: non è uguale ad altri emendamenti presentati nella passata legislatura, però i concetti sono importanti. Ricordiamo sempre gli antichi privilegi e consuetudini richiamate, dove anche la 157 a livello nazionale richiama alle tradizioni locali. In questo emendamento, noi abbiamo il richiamo sempre alle leggi sulla montagna, alle quali ci si appella nello statuto approvato nel 1993 da parte della Magnifica Comunità di Fiemme, approvato anche dalla gente da Fiemme. Si chiede la modifica dell'elenco allegato alla legge 7 settembre del 1964, costituendo appunto la riserva di diritto denominata "Comunità vicinale di Fiemme"; torno a ribadire che l'estensione andrebbe a coincidere con i territori e con il patrimonio collettivo silvo-pastorale della Magnifica Comunità, che assomma circa ventimila ettari di boschi, di montagne, di pascoli, ed eventualmente a questo territorio andrebbero aggregati i territori dei Comuni che hanno già dato disponibilità a fare un'unica riserva di diritto, intestata appunto alla Magnifica Comunità di Fiemme, sempre nel quadro di una gestione unitaria e concorde.

Io voglio evidenziare ai consiglieri la volontà comune di una valle per un'aggregazione, per una gestione unitaria dell'attività venatoria; ricordo la 157 che richiama gli ambiti territoriali omogenei, magari subprovinciali, all'articolo 14. Le Regioni ripartiscono i territori agro-silvo-pastorali destinati alla caccia programmata in ambiti territoriali di caccia di dimensioni sub provinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali, perciò la val di Fiemme ha tutte le caratteristiche in regola per soddisfare questo richiamo.

Richiamo ancora il Patt ad appoggiare questo emendamento, perché appunto Andreotti aveva parlato a suo tempo di riserve comunali di diritto, riserva di diritto di caccia della Magnifica Comunità; il Patt aveva dato l'appoggio all'emendamento Betta presentato a suo tempo e perciò ritengo che ci siano delle valide e delle ottime motivazioni per appoggiare questo emendamento.

Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO: Grazie, Presidente. Volevo ricordare, appunto, al collega Bondi che anch'io non cerco polemiche, anzi cerco un dialogo costruttivo e democratico. Voglio ricordare due documenti, sottofirmati: si vedono benissimo le firme dello scario della Magnifica Comunità di Fiemme, dei vari sindaci dei comuni da Moena, Predazzo, Ziano, Panchià, Tesero, Cavalese, Varena, Daiano, Carano, Castello, che sottofirmano questo documento. E' questo un documento dell'88 ed è sottofirmato, anche per le sezioni cacciatori di Fiemme, dai rappresentanti dei cacciatori di Fiemme. In questo documento si chiede, al punto 1, il riconoscimento, l'attribuzione, la costituzione dell'unica riserva di diritto della Valle di Fiemme, comprendente i territori della Magnifica comunità generale di Fiemme e dei comuni di Moena, eccetera, fino a Castello Molina di Fiemme ricadenti negli ambiti catastali dei medesimi. Per seconda cosa, l'affidamento della gestione della caccia nei territori anzidetti ad un unico organismo, facente capo alla Magnifica Comunità generale di Fiemme, con la partecipazione dei comuni di cui sopra e delle associazioni dei cacciatori negli stessi operanti, ovviamente nell'osservanza delle norme vigenti ed emanande. Nel riaffermare che le esposte richieste sono il frutto di una precisa volontà ed aspirazione degli enti e dei cacciatori di valle, da essi rappresentanti (rappresentano perciò una comunità di valle) confidano nel pieno ed integrale accoglimento delle indicate istanze.

C'è un altro documento, sottofirmato dai sindaci - basti vedere i dieci timbri, più quello della Magnifica Comunità generale di Fiemme - nel 1991, al primo di marzo: essi chiedevano una modifica dell'elenco delle riserve di caccia di diritto allegato alla predetta legge regionale 7 settembre '64, numero 30, istituendo la riserva di diritto denominata "della Comunità generale di Fiemme", estesa ai territori appartenenti a detta comunità, con relativa perimetrazione. Tale riserva costituisce modifica alle precedenti riserve di diritto comunali, sui territori sopra indicati. Perciò le richieste ci sono, la comunità, tramite i propri rappresentanti, chiede e vuole questo. Secondo me, secondo la Lega, noi dobbiamo adeguarci alle richieste che provengono dalla base, dalla gente che rappresentiamo. Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Noto con rammarico, devo dire, che il vecchio sta continuando ad esistere: persone cioè che parlano - come disse Boldrini una volta - con lingua biforcuta, cioè dicendo una cosa ma dimostrandone un'altra nei fatti. Abbiamo testimonianza di questo nella votazione dell'emendamento precedente: constatiamo, appunto, che dicono una cosa e ne fanno un'altra. Comunque la gente, della Val di Fiemme in questo caso, terrà conto di questo, di come sono andate le cose.

Per questo emendamento all'articolo 5 noi diciamo, come movimento appunto, che alla gestione devono provvedere i cacciatori delle stesse riserve, con l'aiuto, la collaborazione di un rappresentante delle amministrazioni comunali. Nel caso ci fosse presente agricoltura intensiva, vigneti, frutteti ed altro bisognerà prevedere un delegato degli agricoltori locali. Quindi la caccia deve essere data in gestione ai cacciatori, residenti di quel determinato territorio, con la collaborazione della Provincia. Noi ribadiamo anche che non si vogliono eludere le leggi, i cacciatori non vogliono andare contro le leggi, ma vogliono avere una nuova regolamentazione, una nuova legge sulla caccia. Per quanto riguarda le quote contributive a carico dei cacciatori, devono essere definite a livello di riserva comunale, per iniziative o attività volte a migliorare la conduzione delle singole riserve.

La gestione comprende anche la ratifica: in poche parole, le varie assemblee dei cacciatori ratificheranno gli accordi intervenuti tra le riserve comunali di diritto. I presidenti delle riserve comunali di diritto dovranno provvedere al rilascio dei tesserini provinciali della caccia per gli aventi diritto, e perciò i cacciatori potranno andare a caccia solamente con tre documenti: l'assicurazione, il porto d'arma ed il tesserino provinciale. Ma un tesserino provinciale rilasciato dall'ente pubblico, e non vidimato od autenticato dalla Federcaccia. Inoltre, le assemblee dei cacciatori dovranno, in ogni riserva comunale di diritto, decidere sui permessi dei soci, su quelli conferiti ai soci aggregati e sui permessi giornalieri. Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO: Grazie, Presidente. Mi rifaccio all'intervento della collega Chiodi di prima, che condivido perché noi consiglieri abbiamo il diritto di esternare, nel limite della democrazia, le cose che riteniamo utili e di presentare emendamenti. Per esempio, io non ho un ufficio legislativo alle spalle; sicuramente l'assessore Zanoni può rivolgermi delle critiche sul fatto che gli emendamenti sono scritti in maniera non perfetta, che si contraddicono, magari, nel contesto generale della legge che andiamo a modificare, ma perché? Perché l'ho detto già all'inizio: questi sono emendamenti che si susseguono. Prevedevo che non venissero accettati, perché stravolgevano completamente il modo, la legge attuale, la legge Bazzanella.

Per quanto riguarda le affermazioni fatte dall'Assessore, per quanto riguarda la responsabilità, avremo modo di dimostrare che siamo responsabili: lo dimostriamo già, essendo tutti e sei presenti in quest'aula, e non posso dire altrettanto della maggioranza, perché in certi momenti era latente, c'era il via vai nei corridoi per rincorrere le persone e dire di venire a votare. Riconosco anche la coerenza del cavaliere Casagranda...

(...)

DELLADIO:... riconosco la coerenza, e stimo la genuinità del collega. Io ritengo che per adeguare tecnicamente questa legge, la legge 157, bastava sicuramente un articolo, con il quale si faceva riferimento al calendario venatorio, però ci troviamo anche in questo momento - sempre all'ultimo momento - a fare delle norme, adeguare delle leggi.

Ritornando al discorso dell'emendamento che io ho presentato, dove dice che l'articolo 16 è soppresso, noi intendiamo con questo continuare il discorso iniziato con i primi emendamenti, e dire che la convenzione che definisce i rapporti tra Provincia e l'ente gestore deve scomparire. Perché, appunto, noi diciamo: la gestione deve essere data in mano ai cittadini cacciatori, in quei determinati territori, nelle riserve comunali di diritto. Questa è la filosofia del nostro movimento, che ha sposato la gran parte di volontà popolare che ci arriva dai cacciatori. Nella convenzione si danno finanziamenti all'ente gestore, a piene mani direi, vengono determinate le quote a carico dei soci, il numero di personale addetto alla vigilanza venatoria, ed altro. Noi riteniamo che questo articolo deve essere soppresso. Grazie.

(...)

DELLADIO: Anche in questo emendamento si dà importanza alle riserve comunali di diritto, che non sono riserve di diritto come lo sono attualmente: queste riserve dovrebbero dotarsi di un proprio regolamento che disciplina la salvaguardia del territorio, ripopolamento ed altro, in poche parole nell'ambito dell'attività venatoria. Il regolamento deve essere approvato e modificato con una maggioranza qualificata dei 2/3 dei soci di diritto, perciò noi riteniamo che l'ente gestore, la Federcaccia, non debba intromettersi nella regolamentazione delle varie riserve comunali di diritto. Grazie.

(...)

DELLADIO: Grazie, Presidente. In questo emendamento noi riteniamo che appunto il 50 per cento dell'importo della tassa concessione per il porto d'armi per uso di caccia debba essere introitato al momento del ritiro del tesserino provinciale dalla Provincia, per l'Osservatorio faunistico provinciale. Riteniamo anche che l'assemblea dei cacciatori delle varie riserve comunali di diritto ed anche, appunto, della riserva di diritto di caccia della Magnifica Comunità di Fiemme debbano decidere la quota per la gestione delle riserve, per il ripopolamento, per il recupero ambientale, per altro. Perciò noi riteniamo di dare ampia autonomia, in direzione anche del concetto, del principio di sussidiarietà enunciato all'inizio; ampia autonomia, dicevo, alle riserve comunali di diritto, perciò alle cellule fondamentali della nostra struttura istituzionale. Penseranno poi i cacciatori, cittadini residenti di quel determinato territorio, alla gestione, al ripopolamento e al recupero ambientale. Grazie.

(...)

DELLADIO: Poche parole, anche per questo emendamento. Questo articolo che si vuol sopprimere, l'articolo 19, legato all'articolo che abbiamo votato prima, riguarda in via indiretta il contributo assegnato all'ente gestore, alla Federcaccia: perciò noi siamo contrari a tali finanziamenti e chiediamo la soppressione dell'articolo. Grazie.

(...)

DELLADIO: Questo emendamento è composto di poche parole, ma molto chiare. Noi riteniamo appunto che un ente privato, quale la Federcaccia, non può avere guardie, ricevere miliardi, finanziamenti a piene mani dalla Provincia. Se si pensi che il 70 per cento delle guardie sono confluite alle dipendenze della Provincia, ultimamente, ed ora si stanno assumendo altre guardie, la situazione è un po' caotica. Noi riteniamo che la sorveglianza debba essere completamente in mano pubblica e perciò effettuata dal Servizio forestale della Provincia. Grazie.

(...)

DELLADIO:: Grazie, signor Presidente. Anche in questo articolo 21, si parla di concorso finanziario della Provincia all'ente gestore, e voglio riportare alcune righe, nelle quali si dice: "la Giunta provinciale è autorizzata ad assegnare all'ente gestore un contributo annuale nella misura massima del 50 per cento delle spese per il personale addetto alla vigilanza venatoria in servizio presso l'ente medesimo per un numero non superiore alle quaranta unità." Per quanto detto precedentemente, chiedo la soppressione dell'articolo 21.

(...)

DELLADIO: Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi evidenziamo che attualmente l'ente gestore rilascia un permesso annuale per l'esercizio della caccia, e questo è riferito alla lettera d) del comma 1 esistente. Questo è collegato al comma 2, nel quale si dice che "Il permesso annuale sostituisce a tutti gli effetti, in provincia di Trento, il tesserino di cui all'articolo 8 della legge 968. Per l'esercizio della caccia nel restante territorio nazionale il tesserino viene rilasciato, su richiesta, dal servizio faunistico". Perciò l'ente gestore rilascia il permesso annuale, o il permesso d'ospite, per l'esercizio della caccia e il permesso annuale sostituisce, a tutti gli effetti, in provincia di Trento il tesserino menzionato nella legge nazionale. Noi diciamo che l'ente gestore non deve sostituire o integrare questo famoso tesserino, bensì chi ha in mano il tesserino può esercitare, insieme al documento dell'assicurazione, al documento del porto d'armi, la caccia sul territorio. Vi ringrazio.

(...)

DELLADIO: Ho già riferito prima che il comma 2 dell'articolo 22 dice che il permesso annuale, rilasciato appunto dall'ente gestore, sostituisce a tutti gli effetti in provincia di Trento il tesserino riferito alla legge nazionale. Noi non vogliamo che l'ente gestore abbia questa possibilità di autenticare, da un certo punto di vista, il tesserino riconosciuto a livello nazionale: non vogliamo che la Federcaccia abbia questo monopolio e che rilasci permessi sostitutivi dei documenti ufficiali riconosciuti per legge. Grazie.