SEDUTA DEL 20 DICEMBRE 1995

a) Disegno di legge n. 80: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 1996 e pluriennale 1996-1998 della Provincia autonoma di Trento"

b) Disegno di legge n. 81: "Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l’esercizio finanziario 1996 e bilancio pluriennale 1996-1998"

DELLADIO: Grazie, signor Presidente. Egregi colleghi, penso sia doveroso, prima di entrare nello specifico dell’odierna finanziaria, un momento di riflessione sulle promesse fatte e sul mandato datoci dagli elettori nel non lontano 1993, momento in cui tutti noi siamo stati eletti. Avevamo promesso un cambiamento di rotta, riforme coraggiose, non certo i pannicelli caldi che hanno caratterizzato l’ultimo decennio politico provinciale. Gli stessi elettori, con ancora più forza, hanno indicato nelle elezioni politiche del 1994, anche a noi consiglieri provinciali, la volontà di cambiamento non ancora ottenuto, però, né a livello nazionale né a livello provinciale. Penso che almeno su questo tutti concorderete, vista la situazione in cui questa Giunta e questo Consiglio hanno operato e tutt’ora operano, chiusi nei giochi di palazzo, di potere, lontani dai bisogni, dalle reali necessità della gente, delle categorie economiche, della collettività. Se la finanziaria, come da sempre avviene, rappresenta l’atto più squisitamente politico nell’azione di governo, proprio perché con essa si decide quanto e come prelevare, quanto e come spendere, quanto e come percentualmente favorire le varie classi sociali ed economiche, proprio perché si programma l’attività futura della nostra Provincia e si prefigurano gli scenari a venire, è opportuno domandarsi come sia possibile approvare o meglio discutere un documento politico così importante se chi lo presenta, e sarà chiamato a gestirlo e realizzarlo, non rappresenta ancora una maggioranza reale, ma solo quello che fu o che forse sarà. Basti pensare alla mozione bocciata l’altro giorno da diciotto consiglieri, tra i quali abbiamo visto che ci sono dei consiglieri che dissentono per la maggioranza nuova venutasi a creare; e l’abbiamo visto anche, per ben due volte, nella mancanza di numero legale in quest’aula. A questo punto è doveroso, per la necessaria chiarezza, che, se esiste una maggioranza chiara, favorevole alla manovra, questa prima esca allo scoperto e poi si assuma la responsabilità dell’azione di governo. Se invece non esiste, o esiste solo per mantenere posizioni acquisite, senza reale progettualità e consenso politico, e si deve prolungare la legislatura con continue, ambigue mediazioni, senza riuscire ad avere una reale azione di governo, come finora è stato, allora nel rispetto degli elettori è meglio, senza indugi, restituire a loro la parola tornando a votare. Sicuramente questo sarebbe il male minore.

Non è ammissibile, infatti, che si continui a non governare, come sinora fatto, nascondendosi ancora dietro inutili finzioni, o, ancora peggio, dietro una Giunta blindata: sarebbe un danno grave per la collettività trentina, ancor più di qualsiasi altra soluzione. Non è tollerabile, comunque, in siffatta situazione politica, solo ipotizzare di discutere un documento così importante senza una reale maggioranza chiara e visibile ai cittadini, che sappia non solo proporsi, ma assumersi le proprie responsabilità. E’ indecoroso questo gioco di tirare la pietra e nascondere la mano, questa è un’indegna farsa e sta durando troppo a lungo. Non ci si può permettere il lusso di continuare a perdere tempo, facendo giochi di palazzo e non governando, come finora è stato fatto; tanto meno è decoroso farsi imporre, come più volte ho ribadito in quest’aula e in aula regionale, scelte di campo già precostituite in sede romana per posizioni preelettorali dai nostri cugini dell’SVP, con un partito che predicando il nuovo si comporta ormai da tempo peggio del vecchio. Se PATT, Lega e gli ex consiglieri della Democrazia Cristiana pensano di poter governare recuperando qualche altro voto in quest’aula, formino da subito il governo, si dichiarino, se ne assumano le responsabilità, ponendo termine a questa farsa; successivamente votino la finanziaria, ma evitino di continuare questo triste balletto, che nulla giova alla collettività e all’economia trentina. Mi sia consentito dire che gli auspici per questa nuova maggioranza, questa nuova Giunta, non sono i migliori, vedendo il nuovo raggruppamento che si sta delineando e vedendo i nuovi personaggi che dovrebbero subentrare ad altri, e che l’altro ieri, togliendosi la maschera per l’ennesima volta, hanno a tutti dimostrato il loro nuovo modo di far politica, caratterizzato solo da insulti, offese e vacui proclami che in certi passaggi ricordano tempi cupi e lontani.

Venendo ora nello specifico, motiverò brevemente il perché questa finanziaria non può essere votata favorevolmente. Questa manovra non ha nulla di innovativo, non riflette le promesse e le aspettative della gente, delle classi sociali, come di quelle economiche. Siamo infatti di fronte ad una manovra puramente ragionieristica, priva della necessaria progettualità nell’avviare ed attuare programmi: in essa si notano dilazioni, rinvii, non si cerca di entrare nel merito di specifiche priorità e tempi di attuazione. Essa non sa dare seguito agli impegni, manca di idee, ed evita accuratamente di entrare nel merito dei problemi, anche in quelli in cui è ampio il consenso della popolazione. Caso tipico, che emerge in maniera preponderante, è il tanto declamato contenimento della spesa pubblica nel comparto lavoro. Conosciamo perfettamente lo squilibrio occupazionale esistente tra pubblico e privato, le difficoltà delle imprese nel reperire manodopera, le disfunzioni, per non dire altro, dell’Agenzia del lavoro. Non è pertanto accettabile che in una provincia di quattrocentomila anime ci sia una così ampia presenza di personale pubblico non produttivo e che ci si permetta in questa finanziaria di parlare di rimpiazzare le dimissioni di personale per turn over. Appare evidente, anche allo sprovveduto, che tale situazione è derivata dalle necessità di bilancio provinciale: infatti, se non ci si trovasse di fronte alle note necessità di restrizione, questo obiettivo sparirebbe, a dispetto delle esplicite dichiarazioni di intenti e non mancherebbe chi apprezzerebbe, giustificherebbe, auspicherebbe, ulteriori espansioni occupazionali pubbliche. Non è certo così che si riorganizza funzionalmente l’apparato pubblico, che si pongono le premesse per riportare l’efficienza e la buona operatività dei servizi. Solo tramite la semplificazione legislativa, la sburocratizzazione, si ha la capacità di rendere esuberanti le risorse di lavoro oggi presenti, poiché è cosa nota a tutti che non è certo tramite l’ampliamento di strutture che si migliora l’organizzazione, quando probabilmente è già in esubero, anzi, quasi sicuramente questo elemento può essere un forte freno alla razionalizzazione delle risorse e alla necessaria riorganizzazione. Rispetto alla tanto sbandierata razionalizzazione all’interno della pubblica amministrazione, assistiamo, al contrario, ad un ingiustificabile potenziamento ed è pertanto necessaria una decisa presa di posizione che blocchi nella maniera più assoluta il turn over. E’ peraltro inconcepibile che, dopo le enunciazioni di principio emerse nel programma di sviluppo, si assista ad un aumento della spesa corrente, al netto delle nuove competenze, del 3 e mezzo per cento, con un incremento in assoluto della stessa voce per un importo di circa trentuno miliardi. E’ inammissibile che l’incremento della spesa del personale aumenti del 6 per cento circa, creando effetti a cascata su tutti i soggetti o enti che si ricollegano alla finanziaria. La stessa spesa sanitaria, dopo i proclami di razionalizzazione, derivata dalla nascita dell’Azienda sanitaria provinciale, è aumentata. Preoccupano un poco il ridimensionamento della spesa in conto capitale, per una percentuale che quasi sfiora il 7 per cento e che denuncia in termini monetari un decremento di centoventisei miliardi.

Entrando poi nel merito degli investimenti, se da un lato nel programma di sviluppo sono evidenziati alquanti progetti strategici, al lato pratico, con il documento che andiamo a discutere, si può rilevare il marginalismo in cui i settori economici sono stati lasciati, sia nella forma che nella sostanza. Qualcuno potrebbe obiettare che si vuole, in questo modo, privilegiare gli interventi di contesto, piuttosto che gli incentivi diretti, ma nella sostanza, che è poi quella che conta, salta subito all’occhio il progressivo ridimensionamento sia degli incentivi che degli interventi, non proponendo nulla per un miglioramento amministrativo, organizzativo, infrastrutturale, necessario per un equilibrato sviluppo economico provinciale. Proprio in questo contesto non si è tenuto conto degli oneri aggiuntivi, che tutte le aziende operanti in tutti i settori economici si sono trovate a contrastare in questo periodo: esborsi considerevoli per ottemperare la legge sulla sicurezza delle imprese in adeguamento alla normativa europea, concordato di massa ed i soliti balzelli di fine anno, che sicuramente hanno appesantito la situazione finanziaria delle nostre imprese.

Non voglio in questa sede entrare nel merito dei problemi, non sta a noi in questo contesto dire se siano giusti o sbagliati, invece stava e sta a noi oggi considerare se la nostra economia, grandemente formata da microaziende, non poteva essere aiutata per lo sviluppo economico ed occupazionale con una politica economica che aiutasse le nostre imprese a darsi strutture idonee e competitive, a rilanciare il mercato infrastrutturale, anche in considerazione dei vantaggi derivati dalla legge Tremonti. A mio giudizio, si è persa una valida occasione per sfruttare positivamente le varie situazioni, che sicuramente nel medio termine avrebbero ravvivato la nostra economia in tutte le sue sfaccettature e si è invece preferito penalizzare il settore economico, restringendo ed applicando tagli senza alcuna preoccupazione, in maniera autolesionistica, non considerando come questo settore sia anche importante nel bilancio provinciale, implementando le entrare in maniera consistente. Ma, si sa, la "sovietizzazione" del suolo trentino necessita di questo ed altro, anche riuscendo ad ammazzare le galline dalle uova d’oro. In quest’ottica, questo atteggiamento è sicuramente capibile, non certo condivisibile, ma non vi è comunque sicura congruenza fra le enunciazioni di principio e la politica finanziaria reale e non si intuiscono volontà e prospettive reali in grado di rendere competitivo il tessuto economico trentino. So perfettamente che si vorrà addurre la scusante con la pretesa di ottemperare a disposizioni CEE, però, signor Presidente, perché si va a destinare il residuale di spesa e di investimenti solo e sempre alla gestione di organizzazioni e strutture che operano sotto il controllo pubblico o para pubblico?

Quello che appare, e spiace dirlo, in questa finanziaria - mi sembra di averlo già evidenziato - è la completa mancanza di strategia e volontà, o capacità, progettuale. Bisogna intervenire innanzitutto dal lato dalla spesa pubblica, piuttosto che con interventi occasionali attraverso politiche di riforme e di razionalizzazione della stessa. E’ necessario sostenere lo sviluppo dell’economia, anche per ottenere un contributo maggiore attraverso il conseguente gettito fiscale, soluzionando i problemi della finanza pubblica con una revisione della politica economica fin qui adottata, ridistribuendo le risorse secondo nuovi principi e necessità. La sburocratizzazione è elemento fondamentale, non più procrastinabile per incidere nella razionalizzazione e riorganizzazione della struttura provinciale. Un intervento minimale è il blocco assoluto, come ho richiamato poc’anzi, del turn over, come primo elemento di cambiamento. Ciononostante, non è sufficiente, e nel prosieguo è necessario incidere anche in fase legislativa, per non dar adito alla burocrazia di alimentare se stessa. Elemento chiarificatore di quanto affermo sono le leggi a sostegno delle categorie economiche, che sono impregnate di elementi burocratici, inutili e dannosi e che in certi casi frenano la classe imprenditoriale, grazie a molti paletti disincentivanti, a mio giudizio, creati ad hoc sia per una maggiore discrezionalità nel concedere che per disincentivare gli uni a favore degli altri.

Questa non può non essere volontà politica. Nella documentazione profusaci, e precisamente nell’analisi della spesa per centri di responsabilità, lei, signor Presidente, evidenzia la ricerca della trasparenza e della riclassificazione del bilancio. Concordo sullo sforzo, ma oserei dire che non è certo riuscito. Se, come è evidente, troviamo molti capitoli di spesa in cui per certi settori specifici sono esaustivi, per altri ben più fortunati e con voci specifiche proprie si permette di attingere. Questo sistema, già da anni favorisce finanziamenti maggiori a certi comparti, che possono così realmente implementare le loro voci di spesa e di finanziamento a danno di altri. Non trovo corretto, dal punto di vista formale di presentazione del documento finanziario, permettere tale logica, che non aiuta ad avere la necessaria chiarezza e trasparenza. Posso certamente condividere l’intendimento di ciascuno, secondo le proprie ragioni politiche per favorire certi settori economici, e la finanziaria è anche comprensiva di questo momento, nell’indirizzo progettuale di politica economica, come ho affermato poc’anzi, ma la chiarezza è buona cosa, se si è convinti delle proprie idee, facilita il dibattito, pertanto è corretto evidenziare tutto nella sua completezza e non perseguire vecchie logiche che si ipotizzava fossero ormai superate.

Per concludere il mio intervento, desidero fare due considerazioni: questo bilancio non è altro che la continuazione, con le opportune modifiche derivate da problemi finanziari, della ormai vetusta politica; è solo un lavoro ragionieristico, non sicuramente innovativo e progettuale, ma che, specialmente in politica economica, rispecchia la volontà e gli indirizzi dell’ultimo decennio. Credo converrete con me che i tempi sono cambiati, e le esigenze pure. La seconda considerazione è prettamente politica e tocca il PATT e il suo capogruppo, collega Tretter. Mi rivolgerei volentieri al collega Tretter, ma non è presente, comunque ci sarà chi riferirà allo stesso. Collega Tretter, ho apprezzato il suo intervento pomeridiano di ieri 19 dicembre, in cui affermava le posizioni politiche del suo partito e diceva di avere consegnato a tutte le forze politiche il nuovo programma condiviso dai suoi nuovi alleati. Ne prendo debitamente atto, proprio perché a Forza Italia e a me nulla è pervenuto, se non messaggi trasversali o giornalistici, che non si possono confondere con confronti e consultazioni. Al Presidente Tretter e al PATT chiedo o chiediamo - e lo faccio a nome del coordinamento delle forze moderate e autonomiste che unisce a Forza Italia il CCD e la CDU - una chiara scelta di campo, fondata sui comuni valori, una scelta che sia da tutti comprensibile e si sostanzi nella immediata apertura di un confronto politico, programmatico con Forza Italia, CCD e CDU per valutare l’ipotesi di una comune azione a difesa del Trentino moderato e autonomista, legato ai valori della nostra gente ed alternativo alla sinistra. Su questo appello chiediamo una risposta non equivoca ed immediata, e solo in base ad essa determinerò il mio atteggiamento in quest’aula. Vi ringrazio.