DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, il tema sanità è uno dei temi sicuramente più importanti della nostra vita quotidiana, assieme al problema casa, al problema lavoro, al problema giustizia e tanti altri. E' un problema molto complesso, e sarebbe più semplice se noi consiglieri avessimo avuto la possibilità di viverlo, almeno parzialmente, in prima persona proprio per capirlo meglio. Purtroppo - o per fortuna, non lo so - io non vengo da esperienze all'interno della sanità e ho affrontato questo tema cercando di essere il più obiettivo possibile. Ritengo che non bisogna fare un discorso strettamente politico o partitico, perché le scelte che andremo a fare ricadono sulla pelle della gente, di tutti noi. Bisogna fare un discorso a 360 gradi, pertanto anche il lato tecnico economico bisogna considerarlo, proprio per raggiungere quell'efficacia, quell'efficenza del servizio senza incidere sulla qualità delle prestazioni. E' fondamentale contenere le spese, eliminando quelle sacche di sprechi delle risorse. Stiamo vivendo - è stato ricordato più volte in quest'aula - un momento dove minori sono le risorse, pertanto bisogna migliorare l'utilizzo delle stesse, però tenendo sempre ben presente che bisogna mantenere ed eventualmente migliorare la qualità delle prestazioni. E non bisogna effettuare tagli indifferenziati.
Il riassetto del nostro servizio sanitario non deve essere basato su spartizioni politiche e partitiche; bisogna riconoscere alla Giunta provinciale l'esecutivo, il controllo politico, la Giunta deve mettere in pratica le leggi e non bisogna far sorgere confusione, bensì bisogna chiarire i ruoli all'interno di questo quadro, in modo particolare in quello sanitario. Non per niente gli obiettivi principali dei disegni di legge che andremo ad analizzare sono due, in modo particolare, che sono evidenti: la soppressione del consiglio di amministrazione dell'azienda e il trasferimento del personale provinciale all'azienda sanitaria unica. Io ho comparato i tre disegni di legge e in tutti e tre ho trovato concordanza sulla soppressione del consiglio di amministrazione, proprio per un discorso di maggior costo e perché esso appesantirebbe burocraticamente tutto l'insieme sanitario. Non solo, ma potrebbero nascere dei probabili contrasti fra il direttore generale sui provvedimenti gestionali. Il progetto di legge Morandini, numero 19, come ho già detto prevede l'abolizione del consiglio di amministrazione, perché solo sulla carta aveva dei poteri di programmazione, indirizzo e controllo. Prevede che tutte le competenze del consiglio di amministrazione ora passino al direttore generale e nella relazione introduttiva si fa riferimento al fatto che il consiglio di amministrazione era stato istituito come organo politico intermedio, per giunta neanche previsto dalla legislazione di quel tempo.
E' fondamentale - e bisogna essere concordi, come ho detto prima - che alla Giunta corrisponda un indirizzo politico e al direttore generale, come rappresentante dell'azienda unica, deve spettare l'attività di gestione. Nella relazione, sempre del disegno di legge numero 19, viene evidenziato il fatto che su ventuno articoli, diciannove sono attinenti al consiglio di amministrazione, pertanto ritengo che questa legge si potrebbe definire una legge tecnica. Un punto da evidenziare è quello, molto importante, dell'incertezza determinata dai recenti provvedimenti legislativi statali, pertanto ritengo che sia positivo che la nomina del direttore generale sia sganciata dal sistema normativo statale, almeno per un periodo di tempo, in modo da permettere un'analisi e una rendicontazione generale della situazione. E' chiaro che se passerà il disegno di legge Morandini bisognerà vedere se tale concetto verrà accettato a livello romano, laddove non ci sono le idee chiare, perché proprio si ricorda che prima, con il decreto legislativo 502 del 1992, il direttore generale veniva nominato pescando da un apposito elenco nazionale istituito presso il Ministero della Sanità, poi in un successivo decreto, il 512 del 1994, la nomina del dirigente generale è stata data alle Regioni e alle Province autonome, e poi ancora a Roma sono in discussione altri provvedimenti legislativi dove la nomina spetta alle Regioni, però per concorso. Pertanto è inutile insistere, ma comunque si nota proprio un marasma della politica italiana che non porta niente di buono.
Nel progetto di legge Morandini esiste il discorso del passaggio di personale provinciale in capo all'Azienda con livello superiore. Io non condivido questo, proprio per fatto di dubbia legittimità del provvedimento. Questo per quanto riguarda il progetto di legge numero 19.
Il progetto di legge De Stefani introduce la direzione igiene e sanità pubblica e rivede le tre direzioni all'interno dei servizi centrali in tema di prevenzione e informazione. Anche questo progetto di legge abolisce il consiglio di amministrazione, pertanto è condivisibile, e amplia le competenze del comitato per la programmazione sanitaria, con una riduzione dei componenti da diciassette a dodici. Il compito del comitato per la programmazione sanitaria è esteso a valutare i risultati di gestione dell'azienda con relazione annuale. Reputo positivi questo ridimensionamento e questa estensione di valutazione. Non solo, il progetto legge De Stefani prevede la partecipazione dell'utenza al funzionamento dei distretti sanitari, dopo aver sentito le organizzazioni rappresentative degli utenti e degli operatori del servizio sanitario provinciale. E' positivo questo aspetto del disegno di legge, e positiva è anche, a mio modesto parere, l'abolizione dei consigli dei sanitari degli ospedali di Trento e Rovereto.
Un ulteriore problema, sollevato da questo progetto di legge, è che nel consiglio dei sanitari, che cambierebbe nome in consiglio degli operatori sanitari, deve essere presente una rappresentanza dei medici territoriali. Questo è positivo perché non devono esserci solo medici ospedalieri, ma anche rappresentanti dei medici territoriali, proprio per potenziare quell'immagine e quel ruolo che il medico di base riveste. E' positivo che le decisioni debbano essere prese dalle componenti ospedaliere insieme ai rappresentanti locali, sia degli utenti che degli amministratori. A proposito di medici di base è importante scoraggiare presso gli stessi la politica delle facili prescrizioni, e a tal riguardo potrebbe essere importante proporre degli incentivi ai medici del territorio, finalizzati a contenere le richieste eccessive e non giustificabili di ricoveri, accertamenti diagnostici e di prescrizioni farmaceutiche.
L'altro disegno di legge, il numero 23, del consigliere Taverna, prevede anch'esso l'abolizione del consiglio di amministrazione, però prevede, in aggiunta al direttore generale, il direttore sanitario e il direttore amministrativo, proprio come figure di ausilio al direttore generale. Sono figure obbligatorie nella legislazione nazionale e a tal riguardo io direi che per il momento si potrebbe non prevedere tali figure, sia per un lato di spesa ulteriore che verrebbe a sostenere l'Azienda, sia per dar tempo all'Azienda stessa di assestarsi e magari tra sei mesi, un anno, riverificare la situazione: questo proprio per valutare l'opportunità se creare o meno queste due figure istituzionali. Un altro argomento positivo di questo progetto di legge è quello del servizio di sanità pubblica veterinaria, in un'ottica di aumento e potenziamento della prevenzione, che non bisogna dimenticare. Altro argomento importante è il servizio di emergenza con una centrale operativa a Trento, alla quale fanno capo le varie zone territoriali. Non condivido che in ogni distretto sanitario sia istituito il consiglio dei sanitari, da dieci a quindici membri, proprio per un fatto di aumento di burocrazia, c'è già il consiglio dei sanitari con esponenti della periferia, e in questo caso sarebbe opportuno integrare nel disegno di legge che magari nascerà, io spero, unitario, proprio la proposta fatta e contenuta nel disegno di legge De Stefani, valenza agli esponenti medici periferici, non solo medici ma anche degli utenti nella periferia.
Per quanto riguarda l'azienda ospedaliera di Trento e Rovereto, l'Azienda unica, questo è un problema a cui personalmente non so dare una risposta, proprio perché ho dei dubbi di costo: c'è già una struttura ben definita dove c'è il direttore generale, il collegio dei revisori dei conti, e dicevamo prima che il direttore amministrativo e il direttore sanitario potranno essere figure istituzionali che potranno nascere, magari dopo un periodo di prova: non saprei se giudicare positivamente e negativamente il fare un doppione.
Avevo fatto uno schema relativamente alla proposta di legge Taverna, e vedo che ci sono delle proposte innovative, o almeno importanti: per esempio, nella struttura organizzativa dell'Azienda ospedaliera di Trento e Rovereto, c'è il servizio di diagnosi e cura dove tale servizio propone prestazioni di diagnosi e cura in camere a pagamento, e dopo fornisce anche ai distretti sanitari le prestazioni specialistiche, che secondo me appunto bisognerebbe potenziare. Per quanto riguarda il servizio per l'emergenza sanitaria, il progetto di legge Taverna prevede l'erogazione di prestazioni d'urgenza, anche con l'elisoccorso, in un coordinamento di interventi a livello centrale, avendo una centrale operativa di coordinamento in quel di Trento. Importante, anche in questo caso, l'utilizzo delle associazioni di volontariato con autorizzazioni in base alle convenzioni.
Come dicevo prima è un argomento molto complesso, con una miriade di sfaccettature. Io potrei esprimere dei desideri, per esempio, vorrei che la sanità funzionasse. Inoltre mi piacerebbe vedere tutta la gente sana, non costretta a ricorrere a cure mediche, ospedaliere, di pronto soccorso. Mi piacerebbe che ogni malattia avesse una cura, però purtroppo la realtà è diversa. E' una realtà, per certi versi, traumatica. Mi piacerebbe non vedere le code agli sportelli per il pagamento dei ticket o per il ritiro dei referti, ed ancora di più mi piacerebbe che la gente non pagasse il ticket, però la realtà è differente, è diversa. Mi piacerebbe che non ci fossero beghe tra i primari, perché la continua litigiosità compromette il buon funzionamento dei reparti. Mi piacerebbe sapere che gli strumenti non sono allocati nelle cantine e magari inutilizzati; mi piacerebbe che quando si va in ospedale si vada per curarsi e non per ammalarsi; mi piacerebbe che la gente trovasse gentilezza, premura, alle volte speranza e conforto all'interno della realtà ospedaliera e sanitaria in generale. Vorrei anche che gli ospedali periferici avessero una importanza maggiore, ritengo che non si debba provvedere alla soppressione, ma si debba puntare verso una riconversione specialistica degli ospedali periferici.
Porto l'esempio dell'ospedale di Cavalese, che l'assessore Morandini conosce bene, e che è stato un ospedale voluto e costruito dalla gente del posto, dalla collettività locale, perché la loro vita presentava dei disagi e presenta ancora dei disagi derivati dal vivere in montagna, dalla viabilità difficile. Vorrei appunto che gli ospedali periferici avessero un ruolo diverso, più importante, proprio perché sono un filtro per gli ospedali superiori, tenendo in considerazione che certi ospedali, periferici appunto, potrebbero aver potenziate alcune specializzazioni, vedi Tione e Cavalese per quanto riguarda la traumatologia e l'ortopedia, anche perché sono ubicati fra le montagne e potrebbero decongestionare gli ospedali cittadini. Una segnalazione vorrei fare all'assessore Morandini, un'osservazione più che altro, pervenutami da personale della sanità, per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro. Mancano persone preposte proprio per l'organizzazione del lavoro. Alle volte bastano delle righe per terra per semplificare la vita a tutti i cittadini e agli operatori sanitari; per esempio riga rossa si va verso il pronto soccorso, riga verde verso il reparto radiologia. Gli ospedali periferici devono garantire la salvaguardia della salute di chi abita nel territorio e di chi occasionalmente vi si trovi, basta pensare ai turisti. Ci sono delle zone, per esempio Val di Fiemme e Val di Fassa, in cui la popolazione triplica, arriva fino a centomila abitanti. Pertanto bisogna trovare un'organizzazione che abbia soluzioni per l'urgenza e l'emergenza e, in un contesto più vasto, la patologia di base e le prestazioni specialistiche.
Il pronto soccorso deve essere potenziato, e così la guardia medica. Proprio oggi sul giornale, a proposito di guardia medica, viene sollevato il problema proprio per la ventilata soppressione del servizio in una valle periferica, la Valle del Primiero; e si elogia il dottore che in quell'occasione è intervenuto solertemente, nel pieno della notte, per salvare la vita di una persona. E' molto importante l'esistenza della guardia medica, soprattutto in una valle periferica, pertanto certi tagli dovrebbero essere effettuati in altre direzioni e non in queste, molto importanti per la salute del cittadino. Parlavo di pronto soccorso come filtro per mandare il malato giusto all'ospedale giusto, e parlavo di prestazioni specialistiche che, se con raziocinio sono gestite, potrebbero appunto spostarsi sul territorio partendo dal centro. E' importante la qualifica continua degli operatori sanitari, pertanto è importante obbligare alla partecipazione di corsi di aggiornamento, di congressi, di seminari ed altro, e soprattutto bisogna facilitare il rapporto continuo tra operatori territoriali, appunto i medici di base, e gli operatori ospedalieri.
Sempre nel contesto della sanità periferica bisognerebbe potenziare il day hospital, ed anche, in certi centri, la dialisi vacanze per esempio, per avere dei maggiori introiti per l'ente ospedaliero. Mi sembra che ogni dialisi vacanze costi quattrocentomila lire, pertanto potrebbe essere un ulteriore sostegno alle finanze provinciali.
Bisogna raggiungere due obiettivi, fondamentalmente: il primo, secondo me molto importante, è quello di non instaurare sfiducia nella gente, pertanto le strutture sanitarie non devono presentarsi alla gente con lacune, o beghe tra primari, e con casi poco piacevoli. L'altro obiettivo è quello di prevenire informando, perché conseguentemente c'è anche un risparmio nella spesa sanitaria. L'altro giorno, 7 luglio, abbiamo incontrato come minoranze il direttore generale Nicolai e il direttore al bilancio De Biasi, insieme all'assessore Morandini, ed abbiamo analizzato i primi tre mesi dell'Azienda sanitaria provinciale. E' stato detto che l'obiettivo di bilancio è quello di ridurre i costi generali che sono molto alti e che prossimamente ci sarà una revisione del piano sanitario, probabilmente entro il 30 settembre 1995. E' stato riferito che ci sarà un aumento di costi non controllabili, pari a circa ventuno miliardi; ci sono undici miliardi di fondo di riserva e - e questo è importante, secondo me, è una cosa positiva - sono stati evidenziati dei risparmi su base annua di dieci miliardi. Anche pochi magari, però rinegoziando i contratti di pulizia, e riorganizzando - mi sembra di aver capito - i laboratori pubblici senza abbassare la qualità del servizio, verrà rinegoziato il servizio di informatica, pertanto siamo sulla strada buona. E' certo che servono ancora dieci miliardi e mezzo, se consideriamo il fondo di riserva di circa undici miliardi. Pertanto bisognerà andare in questa direzione e cercare di recuperare altri fondi, senza incidere sulla qualità del servizio offerto. Importante è il discorso della trattativa con l'Enel per rendere più estensiva la normativa di cessione dell'energia alla Provincia per l'utilizzo pubblico.
Pertanto, voglio dire che anche se sono minoranza bisogna dare atto a certi provvedimenti che vanno, secondo me, nella direzione giusta. Con queste considerazioni io sono arrivato ad una conclusione, dicendo che i tre disegni di legge sono stati presentati più di sei mesi fa, e che sarebbe opportuno recuperare in tutti e tre i disegni di legge le componenti positive che ho espresso prima. Il suggerimento di rinviare in Commissione legislativa i tre disegni di legge, secondo me, potrebbe essere recepito dall'Assessore in modo che tra qualche mese, magari in settembre, anche con il nuovo piano sanitario provinciale, si possano in maniera definitiva apportare le modifiche essenziali appunto alla legge numero 10 del 1993. Grazie.