DELLADIO:
Grazie, signor Presidente, egregi colleghi. Innanzitutto un cordiale buongiorno a tutti, anche se siamo pochi in quest'aula.La proposta di mozione che intendiamo proporre all'assemblea è volta a chiarire le iniziative intese a favorire la votazione degli elettori non deambulanti e i portatori di handicap.
Passo ora alla lettura della mozione.
L'esigenza di assicurare ai portatori di handicap e alle persone affette da disturbi di deambulazione condizioni di sostanziale uguaglianza, atte a garantire loro la possibilità di esplicare senza limitazioni l'attività motoria, induce a sensibilizzare le competenti amministrazioni locali ad adottare ogni idonea misura in attesa che sia data piena applicazione alle norme in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.
Di fronte a vari casi evidenziati anche alle elezioni recenti, si sottolinea l'esigenza indilazionabile di dare puntuale attuazione a quanto disposto dalla legge 15 gennaio 1991, n. 15 avente ad oggetto "norme intese a favorire la votazione degli elettori non deambulanti".
L'obiettivo che il Gruppo Consiliare della Lega Nord Trentino si propone è quello di assicurare a chi si trova affetto da handicap la possibilità di esercitare il diritto di voto, previsto dalla Costituzione senza limiti, quale espressione della libera esplicazione della persona umana, nella ferma consapevolezza che tale iniziativa si inquadra in un più ampio contesto di tutela dei diritti di chi si trova affetto da qualsiasi forma di handicap fisico o psichico.
L'articolo 1, comma 1, della legge citata dispone: "In attesa che sia data piena applicazione alle norme in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, che sono di ostacolo alla partecipazione al voto degli elettori non deambulanti, gli elettori stessi, quando la sede della sezione alla quale sono iscritti non è accessibile mediante sedia a ruote, possono esercitare il diritto di voto in altra sezione del Comune, che sia allocata in sede già esente da barriere architettoniche e che abbia le caratteristiche di cui all'articolo 2, previa esibizione, unitamente al certificato elettorale di attestazione medica rilasciata dall'unità sanitaria locale anche in precedenza per altri scopi o di copia autentica della patente di guida speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione".
Ai sensi dell'articolo 2 della legge 15 gennaio 1991, n. 15, " Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali accessibili mediante sedia a ruote devono essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale".
Tra gli adempimenti legislativamente previsti a tutela delle persone affette da problemi di deambulazione, merita ricordare l'obbligo relativo alla predisposizione nelle sezioni elettorali di almeno una cabina per consentire agevolmente l'accesso agli elettori unitamente ad un secondo piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa ottanta centimetri o di un tavolo munito di ripari che garantiscano la stessa segretezza.
E' indubbio riconoscere l'elevato significato di tutela delle persone affette da handicap connesso all'applicazione della sopracitata legge; in tal senso è auspicabile che tali disposizioni non rimangano sul piano di mere enunciazioni teoriche o di pure petizioni di principio, ma trovino concreta applicazione anche nella nostra provincia a decorrere già dalla prossima consultazione elettorale del mese di giugno.
Tutto ciò premesso
il Consiglio della Provincia autonoma di Trento
impegna
la Giunta provinciale
ad assumere adeguate iniziative volte ad assicurare puntuale attuazione da parte dei Comuni alla legge 15 gennaio 1991, n. 15 "Norme intese a favorire la votazione degli elettori non deambulanti" secondo le modalità esposte in premessa a decorrere già dalle prossime consultazioni elettorali del mese di giugno 1994 in osservanza a quanto già previsto dalla L.P. 07/01/91 n. 1, avente per oggetto "Eliminazione delle barriere architettoniche in Provincia di Trento".
Vorrei ricordare a proposito - per aggiungere alcune considerazioni alla proposta di mozione - l'articolo 8 della legge 7 gennaio 1991 numero 1, che parla di eliminazione delle barriere architettoniche in provincia di Trento.
L'articolo 8, al comma 1, recita: "Entro sei anni dall'entrata in vigore della presente legge, devono essere eliminate, da parte dei proprietari, le barriere architettoniche dagli edifici pubblici e privati aperti al pubblico e dagli spazi aperti al pubblico esistenti". Pertanto entro il 7 gennaio 1997, tutti i palazzi di interesse pubblico dovranno essere privi di intralci per le persone con difficoltà di movimento. Noi chiediamo quali sono le intenzioni dell'esecutivo: se modificare la richiamata legge del 1991, o proporne un'altra che recepisca la legge nazionale richiamata in premessa, la numero 15 del 1991. Io ritengo che, sulla via delle persone disabili, ci siano ancora molti ostacoli da togliere al fine di dare loro una vita serena e dignitosa. Grazie.
(...)
DELLADIO: Brevemente, grazie signor Presidente. Ho sentito nell'esposizione dell'Assessore che ancora undici sono i comuni che devono adeguare i propri locali, le proprie strutture, laddove ospitano seggi per le persone portatori di handicap. A questo punto io chiedo i tempi e le intenzioni della Giunta al riguardo, per sanare ancora queste ultime undici posizioni relative ad undici comuni le cui strutture presentano difficoltà per i portatori di handicap a recarsi al seggio per esercitare il loro diritto di voto. Volevo sentire i tempi e le modalità di adeguamento.
(...)
DELLADIO: Signor Presidente, chiedo solamente cinque minuti di tempo per concordare con l'Assessore il dispositivo della mozione.
(...)
Proposta di mozione n. 47, sulliniziativa della Giunta provinciale a favore dei giovani: elaborazione di un progetto giovani.
DELLADIO: Grazie, signor Presidente, egregi e distinti colleghi.
Anche in questo caso troviamo una proposta di mozione datata 6 giugno 1994 che discutiamo molto in ritardo. Penso comunque che la tematica delle politiche giovanili sia sempre di attualità, sempre interessante.
Da decenni in Trentino si svolgono inchieste su particolari aspetti della condizione giovanile (valori, uso del tempo libero, ecc.), ma è mancata una visione globale dei bisogni ed una politica della prevenzione e del recupero, una politica giovanile che possa essere comparata con quella di altre regioni o di altri paesi europei.
I giovani, come le donne, sono particolarmente vulnerabili di fronte alle conseguenze della crisi economica. Si è scaricato su di loro e sulle future generazioni il peso di un enorme debito pubblico. Si sono così compromessi molti diritti ed in parte il futuro delle giovani generazioni. Non vi è stata alcuna solidarietà fra generazioni, proprio nel momento in cui si predicavano politiche di solidarietà. Solo parole. Dunque, oggi, i giovani anche in Trentino, più di altri, sono destinati a sopportare le conseguenze di deleterie politiche economiche e di mancate politiche scolastiche chiare ed efficaci. I giovani rischiano così di essere emarginati sul versante essenziale dello sviluppo, della professionalità, del lavoro. Ciò è tanto più grave in quanto stiamo entrando in una fase di veloce ristrutturazione geoeconomica che riguarda i sistemi-paese ed i sistemi regione. Chiediamo quindi che si imposti finalmente una politica globale per i giovani in Trentino, inserita nelle linee delineate dalla Comunità europea (istruzione, formazione, lavoro, tempo libero, emarginazione). Si deve uscire dal magma indistinto degli interventi, sovente clientelari e poco finalizzati, privi quasi sempre di verifiche di efficacia.
Lo Statuto d'autonomia assegna alla Provincia Autonoma di Trento competenza primaria in materia di "istituzioni culturali aventi carattere provinciale, manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali" (articolo 8, punto 4). Data la flessibilità richiesta per gli interventi di politica giovanile e la loro varietà, data l'esigenza di ampie deleghe ai comuni, pensiamo che non si debba ricorrere in questo settore ad una legge specifica bensì che sia sufficiente l'impostazione di una chiara politica a livello di Giunta provinciale, oggi del tutto assente. Solo nel caso in cui tali politiche dovessero continuare ad essere del tutto carenti si dovrà pensare ad uno specifico disegno di legge.
Serve in primo luogo una strategia di coordinamento ed un'ottica globale delle prospettive di intervento. Le politiche della prevenzione del disagio, ad esempio, vanno centrate sul sociale, come indicano le conclusioni degli studi e delle verifiche della UE. Esse vanno coordinate con quelle dell'educazione permanente e continua, andando oltre l'assistenzialismo individuale in una visione integrata dei problemi e del sistema formativo. Il "Progetto giovani" deve permettere di utilizzare al meglio tutte le risorse presenti sul territorio e di intervenire là dove emergono i bisogni (ad esempio con i "centri giovanili" nei centri urbani maggiori o dove se ne ravvisa la necessità). Il Progetto dovrebbe avere un "respiro" quantitativo e qualitativo.
In Europa da tempo abbiamo l'esperienza di oltre tremila "Centri", in Italia di oltre un centinaio, vari centri sono stati attivati da tempo anche nella vicina provincia di Bolzano.
Si tratta di affrontare le gravi esigenze dell'emarginazione sociale ed in particolare anche di quella scolastica che pone il Trentino in coda alle regioni europee. Si tratta di rivedere gli interventi per il diritto allo studio e all'informazione. In primo luogo occorre avere una precisa visione generale dei fenomeni in una prospettiva decennale. Ad esempio, è già noto che occorre incidere in modo ben diverso nella scuola con l'educazione civico-politica locale ed europea e con l'educazione ambientale. Ma in generale è il "progetto scuola" che va impostato con un'ottica che tenga conto dei bisogni emergenti dei giovani. L'Europa, ad esempio, sta diventando una realtà concreta: i giovani devono inserirsi e partecipare alla sua costruzione. Per questo motivo l'informazione è essenziale, ma lo è anche per quanto riguarda la partecipazione ai numerosi Programmi europei finalizzati ai giovani (oggi la Provincia Autonoma di Trento è quasi totalmente assente). Ciò vale anche per l'insegnamento di due lingue europee. Per tutti questi motivi serve una politica di coordinamento delle iniziative per i giovani.
Si potrebbe pensare ad un Forum della gioventù, analogo a quello già esistente a livello europeo e con questo coordinato. Innumerevoli sono inoltre i possibili interventi, molti dei quali riguardano non tanto spese da effettuare, quanto una razionalizzazione dell'esistente; si realizzerebbero consistenti risparmi come nel settore dello sport e del tempo libero, della ricerca (gli attuali "osservatori" sociali sono scoordinati) e del diritto allo studio.
In particolare ci sta a cuore l'impostazione di uno specifico sub-progetto per i giovani in cerca di prima occupazione, analogo a quello impostato in altre regioni. Andranno in ogni caso tenuti presenti i programmi specifici della UE, oggi ignorati quasi totalmente.
L'Europa per i giovani non è un obiettivo lontano ma una realtà concreta. Essi hanno capito che le barriere in genere costituiscono pi uno svantaggio che una protezione e che il continente europeo è troppo piccolo per rimanere diviso in blocchi ed entità separate da frontiere artificiali.
I giovani d'oggi sono nati in una Comunità i cui Stati membri, dopo lunghi secoli di lotte, hanno posto fine ad ogni rischio di guerra fra loro.
Oggi costruire l'Europa non significa unicamente edificare la pace, ma soprattutto preparare l'avvenire.
L'apertura delle frontiere amplia gli orizzonti e le possibilità dei giovani che, grazie al riconoscimento reciproco dei diplomi e alla libera circolazione delle persone all'interno della Comunità europea godono di nuovi diritti.
Liberare le forze culturali e favorirne lo scambio fra paesi europei sono gli obiettivi che i giovani approvano senza riserve.
Su 340 milioni di cittadini della comunità europea, vi sono 130 milioni di giovani. E' per loro e con loro che devono essere gettate le basi di un prospero avvenire.
Questi 130 milioni di giovani devono dare il proprio contributo alla costruzione della Comunità europea, che sarà la loro Comunità. Per parteciparvi è necessario per primo essere informati e poi passare alle azioni utilizzando tutte le nuove possibilità. L'Europa si aspetta che i giovani siano mobili, disposti a spostarsi, ad imparare le lingue degli altri paesi ed a conoscere i loro vicini. Essere mobili significa anche pensare in dimensioni pi vaste, aprirsi alle nuove tecnologie, cercare la cooperazione ogni volta che se ne presenta l'occasione. Significa, in definitiva, avere un comportamento diverso da quello che troppo spesso ha caratterizzato le generazioni precedenti.
La Comunità deve a sua volta venire incontro ai giovani facendo proprie le preoccupazioni fondamentali della gioventù: istruzione, formazione, occupazione e cultura. E' soprattutto in questi settori che la Comunità ha avviato azioni loro destinate (Erasmus, Lingua, Comett, Pedra, ecc.).
Nel 1991 i ministri hanno convenuto di sviluppare insieme i seguenti quattro settori prioritari:
- cooperazione fra le strutture responsabili per il lavoro a favore dei giovani;
- informazione dei giovani;
- promozione dello spirito d'iniziativa e della creatività dei giovani;
- cooperazione nella formazione, soprattutto con una dimensione europea, degli animatori di giovani.
Le organizzazioni e associazioni di giovani sono rappresentate a livello europeo in seno ad una struttura specifica, il Forum della gioventù delle Comunità europee. Il Forum costituisce una piattaforma politica ed un luogo di scambi di idee fra le varie organizzazioni della gioventù. Nell'ambito del Forum son discussi tutti i temi come: disoccupazione, razzismo, povertà, istruzione, diritti dei giovani, parità di opportunità fra ragazzi, cooperazione allo sviluppo, ecc.
Si tratta dunque di un complesso di problematiche specifiche, importanti per il futuro dei giovani e quindi delle società, che non è pi possibile rinviare.
Tutto ciò premesso
il Consiglio della Provincia autonoma di Trento
impegna
la Giunta provinciale
1. a coordinare le iniziative a favore dei giovani, in particolare con il "progetto scuola" ed a promuovere, d'intesa e con il concorso dei comuni, centri di aggregazione giovanile o centri-giovani sulla base di specifici progetti comunali;
2. a presentare in Consiglio entro tre mesi un "progetto giovani" nel quale siano delineate le politiche giovanili che la Giunta intende perseguire.
Al testo della mozione aggiungerei ancora qualche pensiero. Innanzitutto desidero far conoscere lo spunto dal quale è nato questo documento. La classe quinta della scuola elementare statale di Carano della Val di Fiemme, in una visita guidata presso la Provincia, un paio di mesi fa - adesso sono diventati di più, otto o nove - mi consegnò uno scritto nel quale si sollevano alcuni problemi riscontrati dai giovani nelle nostre valli trentine. In tale lettera si propone l'istituzione di strutture comunali, finalizzate a soddisfare i bisogni di aggregazione dei ragazzi, combattendo in questo modo l'emarginazione e l'isolamento. Luoghi di incontro utili ai giovani per socializzare, per divertirsi, per fare musica insieme, per informarsi e dare soluzione ai molteplici interessi del loro mondo. Per vivere una vita piena e più intensa. Leggo ora tale documento per inquadrare meglio il problema.
Il titolo recita: "Istituzione di case per giovani e adolescenti.
Finalità: La presente proposta tende a promuovere la formazione civica delle giovani generazioni dotandole di appositi spazi ricreativi e socio-culturali. Noi riteniamo che oltre alle libere associazioni di volontariato, la nostra società offra risposte poco adeguate ai bisogni di crescita, di qualità e dignità della vita. Per allargare le amicizie dobbiamo spostarci fuori Comune. I nostri genitori non consentono, specialmente la sera, di allontanarci dal paese, perché si preoccupano per i rischi ed i pericoli della vita moderna. In molte località della provincia sono stati costituiti dei circoli ricreativi e l'università della terza età e del tempo disponibile, ma perlopiù rivolti alla popolazione anziana. Questi luoghi di incontro si prefiggono di eliminare ed attenuare l'isolamento e l'emarginazione ed offrono possibilità di scambio culturale, spazi per manifestazioni, capacità di organizzare il tempo libero, proposte di svago, incontri, spettacoli, mostre e rassegne. Anche gli adolescenti e le libere associazioni dei giovani che perseguono finalità di promozione sociale, si sentono appartenenti alle fasce svantaggiate e gradirebbero più attenzioni alle loro esigenze. La nostra idea sarebbe finalizzata alla dislocazione in tutti i comuni di una casa pro cultura, sul modello dell'esperienza che prosegue da anni nella vicina Provincia autonoma di Bolzano.
La casa del giovane potrebbe comprendere spazi e dotazioni per proposte culturali e ricreative. Per esempio biblioteca, servizio animazione, sala per incontri ricreativi, sportello di informazioni sulle possibilità occupazionali, anche self service e bar. Analogamente ai servizi offerti agli anziani, si penserebbe di garantire un efficiente collegamento di trasporti per gli utenti lontani. La casa, naturalmente, dovrebbe essere aperta a tutte le libere associazioni dei giovani e degli adolescenti del territorio circostante, ai turisti e agli immigrati. Conoscendo la sensibilità della Provincia autonoma di Trento, si auspica la volontà di recepire e sostenere la nostra iniziativa". Il documento è firmato dalla scuola elementare statale di Carano della Val di Fiemme.
Aggiungo ancora altre considerazioni, se il tempo me lo permette. Normalmente sono considerate "giovani" le persone in età compresa tra i quattordici e i ventinove anni che hanno concluso l'obbligo scolastico, che hanno perseguito gli studi e conseguito un diploma superiore, o una laurea, oppure in possesso di un titolo di studio o alla ricerca di un'occupazione, o hanno intrapreso un'attività lavorativa. Nel 2008, secondo l'ISTAT, i giovani della provincia di Trento saranno sessantanovemila circa (il 15,9 per cento di una popolazione stimata sui quattrocentorentatrèmila abitanti). Attualmente, riferendoci alle ultime stime, l'indice di natalità della nostra provincia è di 9,5 nati ogni mille abitanti, pari circa ai valori nazionali. Conoscendo queste proiezioni, si può ipotizzare che in futuro ci saranno meno iscritti nelle scuole dei vari ordini e gradi, meno disoccupazione ma anche meno forza lavorativa attiva.
Nella premessa al dispositivo ho letto che i giovani sono vulnerabili di fronte alle conseguenze della crisi economica. E' vero, poiché molti giovani risentono più di altre categorie sociali i cambiamenti economici ma soprattutto soffrono, o all'opposto sono indifferenti, perché la loro vita è drammaticamente vuota di valori e pone loro molti ostacoli. Le difficoltà sono identificabili in crisi di identità, perché le nuove generazioni sono ancora alla ricerca del proprio essere nelle difficoltà quotidiane, come la ricerca all'autosostentamento. Sono problemi acuiti da una società che propone loro modelli di vita protesi ad un consumismo e liberismo esasperato, ad un arrivismo ed egoismo che fa calpestare chi si oppone, o frena gli obiettivi prefissati, complici i mezzi televisivi che vendono e promettono tutto. I risultati li abbiamo visti e li vediamo tutti i giorni: per ammazzare la noia, si ammazzano le persone lanciando sassi dai cavalcavia delle autostrade.
Emergono, soprattutto negli ambienti giovanili, razzismo, xenofobia ed antisemitismo, si coltiva il mito della forza. Ideologie e comportamenti deprecabili dovuti probabilmente a quell'assenza di valori richiamata poc'anzi. Famiglia e scuola sono colpevoli per l'assenza, e per non avere saputo creare interessi veri. Ma soprattutto non dimentichiamo che è anche colpa nostra: dei politici. I nostri predecessori non hanno saputo affrontare queste problematiche con serietà e dedizione, impegnati in questi ultimi decenni a consolidare solamente il proprio potere e la propria immagine. L'onestà intellettuale e materiale, la responsabilità e il rispetto per l'ambiente e per gli altri sono valori da considerare e da trasmettere ai nostri figli e alle future generazioni. Trasmettere il buon esempio, educare ai valori della vita, creare punti di incontro e di stimolo per i giovani devono essere obiettivi primari di noi legislatori ed amministratori.
E' urgente avere le idee chiare su cosa bisogna fare per intervenire concretamente. Mancate scelte politiche hanno già compromesso parte del nostro futuro: non si può vivere oggi senza pensare al domani, perciò senza considerare il concetto di solidarietà fra generazioni. Non possiamo egoisticamente pensare solo per noi, ma è obbligatorio pensare anche a chi verrà nei prossimi secoli. Un'efficace opera di prevenzione può essere effettuata trasmettendo ai giovani una cultura ambientale e generale attivando tutti i mezzi possibili, utili anche alla sopravvivenza umana, evitando tensioni sociali. Ognuno deve impegnarsi relativamente al proprio ruolo, e la Provincia di Trento deve sviluppare un'attenta programmazione pluriennale considerando le direttive nazionali e europee. Riguardo all'investire nei giovani e nel futuro, i comuni potrebbero essere, se c'è la volontà politica, gli esecutori di tali obiettivi, perché chi meglio degli amministratori locali conosce la realtà della comunità che rappresentano? Applichiamo il più volte ricordato principio di sussidiaretà.
I progetti giovani dovranno far parte integrante delle politiche complessive degli enti locali. In questa prospettiva, pertanto, le autonomie locali sono chiamate, sollecitamente a investire copiosamente forze e risorse nella progettazione e realizzazione di spazi di aggregazione e formazione per i giovani. Strutture che andrebbero ad aggiungersi a quelle già esistenti di altro tipo, che si chiamano discoteche o locali da ballo e che, per quanto se ne dica, svolgono anch'esse un ruolo sociale. E' chiaro che i problemi attinenti a questo tipo di ritrovi devono essere risolti con un'oculata prevenzione, e non criminalizzando i giovani che li frequentano. Relativamente a questo aspetto della vita giovanile, è da ricordare la proposta di un progetto giovani al vaglio della Regione Veneto. Un corso sperimentale di formazione per operatori nelle discoteche, rivolto a ragazzi e ragazze dai diciotto ai trent'anni, dove si studiano varie materie, fra le quali sociologia e psicologia sociale. Tale corso formativo specifico punta sulla formazione degli operatori, perché ormai è evidente il potere ed il carisma che hanno acquisito i diskjokey soprattutto nel comunicare e nel persuadere. Per capire meglio le problematiche giovanili, prima dell'estate ho presentato un'interrogazione all'assessore competente, per sapere quanti e quali sono i servizi comunali che offrono informazioni gratuite su scuola, vacanze, servizio di leva, cultura e tempo libero; e per quanto riguarda il tema lavoro, quante banche dati esistono in Provincia relative a concorsi, offerte di lavoro e vacanze lavoro? Servizi di supporto rivolti principalmente ai giovani, che esistono già in altre Regioni italiane.
Per finire il mio intervento, ritengo che noi trentini siamo stati italianizzati - l'ho detto più di una volta - assimilando comportamenti anche negativi. Purtroppo viviamo in una cultura dell'emergenza: pensiamo per l'oggi, domani si vedrà. Siamo stati italianizzati anche come cultura storica, i nostri giovani non conoscono le proprie radici, esiste un livellamento strisciante. Sono convinto che ogni peculiarità sia cultura e che conoscendo il proprio passato si potrà costruire un sereno futuro. Per far questo la scuola è lo strumento principe, ma purtroppo in Trentino si ha una bassa scolarizzazione e una scarsa conoscenza delle lingue: pensare che i nostri nonni parlavano il tedesco, e non avevano difficoltà di intendimento con i popoli vicini!
Per tutti questi motivi si chiede all'esecutivo se ha le idee chiare sul tema della mozione, e quali sono gli intendimenti per sfruttare appieno l'autonomia concessaci da Roma. Presto vedremo realizzate quelle riforme istituzionali per le quali siamo scesi in campo a far politica, e probabilmente dopo ampio confronto e dibattito fra tutte le forze politiche si realizzerà quel federalismo italiano, ancora tutto da scrivere, che sarà differente da tutti gli altri sistemi federali mondiali: sarà particolare e porterà la vera autonomia a tutti gli italiani, un'autonomia di gran lunga maggiore delle autonomie speciali presenti nel nostro Stato. Grazie.
(...)
DELLADIO: Signor Presidente, egregi colleghi, devo dire che ritengo positivo che l'esecutivo approvi il dispositivo proposto. E' importante indubbiamente far partecipi i giovani nelle decisioni che verranno assunte, perché ritengo che le decisioni, tante volte non devono essere prese e calate dall'alto. A questo punto dico che va bene così e che si può passare alla votazione.